IL DRAMMA DELLA GUERRA

Manuela Dviri
La guerra negli occhi
Diario da Tel Aviv

"L'unica via alla vita in questo pezzo di terra amato e martoriato è quella del dialogo, del negoziato, della ricerca di soluzioni e di compromessi. Per tracciare dei confini, bisogna parlare e poi ancora parlare fino all'uscita della fumata bianca. Ma per negoziare i compromessi ci vuole tanta forza, purtroppo. Per uccidere basta essere deboli. La vendetta e la morte sono più facili del dialogo, odiare viene più facile che ragionare."

Non è facile parlare del libro di una donna che ha tanto sofferto. Non è facile neppure affrontare il tema della questione palestinese, la tragedia di due popoli e la quotidianità di una convivenza "impossibile". Manuela Dviri ci porta per mano in un viaggio in questo mondo, con una incredibile capacità di analisi. Conosciamo subito la sua famiglia e la sua tragedia perché ha scelto di aprire il volume con alcune lettere incredibilmente lucide indirizzate al Primo Ministro dello Stato di Israele Benyamin Nethanyau nei giorni successivi alla morte del figlio Jonathan, militare di leva, ucciso il 26 febbraio 1998 in territorio libanese da un razzo sparato da guerriglieri hezbollah. Sono lettere in cui tutta la famiglia (il marito e gli altri due figli, un maschio e una femmina) è stretta accanto a questa madre non nell'odio contro chi ha ucciso Jonathan, ma nella disapprovazione, nella condanna nei confronti di chi ha mandato quel ragazzo, poco più che un bambino, a morire per nulla. Questo è lo spirito che pervade queste pagine, quello della convivenza pacifica, del superamento dei rancori e delle differenze, la speranza in una possibilità di futuro che con il ricorso continuo alla violenza non potrà esserci: una protesta costruttiva. Sono testi in gran parte già apparsi in questi anni sul Corriere della Sera, sono pagine di un diario scritto per i lettori italiani, per gli stessi israeliani, per l'autrice, per capire e riflettere da un punto di vista differente da quello che abitualmente ci viene presentato nei reportage e nelle corrispondenze da Israele. Talvolta prevale lo scoramento, la sfiducia, in altri momenti la vita sembra scorrere più normalmente portando con sé una nuova serenità.
Alcune foto chiudono il volume. Sono foto di famiglia, sono le immagini di guerriglieri e di bambini, è la speranza nel sorriso della piccola Gali, la nipotina dell'autrice.

La guerra negli occhi. Diario da Tel Aviv di Manuela Dviri
Introduzione di Gad Lerner
Con uno scritto di Guido Olimpio
158 pag., ill, Euro 12.00 - Edizioni Avagliano (La Memoria e l'Immagine n.10)
ISBN 88-8309-114-0

Le prime righe

LA MEMORIA

PROLOGO

Il 26 febbraio 1998, alle ore 17,15, in territorio libanese muore ucciso da un razzo sparato da guerriglieri hezbollah il soldato Jonathan Dviri (Joni). Era di leva e aveva vent 'anni. Terzo figlio di Avraham Dviri e di Manuela Vitali Norsa, era fratello di Eyal e Michal. Due mesi dopo nasce a Michal una bambina, Gali.

2 marzo 1998

Egregio Primo Ministro Benyamin Nethanyau,

certo non siamo noi i primi genitori che hanno ricevuto la sua splendida lettera di condoglianze.
Lei dice tra le altre cose: "Non dimenticheremo mai ciò che noi dobbiamo a Jonathan e agli altri valorosi soldati che sono morti in nome della patria, e non ci daremo pace fino a che non avremo raggiunto il nostro obiettivo di una giusta pace per il nostro paese e di sicurezza per il nostro popolo,'.
Parole sante, egregio Primo Ministro.
Lei dice anche che è conscio del dolore che è piombato sulla nostra famiglia per la terribile perdita e promette di non dimenticare mai il nostro Jonathan. Davvero?
Davvero lei non dimenticherà mai il nostro ragazzo e tutti coloro che sono morti e moriranno per una "guerra" superflua? E già che ci siamo, quali sono suoi progetti per terminarla, questa "guerra"?
Le infilo nella busta una foto del mio Joni. Era un bel ragazzo, vero?
Me lo guardi bene negli occhi. No, non sposti lo sguardo. Lo guardi bene. Doveva proprio morire? Lei è proprio sicuro che non c'era un'altra scelta?
Attendo con ansia una sua rapida risposta.

Manuela Dviri

anche a nome di Avraham, Eyal, Michai Dviri e della ragazza di Joni, Miri

© 2003 Avagliano Editore


L'autrice

Manuela Dviri Vitali Norsa, nata a Padova nel 1949, dopo il matrimonio si è trasferita in Israele, dedicandosi all'insegnamento. Collabora con alcuni giornali israeliani e, in Italia, con il "corriere della Sera". È autrice di un libro di racconti L'uovo di cioccolata e di una pièce teatrale, Terra di latte e miele, che andrà in scena in Italia per l'interpretazione di Ottavia Piccolo e la regia di silvano Piccardi. Nel 2002 le è stato assegnato il Premio Granarolo per i suoi reportage da Israele, e nel 2003 il Premio Fumagalli.


Di Giulia Mozzato


4 luglio 2003