UN'ESTATE IN GIALLO

Renato Di Lorenzo
L'assalto

"Il buio era calato su quel tumulto, su chi aveva voluto scatenare quelle emozioni e su chi le aveva vissute. Tutti gli attori dormivano. In loro al momento non c'era attesa delle prossime mosse. Tutto era dimenticato, per il momento. Il gioco sarebbe ripreso, all'indomani, da dove la notte aveva imposto che terminasse."

Il nome del protagonista, Samuel Monk, non deve ingannare: non ci troviamo di fronte al solito giallo di un autore italiano che (almeno così avveniva anni fa) ambienta la sua storia negli Stati Uniti imitando i più noti autori americani. Samuel è impiegato al consolato Usa di Napoli e non è per nulla entusiasta del lavoro che svolge, anzi si aspetta dalla vita qualche cambiamento, qualche novità che sia in grado di affrancarlo da un capo spietato che non riesce più a sopportare, dai meccanismi e dalle dinamiche competitive dell'ufficio. Il clima in questo "territorio americano" è quello che si è creato dopo l'11 settembre: grande sospetto per tutti, un nazionalismo rafforzato e molta durezza nei confronti di quelli che sono giudicati pericolosi nemici. E così quando un tal Benedetto Croce, un omonimo del filosofo, prodigo di consigli ed entusiasta delle possibilità date dalle nuove tecnologie gli propone nuove soluzioni professionali (diventare trader, lavorando in solitudine), Sam appare entusiasta. Ma la finanza non è un mondo così tranquillo come il rosso ragazzo americano credeva, iniziano infatti subito i guai e se si pensa che a intrecciarsi tra loro sono uomini della camorra e terroristi...
Insomma emergono le due facce di Napoli, quella avvolgente e protettiva e quella oscura e densa di pericoli. Di Lorenzo sa, con competenza, non solo offrici un giallo "finanziario" estremamente credibile, ma anche una bella passerella di personaggi autentici nella loro contraddittoria tenerezza e crudeltà.

L'assalto di Renato Di Lorenzo
289 pag., Euro 16.00 - Edizioni Mondadori (Omnibus italiano)
ISBN 88-04-51586-4

Le prime righe

1

Chi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta
deve tener presente il fatto che gli stipiti sono duri.
Robert Musil

Il suo nome era Benedetto Croce, ma non era il filosofo.
Il padre, Salvatore Croce, aveva deciso di chiamarlo Benedetto. A Napoli, a quell'epoca, il filosofo era preceduto in graduatoria solo da san Gennaro e dal comandante Lauro.
Anche quella sera la massa di don Benedetto era depositata al tavolino del caffè Caflisch. L'ora della chiusura ormai si avvicinava. Presto avrebbe dovuto avviarsi per le strade solitarie.
Nell'attesa stava ancora elaborando un pensiero.
Samuel Monk nel pomeriggio gli aveva posto il quesito. Don Benedetto si era affezionato a quel giovanotto americano, capelli rossi e occhiali tondi, il viso cosparso di efelidi.
"Perché il mio capo è... e..."
Samuel non aveva saputo aggiungere altro.
Don Benedetto aveva capito la domanda e conosceva la risposta. Aveva fatto una pausa guardandosi in giro come se stesse scegliendo le parole. "Sam, noi ci portiamo dentro un archetipo. Così si chiama: archetipo. Proviene dalla notte dei tempi, dal nostro passato animale." Don Benedetto, si sa, partiva sempre deciso. "È la gerarchia. Tutta la nostra società è organizzata su questo archetipo. Ci devono essere i capi e quelli che non sono capi. E questo archetipo è così forte, così radicato, che essere capo di qualcuno che non è capo diventa l'obiettivo supremo per gente che non tiene talento e, credi a me, la maggior parte della gente non tiene talento."

© 2003 Arnoldo Mondadori Editore


L'autore

Renato Di Lorenzo (1944), genovese di adozione, laureato in Ingegneria elettronica, ha ricoperto incarichi di alta dirigenza in grandi imprese, ed è stato successivamente consulente di importanti gruppi bancari nell'area finanza; quest'ultima attività lo assorbe prevalentemente tuttora. Ha insegnato nelle Università di Genova e Bologna, e porta avanti anche una intensa attività scientifica, con pubblicazioni sulle maggiori riviste internazionali. Il suo indirizzo di posta elettronica è rdlea@libero.it


Di Grazia Casagrande


1 agosto 2003