La biografia


William Brodrick
La sesta lamentazione

"Quella notte, a letto, sveglio e incapace di dormire, Anselm ascoltò ancora le parole che l'intruso aveva pronunciato nel bosco, e pensò alle cinque lamentazioni di Geremia, ognuna delle quali piangeva la distruzione di Gerusalemme, riponendo assoluta fiducia nel suo irriducibile protettore. Che cos'era dunque la sesta lamentazione? La tragedia di un popolo o un testamento personale? Nel porsi questa domanda Anselm avvertì un freddo improvviso, come se fosse passato un fantasma."

Due storie si svolgono parallele, ciascuna con i suoi quesiti irrisolti, per poi intrecciarsi man mano che il racconto procede verso la strabiliante soluzione finale, nel romanzo La sesta lamentazione di William Brodrick.
Nella prima storia una vecchia signora sofferente della malattia del motoneurone, che distrugge progressivamente ogni facoltà fisica lasciando lucida la mente, scrive per la nipote le sue memorie, rivelando la tragedia vissuta durante la guerra nella Francia di Vichy, quando un ufficiale nazista aveva smantellato l'organizzazione clandestina di cui faceva parte, inviandola in campo di concentramento e dividendola dal suo bambino. Nella seconda un monaco inglese viene incaricato di indagare sui misfatti di un criminale nazista rimasto impunito, che vistosi scoperto ha chiesto asilo al convento. I diversi personaggi s'incontrano durante il processo cui viene sottoposto l'ufficiale nazista: Lucy, che è la nipote della vecchia Agnes, vuole che la nonna trovi giustizia prima di morire; padre Anselm nelle sue indagini mette in luce aspetti contraddittori che gli instillano sempre nuovi dubbi; il giornalista che ha scoperto la vera identità del nazista fa una brutta fine; un misterioso ebreo fungerà da innocente vendicatore. I temi affrontati da Brodrick in questo romanzo d'esordio sono molto scottanti, a partire dal collaborazionismo dei francesi del regime di Vichy, sul quale finora si è sorvolato ma di cui attualmente si parla parecchio in Francia, fino alla posizione della Chiesa durante la seconda guerra mondiale, un argomento che lo scrittore risolve sul piano narrativo mostrando l'eroismo di alcuni religiosi vittime dei nazisti per la loro opera clandestina a favore degli ebrei. Il personaggio di padre Anselm, un religioso-detective più amletico e moderno del suo predecessore, il radioso padre Brown di Chesterton, ha ottenuto un tale successo personale da essere destinato a ricomparire: è già in lavorazione il secondo romanzo, e gli si può augurare una lunga serie, perché la formula di Brodrick, che in una cornice gialla affronta temi di grande impegno etico e spirituale, può dare una nuova impronta al genere del thriller, di pronto consumo ma senza un ritorno di contenuti.

La sesta lamentazione di William Brodrick
Titolo originale: The Sixth Lamentation
Traduzione di Isabella C. Blum
442 pag., Euro 16.00 - Edizioni Longanesi & C. (LA Gaja Scienza n.699)
ISBN 88-304-2028-X

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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PARTE PRIMA

PRIMO PROLOGO

I

Aprile 1995

" 'NOTTE e giorno ho vissuto fra le tombe, tagliandomi sulle lapidi' ", rispose Agnes con voce sommessa, setacciando la memoria.
Il dottor Scott strinse leggermente gli occhi. La cadenza ritmata delle sue vocali scozzesi aveva svelato con delicatezza diagnosi e prognosi mentre Agnes fissava, dietro la testa di lui, uno splendido narciso che spuntava solitario da un vasetto in equilibrio su uno scaffale: forse il regalo di un paziente, o magari un omaggio ottenuto con i punti della benzina. Presto si sarebbe piegato facendo rovesciare il vaso.
Mentre le sue labbra pronunciavano spontaneamente quelle antiche parole, Agnes non fece più caso al fiore. Non riusciva a capire da dove venisse quella frase. Era forse una cosa che aveva sentito dire negli anni Quaranta, già logorata dal tempo, da padre Rochet? Oppure l'aveva letta? Poco importava. Ormai erano parole sue, giunte come un dono per nominare il passato: un'autobiografia.
Agnes lanciò un'occhiata al dottore. Era un tipo simpatico, a suo agio al cospetto di una catastrofe neurologica, ma senz'altro meno sicuro di sé alle prese con una citazione mal riportata. Sembrava molto afflitto per lei, e Agnes trovò commovente la sua confusione.
" Intende dirmi che, dopo tutto quello che ho passato, morirò per una malattia che sta tanto a cuore alla duchessa di York?"
" Temo di sì."
" Non è giusto, dottore. " Agnes si alzò dalla poltrona, stringendo la borsetta in mano; non si era neanche tolta il soprabito.
" Le chiamo un taxi. "
" No. No, preferisco camminare, grazie. Fintanto che posso. "
" Certo. "
Il medico l'accompagnò alla porta e Agnes voltandosi gli disse: "Non sono ancora pronta, dottore ".
" No, la capisco. Ma chi può mai dire di esserlo? "
Agnes fece un profondo respiro. Un sollievo improvviso quanto inatteso le turbò lo stomaco, sorgendo dal nulla per poi dileguarsi. Chiuse gli occhi. Adesso poteva tornare a casa, per sempre, da Arthur — e, cosa abbastanza curiosa, dai cavalieri della Tavola Rotonda. Non ci aveva pensato prima.

Agnes si era accorta che qualcosa non andava quando aveva cominciato a incespicare sulle parole, che le uscivano di bocca lente e strascicate come dopo un gin di troppo. Aveva lasciato correre. Poi cominciò a inciampare per strada. Lasciò correre anche quello. Com'era accaduto già molte altre volte prima d'allora, Agnes agì solo quando vi fu costretta. Prese appuntamento per farsi visitare da un medico solo dopo che Freddie l'aveva aspramente rimproverata.
Erano a piedi, e stavano attraversando Cavendish Square diretti a Wigmore Hall, per un concerto. Una pioggia di marzo, fine e leggera, scendeva dal cielo rimanendo quasi sospesa nella notte, illuminata in alto dalla debole luce delle finestre e in basso, sulla strada, dai lampioni. Freddie, impaziente, precedeva Agnes di qualche passo e lei, cercando di stargli dietro, inciampò e cadde, tagliandosi il naso e scheggiando gli occhiali. Mentre li recuperava le vennero le lacrime agli occhi, non tanto per il dolore, ma perché capiva che Freddie era più imbarazzato di lei.
" Mamma, alzati, su. Stai bene? "
Agnes si rimise in piedi, aiutata da un passante. Si pulì le mani sul soprabito mentre Freddie le porgeva un fazzoletto ben piegato. L'esasperazione di lui ruppe gli argini. " Stammi a sentire, se c'è qualcosa che non va, fatti vedere da un medico. Se a me non vuoi dire niente, be'... forse dirai qualcosa a lui. Ma per l'amor del cielo", e qui esplose, " finiscila con questa stramaledetta messinscena. "
Agnes sapeva che Freddie si sarebbe rimproverato per averla ferita così, proprio come lei rimproverava se stessa per esser venuta meno alle aspettative di lui. Nessuno dei due disse più una parola, a parte i convenevoli essenziali.
" No, prego, dopo di te. "
" Grazie, Freddie. "
" Vuoi un programma? "
" Ma no, grazie. "
All'intervallo Agnes era già indescrivibilmente stanca, e così Freddie l'aveva accompagnata a casa. Quella stessa settimana Agnes si fece visitare dal dottor Scott, che la indirizzò da uno specialista. Lei ci andò. Quando arrivarono i risultati, il dottor Scott le telefonò per fissare un incontro. E adesso Agnes sapeva.

© 2003 Longanesi & C. Editore

biografia dell'autore
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William Brodrick è inglese e vive in Francia. Prima di intraprendere la carriera di avvocato è stato frate agostiniano. La sesta lamentazione è il suo primo romanzo.





20 giugno 2003