La biografia


Jon McGregor
Se nessuno parla di cose meravigliose

"Figlia mia, dice l'uomo con un tono di voce in cui è racchiuso tutto l'amore di cui è capace, cerca sempre di guardare con tutti e due gli occhi, ascolta sempre con tutte e due le orecchie. Questo è un grande mondo e ci sono molte, molte cose che potrebbero sfuggirti se non vi presti attenzione. In ogni momento succedono cose meravigliose proprio davanti a noi, ma i nostri occhi assomigliano al sole quando è velato dalle nuvole, e allora le nostre vite diventano scialbe e desolate, perché non riusciamo a vedere la realtà per quello che è davvero.
Se nessuno parla mai di cose meravigliose, come possono avvenire cose meravigliose?"

Il miglior scrittore inglese under 30 dell'anno è Jon Mc Gregor, designato pochi giorni fa a Londra dalla Society of Autors, che ha anche assegnato al suo romanzo Se nessuno parla di cose meravigliose il premio per il romanzo d'esordio. Il libro in effetti ha conquistato pubblico e critica, è stato subito selezionato per il Booker Prize, e del suo autore si parla come del nuovo Ian Mc Ewan, perché sa comunicare con semplicità minimalista l'importanza dei rapporti umani che stanno oltre l'orizzonte della porta di casa, che spesso diventa una barriera invalicabile. Per far sentire con forza la spersonalizzazione in atto nella quotidianità urbana, Mc Gregor ha scritto un romanzo senza nomi: i protagonisti sono gli abitanti di una via qualunque in una qualunque città inglese. "La donna del numero diciannove, il ragazzo del numero diciotto, il vecchio al secondo piano del numero venti"...vivono vite separate, inaccessibili le une alle altre, finché una tragedia improvvisa sconvolge le abitudini e i gesti ripetitivi, per accomunare tutti i presenti in un unico attimo in cui tutto è sospeso, in cui il destino è pronto a rimescolare le carte. La tensione di questa cronaca minuta cresce di pagina in pagina, man mano che ci si avvicina al momento dell'annunciata catastrofe: l'occhio dell'autore è come uno zoom che colleziona inquadrature di vita dalle diverse case della strada. Ma a rendere più complessa la struttura del romanzo, ai flash momentanei si interseca un io narrante, una "biondina con gli occhiali" che attraverso i suoi ricordi ricostruisce da un diverso punto di vista l'incidente, intersecando i piani temporali: così alle schegge immobili del momento che precede la tragedia si alterna il peso traumatico di un passato che non sarà mai archiviato, perché entrato a far parte di una storia collettiva.

Se nessuno parla di cose meravigliose di Jon McGregor
Titolo originale: If nobody speaks of remarkable things
Traduzione di Massimo Ortelio
255 pag., Euro 14.50 - Edizioni Neri Pozza (I Narratori delle Tavole)
ISBN 88-7305-930-9

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
------------------------


Chi l'ascolta lo sa.
La città canta.
Se stai in silenzio ai piedi d'un giardino, in mezzo alla strada, sul tetto d'una casa.
Di notte la sua voce si fa più nitida e giunge fino in fondo al cuore attraversando la superficie delle cose.
E un canto quasi sempre senza parole, ma un canto nondimeno, e chi lo ascolta sa bene di cosa parli.
Prova a distinguere ciascuna nota e lo sentirai risuonare ancor di più.

Il fruscio rassicurante dei condizionatori d'aria, che soffiano fuori calore e odori da negozi, caffè e uffici in tutta la città, salendo o scendendo di tonalità, fra lunghi sospiri che s'intrecciano, una ninnananna sussurrata alle strade esauste. La corsa del traffico che non smette mai di affrettarsi sui viadotti, un'accozzaglia di rumori perfino nelle ore buie, il rullo dei pneumatici sopra l'asfalto e il brontolio dei motori, fra lo schiocco cadenzato dei tombini simili a nacchere di metallo.
E il lavoro sulle strade, nelle ore di minor disturbo, che lacera l'aria fredda della notte con trivelle, martelli pneumatici e pompe, gli uomini che sudano copiosamente sotto il ronzio dei lampioni e si chiamano l'un l'altro a gran voce, come batteristi rock che danno il ritmo alla band, mentre appiccicano una pelle nuova sopra le vene della città.
Nelle fabbriche e nei laboratori dove l'attività non ha mai sosta i macchinari sono sempre all'opera, picchiando e roteando, tra fumo e scintille, e pigiano, girano, tessono e stampano, e l'eco di quegli schianti, scoppi e tintinnii
pie i capannoni e filtra nella notte, un prodotto non certificato che va ad aggiungersi a carte, tessuti, acciaio e pane, fra manufatti, pacchi e imballaggi di ogni genere.
I camion intanto fanno manovra intorno alla cintura industriale, e sembra che ogni automezzo stia marciando verso i cancelli d'uscita, o arranchi sulle rampe d'accesso ai magazzini facendo notare con voce stridula la propria presenza, mentre nugoli di carrelli elevatori gli si fanno intorno, caricando, ammassando, accumulando.
E gli allarmi, che invocano aiuto da ogni quartiere, strada e palazzo: ovunque tu vada, ecco un allarme che si spegne, riparte, tace, s'accende, uno squillo insistente, come un fulminante rullo di tamburi, un ipnotico rintocco. Falsi allarmi o allarmi veri, il fragore è lo stesso, un bisogno d'aiuto urlato dentro la notte, come un orfanotrofio a corto di personale, neonati che strillano da corsie di tenebre.
Un canto di sirene vaga per le strade, luci azzurre che volano da un'angoscia all'altra, l'ululato sinuoso che cuce fra loro le urgenze nell'ora più buia della notte, e il lamento si leva sulla cima dei tetti e poi svanisce, s'innalza sfrecciandoti accanto e scompare.

E tutte queste voci risuonano senza posa, le macchine e le sirene, e il chiasso delle automobili che filano a rotta di collo ruggendo, i clacson e le grida, crepitii e brusio, tutto sì confonde, impressionante come un coro, che cala o s'impenna al mutare del vento, canto e controcanto, un'armonia sussurrata sempre pronta ad accogliere nuovi solisti.

E dunque ascolta.
Ascolta e scoprirai che nuovi suoni s'aggiungono via via. Il coperchio d'un bidone cade a terra sferragliando.
I soffi e i miagolii di un duello tra felini.
Il tuono improvviso delle bottiglie rovesciate nei contenitori per il vetro. Portiere che sbattono, scalar di marce, il trapestio incerto di qualcuno che torna piano verso casa.
Il clangore delle saracinesche di un bar, una voce stridula che urla nomi di vie a un tassista, grida sguaiate che sfociano in una risata, lo scoppiettare della marmitta d'una vecchia carretta, lo squillo senza risposta in una cabina telefonica, un albero pieno di uccelli convinti che sia già mattina, un fischio uno strillo un rumore di vetri in frantumi, una musichetta soffusa coperta da battiti possenti, un abbaiare di cani fra berci e strida e schiamazzi, e tutto si mescola alla corale di tonfi, schianti e rimbombi, di cose che picchiano e sbattono, il frastuono e il trambusto e l'incessante meraviglia del canto della città che ognuno può sentire, se solo ascolta

ma s'interrompe tuttavia

in quel momento sospeso, raro e misterioso, schiacciato fra il rincasare degli ultimi nottambuli e il risveglio dei più mattinieri: il miracolo del silenzio.

© 2003 Neri Pozza Editore

biografia dell'autore
------------------------

Jon McGregor è nato alle Bermuda nel 1976. Dopo aver studiato a Bredford, vive oggi a Nottingham. Se nessuno parla di cose meravigliose è il suo primo romanzo, scritto sulla barca sulla quale ha vissuto per due anni. Il romanzo, acclamato dalla critica e dal pubblico inglesi, è stato selezionato nella long-list del Booker Prize.





13 giugno 2003