OBIETTIVO CRONACA

Filippo Ceccarelli
Il teatrone della politica

"Slanci umanitari a rischio e circo benefico in agguato. Si insiste nel dubbio se sia più utile, nella democrazia del telecomando, il cinismo dalla bontà o la bontà del cinismo."

Dagli schermi televisivi della Sette Gad Lerner ha caldamente suggerito ai suoi telespettatori di leggere un saggio "illuminante" sulla politica italiana. Sulle pagine de La Stampa Aldo Cazzullo scrive "è una chiave per osservare la politica da un'altra parte ... una grande ritratto di gruppo di tutti quanti noi condannati alla contemporaneità". Come non decidere di leggere Il teatrone della politica dopo queste premesse? Ricordando anche i precedenti saggi di Ceccarelli (Il letto e il potere e Lo stomaco della Repubblica) si può capire subito quale sarà il taglio del libro: cinico, spietato, dissacrante. Pare che Ceccarelli possieda un personale archivio di articoli straordinario (di cui egli stesso parla all'inizio del libro) dal quale può attingere ogni informazione, ogni citazione e documentare le sue affermazioni senza tema di smentita. Da queste citazioni parte un'analisi impietosa del "teatrone" della politica italiana, ormai diventato un tutt'uno con il mondo dello spettacolo. Nessuno è risparmiato, anche se qualcuno è più "attore" di altri. Berlusconi che "con la stessa apparente naturalezza può piangere davanti ai bambini dell'Uganda ricoverati al Bambin Gesù e fare la 'mossa' da sciantosa quando la banda dei carabinieri accenna a una marcetta" è ovviamente una prima donna in questo teatrone, il "messia del dominio spettacolare che ha cambiato l'arte di governo in Italia", ma non mancano coprotagonisti e comparse: Rutelli-Cicciobello ("e allora beccatevi Cicciobello si lasciò sfuggire Giuliano Amato, con un sorriso amarognolo, quando capì che i maggiorenti del centrosinistra gli avevano preferito Rutelli"), detto anche "il Piacione", capo in testa della categoria dei "divi cinematografici" seguito da Casini, Stefania Prestigiacomo, Giovanna Melandri... "viene da chiedersi che ne sarebbe oggi di Fanfani o di quell'esile gibboso giovanotto - Giulio Andreotti - che Alcide De Gasperi incontrò nella Biblioteca Vaticana. Ecco, probabilmente sarebbero rimasti a casa loro". Sì, perché il libro di Ceccarelli in sintesi dice: che sia Bossi o D'Alema, Fini o Prodi, Gasparri o Cofferati (e persino un uomo schivo e impacciato come Fassino), tutti devono fare i conti ormai con una politica-spettacolo da cui non si può tornare indietro. Saper recitare e parlare spigliatamente in televisione, essere spiritosi e brillanti e possibilmente anche belli, è diventato indispensabile per cimentarsi in una politica fatta di palcoscenici e folle, di scherzi e battute spiazzanti, che divertano il pubblico attirandone la simpatia.

Il teatrone della politica di Filippo Ceccarelli
234 pag., Euro 15.00 - Edizione Longanesi & C. (Il cammeo n.403)
ISBN 88-304-2079-4

Le prime righe

Tagli e ritagli. L'evoluzione politica sulla ribalta

Ma quale teatrino della politica!
Magari. È molto di più. È un teatrone, semmai. Un teatrone, ormai. E non si torna indietro.
In estrema e brutale sintesi: lo spettacolo ha messo sotto scacco il potere e lo tiene prigioniero, pallida ombra di se stesso, senza avergli nemmeno notificato questa sua nuova condizione di cattività. Né i governanti di oggi hanno alcuna voglia di considerarsi sotto il dominio di qualcosa che essi stessi agognano e compiutamente realizzano, giorno dopo giorno, sulla scena pubblica.

Tesi azzardata, ma documentabile. Dietro a questo libro ci sono alcune letture faticose e disordinate, che vanno tuttavia in questa direzione. Le robuste architetture entro cui Elias Canetti ha inquadrato il potere (e la sua sostanziale follia). Le sottili e fascinose elaborazioni di Régis Debray sull'immagine mediologica. La freddezza specialistica e risolutiva di un grande politologo americano come Murray Edelman e, a mille miglia di distanza, la noia complicatissima ma a tratti profetica di un autore "maledetto" come Guy Debord. Ancora fondamentale, dopo più di un ventennio, oltre che divertente, Lo stato spettacolo di Roger-Gérard Schwarzenberg. Testi e schemi complessi che pure al prezzo di temerarie e voluttuose forzature si è cercato di far quadrare con le magagne dell'attualità. Per quanto riguarda le specifiche faccende italiane, specie dopo il big bang seguito a Tangentopoli, è stato di grande incoraggiamento il saggio di un giovane studioso come Gianmarco Navarini sulle forme rituali della politica.

© 2003 Longanesi Editore


L'autore

Filippo Ceccarelli è nato a Roma nel 1955. Per diversi anni ha scritto di storia, cultura e attività politica su Panorama. Dal 1990 lavora come giornalista parlamentare presso la redazione romana della Stampa, e nel frattempo continua a raccogliere e a classificare articoli per il suo considerevole archivio. Ha scritto: Il letto e il potere. Storia sessuale della Prima Repubblica e Lo stomaco della Repubblica. Cibo e potere in Italia dal 1945 al 2000.


Di Giulia Mozzato


20 giugno 2003