UN'ESTATE IN GIALLO

Alessandro Peressinotto
Treno 8017

"Rimasti soli, Adelmo e Berto si guardarono come indecisi. Iniziata quasi per scommessa in trattoria, quella ricerca li aveva portati sul luogo del delitto. Che bell'espressione! Luogo-del-delitto: quando lo leggevi sui giornali ti risuonava in testa come un'unica parola dal tono tecnico, burocratico, privo di sfumature e di emozioni. Ma ad esserci era diverso, posare i piedi nel punto esatto dove qualcuno aveva spaccato il fegato a un altro era diverso, stare lì, davanti a quel sangue che macchiava l'intonaco era un'altra cosa."

Balvano (Potenza) 1944. Torino, 1946. Napoli, 1946. Bergamo, 1946. La vicenda si svolge tutta in questi luoghi e in questi anni. In particolare sono le strade delle città a fare da sfondo alla storia. Sono i quartieri del primissimo dopoguerra, in cui la vita sta cercando di riprendere ritmi normali, ma in cui è ancora difficile ricostruire esistenze serene. È il caos dei palazzi distrutti, della miseria profonda, delle vendette trasversali: un clima che Perissinotto ricostruisce come se lo avesse davvero vissuto. Così come ben racconta un'Italia ancora divisa dai dialetti e dalle usanze molto differenti: un nord freddo, chiuso, la "riservatezza gelosa" di Torino, i giudizi duri di un mondo "calvinista", che contrastano con i colori e l'espansività di Napoli, "una città capovolta, dove il dentro e il fuori si erano scambiati di posto: l'intimità delle case usciva in strada e si faceva pubblica" e dove si mangiava un piatto ancora quasi sconosciuto al nord: la pizza.
Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria incappato, come molti altri in quel periodo storico, nella epurazione post-fascista. Giovanni Monticone è un ferroviere di 46 anni che vive nel quartiere di Porta Palazzo: viene trovato assassinato nel giugno del 1946. Baudino legge la notizia sulla Stampa e si dispera: Giovanni sarebbe stato l'unica persona che avrebbe potuto scagionarlo da infamanti e ingiuste accuse.
Adelmo ha un amico, Berto, figlio di un notaio importante della città. Con l'aiuto di Berto, anch'egli ex-ferroviere epurato, prima quasi per gioco cenando in una "tampa lirica" ("osterie dove tenori e tenorini andavano a esibirsi per il solo gusto di farlo, sognando il palcoscenico della Scala"), ma a mano a mano sempre più con passione da vera indagine, Adelmo cerca di ricostruire le circostanze della morte di Giovanni. Cosa lega questo omicidio a quelli di altri ferrovieri avvenuti in circostanze molto simili? Cosa unisce Giovanni a Monticone a Raffaele Piracci e Pasquale Pepe? "C'è qualcuno che sta ammazzando i ferrovieri e Giovanni Monticone lo sapeva; teneva questo articolo appeso alla porta come una sorta di monito continuo, come se si aspettasse di finire anche lui come il signor Piracci Raffaele, come se avesse bisogno che qualcosa gli ricordasse di fare attenzione ogni volta che usciva". Adelmo saprà affrontare il rischio e il mistero che gli si sta parando di fronte?

Treno 8017 di Alessandro Peressinotto casa
227 pag., Euro 9.00 - Edizioni Sellerio di Giorgianni (La memoria 576)
ISBN 88-389-1878-3

Le prime righe

I

Balvano (Potenza), notte tra il 2 e il 3 marzo 1944

"Pieno carico questa notte!".
"Ogni volta è così: cominciano a salire 'ncopp'o treno a Portici e a Salerno ci sta già la folla; dopo sono assalti all'arma bianca ogni volta che rallenti". "Bisognerebbe sbatterli giù tutti; 'stu treno è un merci, ci stanno dei regolamenti".
"Eh, hai voglia coi regolamenti; ma lo sai tu quanti treni passeggeri passano su questa linea?".
"No".
"Due la settimana. E ti pare che con due treni alla settimana tutti sti cristiani possono campare?".
" Hai ragione pure tu. Io scendo a buttare dentro un po' di carbone, che mo' arriviamo alla galleria in salita".
"Galleria Dell'Armi si chiama. Ecco, ci siamo dentro".
"Ih, 'cca sta già pieno 'e fumo, si fatica a respirare".
"Resisti che è ancora lunga. Due chilometri quasi".
" Perché caspita rallenti ? ".
"Non ce la fa, stiamo perdendo trazione. Spala, santo dio, spala".
"Qui il focolare è pieno, controlla 'a pressione".
"È al massimo".
"Ma stiamo quasi fermi; qui si soffoca".
" Santa madonna quanto fumo. Torniamo indietro, dài il segnale a quelli della macchina davanti, fischia su".
"Speriamo che abbiano capito. Ehi, voi della 480, leva indietro! Si torna fuori, qui ci sta troppo fumo! ".
"Leva indietro, forza".
" Perché non si muove?".
"È bloccato, pare frenato".
"Mi sento male, dammi una mano..."
"Arrivo, aspetta... "

© 2003 Sellerio Editore


L'autore

Alessandro Peressinotto (Torino, 1964) insegna nell'Università di Torino. Ha pubblicato i polizeschi L'anno che uccisero Rosetta e La canzone di Colombano.


Di Giulia Mozzato


1 agosto 2003