FORME DIVERSE DEL NARRARE

Alessandro Zaccuri
Milano, la città di nessuno

"Sono le parole che contano, le visioni affidate ai libri, le voci che ti attraversano la testa come una scarica elettrica venuta dal nulla. Il corpo della città, quello sì che sarebbe importante. Se la città ricordasse ancora di avere un corpo a cui appartiene."

Milano, città di nessuno: Milano, città di morti. Tanti sono i lutti che questa città non sa piangere, che tenta di cancellare e di nascondere dietro al rumore del traffico, alle luci eccessive delle vetrine, alla ricchezza insultante che mimetizza la povertà che avanza. A ricordarli, a sentirne le voci attraverso il silenzio dato dagli anni o dai giorni trascorsi dalla loro scomparsa, è un "reportage visionario", è uno scrittore, Luciano Bianciardi, che ne La vita agra aveva avuto il presentimento o la premonizione, di un'esplosione che avrebbe distrutto qualche grande palazzo di una città che non poteva non essere Milano. Quarant'anni dopo, e precisamente il 18 aprile 2002, un piccolo aereo si schianta contro il grattacielo Pirelli e tra la polvere, il terrore e le grida di soccorso, appare la sua figura che osserva in disparte la scena. Sarà lui, e passi del suo libro, che condurranno il lettore attraverso la città in un itinerario continuamente sospeso tra attualità e storia, tra letteratura e cronaca, tra angoscia e riflessione. In questo vagare Bianciardi avrà alcuni incontri: alcuni entreranno nella vicenda come reali (la vecchia esile signora accompagnata dalla badante filippina), altri saranno puri collegamenti logici o analogici (Bartolo Cattafi, poeta e Domenico Quaranta, muratore), saranno bombe esplose o immaginate, sarà la "gigantessa" di Scerbanenco, saranno i non milanesi che hanno reso grande la città in cui hanno vissuto. E ricordando le parole di una canzone di Gaber, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce, Zaccuri intuisce che l'attivismo frenetico, le facce stanche e il culto del denaro sono tutte l'espressione esasperata dello stesso male di vivere che da tempo (e solo gli scrittori lo avevano intuito) tiene prigioniera questa città di nessuno.

Milano, la città di nessuno di Alessandro Zaccuri
118 pag., Euro 10.00 - L'Ancora del Mediterraneo (Odisseo n.12)
ISBN 88-8325-092-3

Le prime righe

La paura è imprigionata in via Vitruvio come vento caldo nella gola di un crepaccio. Dicono che ci sia un altro aereo sopra la città. Dicono che la Stazione centrale è già stata evacuata, chiusa la metropolitana. Dicono che ci siamo, è come a New York. Anzi, no: è New York, ci siamo, Ground Zero e piazza Duca d'Aosta, uno vale l'altro, ci siamo.
Uomini e donne corrono lungo via Vitruvio. Lontano dal grattacielo in fiamme. Oppure verso il grattacielo in fiamme. Per cercare rifugio o per portare soccorso, ma corrono. Cavie in gabbia, criceti alla ruota del proprio sgomento. Corrono, e non si accorgono di quell'unica figura che rimane ferma all'angolo della piazza devastata, proprio davanti a uno dei McDonald's che tengono sotto assedio la Stazione centrale.
Un uomo dall'età aleatoria, il viso sgualcito come il soprabito che gli avvilisce le spalle, gli occhi rassegnati di chi dorme poco, la bocca acida di chi beve troppo. Si accende una sigaretta, come se tutto quel fumo non fosse ancora abbastanza per i suoi polmoni.

© 2003 L'Ancora srl Edizioni


L'autore

Alessandro Zaccuri (La Spezia 1963), milanese d'importazione, è giornalista dell'Avvenire. Ha curato, tra gli altri, testi di Bradbury, Malraux, Dylan Thomas. È autore di Citazioni pericolose: il cinema come critica letteraria.


Di Grazia Casagrande


4 luglio 2003