SCRITTURE ITALIANE

Domenico Cacopardo
La mano del Pomarancio

"Emozionato, con un punteruolo, scostò l'involucro e scoprì la parte superiore di una tela. Era proprio il grande dipinto dell'Ascensione di nostro Signore del Pomarancio che stava inseguendo da tante settimane."

Cacopardo ha già abituato i propri lettori più fedeli a intrecci complessi che, ben sostenuti dalla capacità narrativa dell'autore, non presentano mai cadute di tensione né mancanza di coerenza nei personaggi e nei fatti descritti. Quest'ultimo romanzo direi che può essere davvero esemplare di quanto detto: due indagini principali si intrecciano; due attività investigative, una istituzionale e una privata, inseguono due diverse tracce delittuose; toccando i più diversi ambienti e affrontando anche temi di scottante attualità (ad esempio quello della "malasanità") si giunge ad una conclusione univoca, logica e soddisfacente che il lettore può seguire nel suo evolversi attraverso le modalità totalmente diverse dei due personaggi principali, il detective privato Puccio Ballarò e il procuratore della Repubblica Italo Agrò.
Figure tra loro opposte nel fisico e nelle tecniche d'indagine rappresentano davvero due mondi. Ecco Ballarò: grasso e sgradevole nel fisico, alla perenne ricerca di guadagni sostanziosi, molto sensibile alla buona cucina e poco selettivo in fatto di donne, mette sempre in campo tutte le sue conoscenze (più o meno rispettabili) per soddisfare i propri clienti, e assolvere l'incarico ricevuto, mostrando in ogni caso un ottimo fiuto investigativo e buona intuizione.
Ed ecco il magistrato Agrò, già più volte protagonista dei romanzi di Cacopardo: bell'uomo, attento alla propria forma fisica, innamorato della futura moglie ma incapace di resistere all'attrazione che le donne hanno su di lui, ha una logica ferrea nel comporre i puzzle investigativi, ha anche una forte coscienza sociale che lo fa muovere in modo risoluto contro le ingiustizie più vergognose, quelle nei confronti degli individui deboli e indifesi. La fredda ferocia che muove i delinquenti appare pertanto contrastata dall'altrettanto fredda intelligenza investigativa, animata però da una passione per la giustizia che non si arresta davanti al pericolo personale.
L'autore, come è noto magistrato lui stesso, possiede uno stile sicuramente brillante, forse acquisito grazie alla collaborazione a quotidiani e riviste, propone vicende legate all'attualità che però nulla hanno di didascalico e nulla tolgono alla piena godibilità del romanzo.

La mano del Pomarancio di Domenico Cacopardo
226 pag., Euro 16.60 - Edizioni Mondadori (Omnibus Italiani)
ISBN 88-04-51216-4

Le prime righe

OTTOBRE 2000

Lunedì 30

1

"La voleva un tale, si chiama Teodoro. Dice di essere il marito di sua sorella" lo avverti Truglio, appena lo vide affacciarsi alla porta dell'ufficio.
"Scrivi tutto" borbottò il commissario Lanfranco Scuto, "debbo andare dal questore, sono venuto a prendere il fascicolo De Marchi."
Tornò dopo due ore.
Entrò nella stanza, si levò la giacca e l'appese sulla spalliera di una sedia vicina alla finestra.
Nonostante lo scirocco africano di quel giorno, il riscaldamento era al massimo: come al solito negli uffici pubblici, gli addetti non avevano regolato i termostati, sicché, anche se non ce n'era bisogno, le caldaie stavano sparando acqua bollente nei termosifoni.
Aveva la fodera inzuppata di sudore e sperava che, in quel modo, si asciugasse.
Sulla scrivania, sopra una pila di carte, c'era il foglio con l'elenco delle telefonate. Lo scorse rapido e, leggendo il nome di Teodoro Tuccaro, si ricordò che il cognato l'aveva cercato.
Lo incontrava almeno due volte la settimana: per il pranzo della domenica e per la visita del giovedì, quando veniva in ufficio a lamentarsi dei guai che si susseguivano nella sua esistenza o per chiedergli sostegno in qualche strampalata iniziativa, sempre destinata al fallimento. Era proprio uno scombinato: non aveva voluto studiare ed era stato la disperazione dei genitori, modesti impiegati del catasto con normali aspirazioni.

© 2003 Arnoldo Mondadori Editore


L'autore

Domenico Cacopardo è nato a Rivoli (Torino) nel 1936. Magistrato del Consiglio di Stato, ha pubblicato saggi e raccolte di poesie. Nel 1999 esordisce come narratore con Il caso Chillè. Escono poi L'endiadi del dottor Agrò e Cadenze d'inganno, due investigazioni del magistrato Italo Agrò, e il romanzo storico Giacarandà. Collabora con "l'Unità" e altri quotidiani e con i mensili "Panorama Travel" e "Minerva".


Di Grazia Casagrande


13 giugno 2003