FORME DIVERSE DEL NARRARE

Caterina Bonvicini
Di corsa

"Alla fine si affeziona sempre ai fidanzati della sua mamma, s'incolla a loro quasi per costringere Marta a rallentare, e magari a fermarsi. Ma ogni volta guadagna soltanto un'assenza in più."

È difficile vivere "di corsa". Si rischia di lasciare per strada molte cose, di dover abbandonare affetti, lavori, amici e chissà cos'altro. Ma una vita "di corsa" è anche molto piena e ricca di imprevisti. L'importante è non prendere troppa rincorsa e andare a sbattere contro le delusioni e i dolori. Sono proprio vite così quelle che ci racconta Caterina Bonvicini, tra famiglie allargate che si dilatano e si restringono secondo il momento, rapporti di coppia molto complicati, illusioni e speranze che si scontrano con la realtà, confusioni di ruoli con figli seri e posati (anche se ancora molto giovani) e genitori stravaganti e stralunati che si comportano come adolescenti. E accanto a ognuno ecco strisciare piccoli animaletti gelatinosi che in vari modi e in varie forme si mostrano e poi scompaiono. Una gelatina che può sembrare "vezzosa e spericolata", che si insinua sotto le lenzuola, che "scodinzola, si allunga come sfoglia, trasformandosi in un serpente, poi si scioglie in una pozzanghera appiccicaticcia e luccicante" per ricomporsi come per magia in un grasso animale. È in questo strano equilibrio tra normalità e non che si svolge tutta la storia, come se l'autrice volesse farci costantemente ricordare che l'immaginazione deve rimanere saldamente ancorata alla quotidianità, per evitare che le nostre vite divengano troppo egocentriche e meschine, troppo "di corsa". In un finale da Blob quella gelatina si ricompatta in modo drammatico espandendosi all'interno di un teatro in cui sono presenti tutti i protagonisti lasciando una domanda in sospeso: qual è il senso di questa immagine surreale?

Di corsa di Caterina Bonvicini
212 pag., Euro 13.00 - Edizioni Einaudi (L'Arcipelago Einaudi n. 27)
ISBN 88-06-16387-6

Le prime righe

I. I misteri del lago

Michele ha tredici anni. Pedala: ha trasferito tutti i pensieri nelle gambe, preme con furiosa energia. Gobbo sulla bicicletta, si scontra con le sue ginocchia. Il verde estivo delle foglie di tiglio scorre veloce dietro il suo profilo. Clara, seduta sul seggiolino, appesa al manubrio, allarga le braccia e con le mani cerca di afferrare l'aria. Ha il ciuccio in bocca, per non farlo cadere sorride solo con gli occhi. A modo suo, s'intende: senza piegarli o socchiuderli. Quando è felice, Clara li spalanca, gli occhi, come per riempirli. Aspira attraverso le pupille, risucchia quello che vede. Ha da poco tre anni, Claretta, e la vita le piace già.
Michele frena con i talloni, solleva un po' di polvere e Clara allontana con un gesto (stizzito) la nuvola opaca. Si toglie il ciuccio con decisione e tossisce per sottolineare il fastidio. Una smorfia verso Michele, caso mai non avesse capito che sarebbe stato meglio frenare con più garbo, e poi uno starnuto poco credibile. Michele solleva la piccola diva imperfetta, sgusciandola dal seggiolino come un pinolo. Clara appoggia la fronte alla sua:
- Oggi non ti voglio bene.
E con sguardo furbetto aggiunge:
- Oggi no... oggi sì...
Clara non ha ben chiaro il concetto di passato e futuro, ma ha già intuito tutta la provvisorietà del presente.
Michele l'appoggia per terra, non fa in tempo a inventarsi una risposta che lei gli è già scappata via.

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autrice

Caterina Bonvicini ha ventotto anni. Il suo primo romanzo, Penelope per gioco, è stato pubblicato da Einaudi nel 2000. Su quell'opera d'esordio Ermanno Olmi ha scritto: "La qualità del pensiero e della scrittura sono di rara intensità e bellezza. Non mi capitava da molto tempo di leggere un libro con tanto coinvolgimento".


Di Giulia Mozzato


4 luglio 2003