I CAMBIAMENTI

Don DeLillo
Cosmopolis

"La pioggia sul viso era gradevole e l'odore acre era giusto e opportuno, il tanfo di urina che maturava sulla carrozzeria della sua macchina, e si poteva trovare un piacere trepidante, e una gioia a dispetto di ogni disgrazia, nel repentino crollo dei mercati. Ma era la minaccia di morte al sorgere della notte che gli parlava con maggior sicurezza di una regola del fato che, l'aveva sempre saputo, si sarebbe chiarita col tempo. Adesso poteva cominciare il lavoro di vivere."

La critica internazionale si è divisa sul nuovo romanzo di Don DeLillo. Alcuni lo definiscono un capolavoro imperdibile, altri notano in queste pagine più la prova riuscita di un ottimo professionista della narrazione che un'opera di vera creatività letteraria. Comunque lo si voglia presentare Cosmopolis è un romanzo da leggere. È il mondo dei nuovi, grandi ricchi americani quello che viene raccontato attraverso la quotidianità di uno dei suoi protagonisti. Segnata da un atteggiamento bulimico in ogni manifestazione, dal rapporto con il cibo a quello con il sesso o con il denaro (Aveva fame, una fame tremenda, C'erano giorni in cui aveva voglia di mangiare in continuazione, parlare faccia a faccia con la gente, vivere in uno spazio di carne), la giornata di Eric Packer, giovane miliardario egocentrico, scivola tra piccoli problemi molto comuni ed eventi straordinari che possono accadere solo a chi gestisce un patrimonio finanziario da "prodotto interno lordo". Nelle prime pagine Eric potrebbe sembrare una persona come tantissime altre: soffre di insonnia e medita guardando l'alba, poi prende una semplicissima decisione: Non capiva cosa voleva. Poi capì. Voleva tagliarsi i capelli. È seguendolo nel corso della giornata che ci accorgiamo che Eric non è una persona come noi (Attraversò l'appartamento, quarantotto stanze. Lo faceva quando si sentiva indeciso e depresso, procedendo a grandi passi oltre la piscina, la sala da gioco, la palestra, oltre la vasca dello squalo e la sala di proiezione): i cani borzoi, l'ascensore con musica di Satie in sottofondo, la lunga limousine bianca sempre a disposizione (una delle vetture più ignorate della città) scelta per passare inosservato in un mondo di ricchi. Salendo e scendendo con lui da questa automobile, capiamo che si è appena sposato con una bellissima e ricchissima ragazza con la quale ha un curioso rapporto "distaccato", ha un'amante più vecchia di lui ma estremamente passionale che lo coinvolge dal punto di vista sessuale, ha investito un capitale inimmaginabile puntando sulla crisi dello yen (Le sue azioni nei confronti dello yen stavano provocando esplosioni di disordine) e teme per la sua incolumità personale, ma tutto questo lo eccita e lo mantiene vivo. È la ricerca dell'emozione, del rischio, la paura della noia che lo porta ad agire, a cercare. Il funerale di un famoso rapper, un techno-rave in un teatro abbandonato... eventi più o meno importanti riempiono le ore di Eric in una metafora abbastanza evidente della crisi della società contemporanea basata sul successo e sul potere ma non priva di rischi, tra episodi ironici e tragici e con un finale aperto su un futuro incerto dove la vita di un uomo può drasticamente cambiare in 24 ore.

Cosmopolis di Don DeLillo
Traduzione di Silvia Pareschi
180 pag., Euro 16.00 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-16466-X

Le prime righe

Nell'anno
2000

Un giorno di aprile


Parte prima

Capitolo primo

Ora il sonno lo abbandonava più spesso, non una o due bensì quattro, cinque volte la settimana. Che cosa faceva in quei momenti? Non passeggiava a lungo dentro gli arabeschi dell'alba. Non aveva un amico tanto intimo da sopportare il tormento di una telefonata. Cosa dirgli? Era una questione di silenzi, non di parole.
Cercava di leggere fino ad addormentarsi, ma riusciva solo a sentirsi più sveglio. Leggeva scienza e poesia. Gli piacevano le poesie scarne collocate minuziosamente nello spaziò bianco, file di tratti alfabetici impressi a fuoco nella carta. Le poesie lo rendevano cosciente del proprio respiro. L'essenzialità della poesia gli rivelava in un attimo cose che normalmente non notava. Questa era la sfumatura di ogni poesia, almeno per lui, di notte, in quelle lunghe settimane, un respiro dopo l'altro, nella stanza ruotante in cima all'appartamento a tre piani.
Una notte cercò di dormire in piedi, nella sua cella di meditazione, ma non ci riuscì, non era un vero adepto, non era un monaco. Aggirò il sonno e si arrotondò in posizione di equilibrio, una calma senza luna in cui ogni forza veniva bilanciata da un'altra. Fu un sollievo brevissimo, una piccola pausa nell'agitarsi di identità irrequiete.
Non c'era risposta alla domanda. Aveva provato sedativi e ipnotici, ma lo rendevano dipendente, lo precipitavano dentro strette spirali interiori. Ogni sua azione era sintetica, ossessionata dal proprio fantasma. Anche il più pallido pensiero recava un'ombra ansiosa. Cosa faceva?

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Don De Lillo è nato nel 1936 nel Bronx, da una famiglia di origine italiana. Vive lontano dalle mondanità della società letteraria, ma pubblica sulle più importanti riviste letterarie degli stati Uniti dal "New Yorker" all'"Harper's", e lavora molto per il teatro. È considerato il grande maestro della narrativa postmoderna americana. Ha esordito con Americana. Ha scritto: Rumore bianco, Libra, Underworld, Body Art; e due commedie: Valparaiso e La stanza bianca.


Di Giulia Mozzato


27 giugno 2003