SCRITTURE ITALIANE

Antonio Franchini
Quando scriviamo da giovani

"Per qualche momento ho pensato di fare anch'io la stessa richiesta al fratello di Riccardo, scrivendogli una lettera un po' antiquata che cominciava con: caro signore, lei certo si chiederà chi sia... Poi non l'ho più fatto. Sarebbe stata una lettera da vecchio e io non volevo fare commemorazioni, tutto questo è capitato quasi per caso. Veramente. Io volevo parlare solo di quando scrivevamo da giovani."

Quando scriviamo da giovani è l'ultimo dei racconti contenuti in questo libro particolare, di un autore che raccoglie da tempo il consenso di critici e lettori. Già pubblicato da una casa editrice piccolissima, Sottotraccia, nel 1996, viene riproposto ora da Avagliano con una Postfazione dal titolo Rileggersi da adulti scritta per l'occasione, interessante e coinvolgente, incentrata sul rapporto dell'autore nei confronti della propria opera a distanza di tempo.
La scrittura di Franchini non lascia respiro, è intensa e veloce, con un equilibrio particolare tra dialogo e racconto, senza tralasciare di indicare attentamente al lettore le coordinate di luogo e tempo in cui le storie vengono ambientate. In Camerati, Pagina Patrum e Coblas capfinidas, gli altri tre racconti che compongono la raccolta, protagonisti sono i giovani visti nei loro rapporti con la politica, le radici nel passato rappresentate dal latino, la comune passione per la poesia e la letteratura. Quando scriviamo da giovani è invece la storia di un'amicizia giovanile ripensata con l'esperienza dell'età e con gli occhi della maturità, che trasformano le vicende passate e forse le travisano perché il ricordo è ormai sfumato e le sensazioni di un tempo sono dimenticate.

Quando scriviamo da giovani di Antonio Franchini
255 pag., Euro 13.00 - Edizioni Avagliano (I corimbi n. 30)
ISBN 88-8309-109-4

Le prime righe

CAMERATI

"Camerata! Camerata vieni a vedere!"
Era salito in cima a un mucchio di detriti e nello spiazzo di sotto vedeva una tenda. Una vasta tenda militare perfettamente tesa da tre alti pali conficcati nel terreno. Sul telone si aprivano delle vere e proprie finestre, incorniciate di fettuccia e trasparenti. Che cos'erano, al confronto, i loro ripari costruiti con le canne intrecciate e le coperte perché somigliassero ai tepee degli indiani? Ricoveri avviticchiati a rachitiche impalcature che si disfacevano al primo acquazzone. Ma ciò che gli appariva adesso sotto gli occhi era il prodigio dovuto a un'altra tecnica, distante da loro, a una competenza da adulti, dei grandi come Nastone, per esempio, che anche se a pallone non aveva stile, nei contrasti ti alzava da terra, perché le sue cosce corte trottavano arcuate dalle ossa di un uomo. Infatti erano ragazzi grandi quelli che nella tenda stavano sciacquando le pentole sporche di salsa.
Alle cinque del pomeriggio, mentre lui aveva già digerito da ore e ormai poteva correre benissimo senza che gli facesse più male la milza, il nome di quel punto nel fianco che si mette a pulsare quando uno gioca a pallone subito dopo pranzo, loro avevano appena finito di mangiare. A Vittorio, agli orari rigidi della sua vita, ciò sembrava inverosimile e forse desiderabile, non era sicuro, come davanti a certe prospettive della libertà troppo irreali per non accarezzarle con diffidenza.

© 2003 Avagliano Editore


L'autore

Antonio Franchini è nato a Napoli nel 1958. Ha esordito nel 1922 con Camerati, cui sono seguite le raccolte di racconti Quando scriviamo da giovani, Quando vi ucciderete, maestro? e Acqua, sudore, ghiaccio e il romanzo L'abusivo. Ha pubblicato racconti e saggi critici in volume e su numerose riviste e partecipato all'antologia di scrittori meridionali Disertori. Vive dal 1981 a Milano, dove lavora come editor in una casa editrice.


Di Giulia Mozzato


13 giugno 2003