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Susan Vreeland
La ragazza in blu

Involontariamente alzò gli occhi per controllare se il quadro era ancora al suo posto.
Poi disse: "Se invece di guardare fuori dalla finestra la ragazza guardasse noi, penserebbe che siamo una coppia invidiabile".
Un'ombra di sorriso illuminò il viso di Digna. "Guarda fin che vuoi, fuori o dentro, e sarai felice di essere quello che sei". Che fosse un'esortazione o una semplice osservazione, Laurens preferì non fare domande né congetture.

Un girotondo di racconti che si snodano attraverso i secoli attorno a un quadro di Vermeer: "La ragazza in blu" è l'opera che ha lanciato Susan Vreeland - californiana di origine olandese - della quale in Italia è uscito prima il secondo romanzo, La passione di Artemisia, incentrato sulla figura della pittrice Artemisia Gentileschi.
Questo romanzo a incastro, che segue gli spostamenti del quadro di Vermeer raccontando che cosa l'opera ha rappresentato per le persone che hanno avuto il destino di possederlo, prende avvio ai giorni nostri, quando si scopre che il dipinto è stato trafugato da un nazista in una casa di ebrei deportati; seguendo un percorso a ritroso nel tempo, troviamo il quadro inserito negli ambienti più diversi, che rappresentano emblematicamente le tematiche cruciali delle varie epoche : in un interno borghese ottocentesco ad Amsterdam, il quadro fa presentire l'inizio di una mutata consapevolezza delle donne; in un palazzo aristocratico di fine '700 si celebrano gli ultimi bagliori di una classe corrotta; in una povera fattoria di contadini minacciata dall'inondazione emergono i rischi costanti dell'economia olandese, che ha strappato al mare ogni centimetro di terreno agricolo; all'inizio del '700 il quadro è nelle mani di una ragazza sfortunata impiccata per stregoneria; e si arriva infine nella casa del pittore Johannes Vermeer che, oberato dai debiti e dalle traversie della numerosissima famiglia, entra in crisi e sta per rinunciare alla pittura, finché non lo coglie l'ispirazione di ritrarre la figlia Magdalena alla finestra, avvolta in un grembiule blu. Il confronto fra i sogni di Magdalena, che posando per il padre ha scoperto una propria vocazione artistica, e la sua triste realtà quotidiana di sposa e madre ancorata a un'esistenza difficile, mostra l'inevitabile distacco tra arte e vita nella scena finale del libro, quando la donna, vedendo per l'ultima volta il suo ritratto a un'asta, va col pensiero a quanti l'avrebbero posseduto e ammirato nel corso dei secoli: "Gente che l'avrebbe osservata da vicino, pensò, che l'avrebbe guardata intensamente, ma che di lei non avrebbe mai saputo nulla".

La ragazza in blu di Susan Vreeland
Titolo originale: Girl in Hyacinth Blue
Traduzione di Maria Clara Pasetti
169 pag., Euro 14.00 - Edizioni Neri Pozza (I Narratori delle Tavole)
ISBN 88-7305-919-8

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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Troppo amore


Cornelius Engelbrecht ha inventato se stesso. Vorrei chiarire sin dall'inizio che Cornelius non è quello che chiamerei un amico, ma lo conosco abbastanza bene da poter dire che si è confezionato una personalità su misura: scapolo, vestito sobriamente con colori indefinibili, insegnante di matematica, sostenitore del circolo degli scacchi, conoscente discreto di tutti piuttosto che amico intimo di qualcuno, era una persona che cercava di rendersi invisibile. Tuttavia, dietro l'aspetto insignificante si celava un cuore incandescente e, per ragioni che mi sarebbero apparse chiare soltanto in seguito, Cornelius Engelbrecht rivelò proprio a me l'ossessione segreta che nascondeva sotto il suo stile di vita scrupolosamente controllato.
Fu dopo il funerale del preside Merrilì che Cornelius cominciò a svelarmi il suo cuore. La morte improvvisa di Merrilì era stata un duro colpo, una perdita che ci costrinse nostro malgrado a una temporanea e inconsueta familiarità nella sala dei professori della nostra scuola privata maschile. Non fu lo sgomento per quella scomparsa o l'alcol che Gornelius aveva bevuto in quel pomeriggio nevoso al Penn's Den, dove eravamo andati dopo il funerale, che gli fece abbandonare la sua strategia di vita. Qualcuno al tavolo commentò le ultime criptiche parole di Merrill, "troppo amore", parole che ora mi feriscono come un'accusa di complicità o di incoraggiamento, anche se allora non mi colpirono affatto. Iniziammo a discutere delle ultime parole pronunciate da gente famosa oda parenti morti e Cornelius abbassò il capo, fissando lo sguardo sulla sua birra scura. Lo notai solo perché, casualmente, gli stavo seduto accanto.
Più che a noi parlò alla birra: ""L'occhio come una perla blu", disse mio padre. Poi morì. Durante la prima nevicata dell'inverno, proprio come adesso".
Il viso di Cornelius mi richiamava alla mente il ritratto del duca di Urbino di Piero della Francesca. Era per la forma del naso, stretto ma vistosamente aquilino, appoggio ideale per occhiali che non portava. Sembrava un uomo tormentato da un mistero, da un dilemma intellettuale o morale che lo consumava, tanto da farlo sentire un essere superiore rispetto a quelli come noi che si preoccupavano delle ruote dell'automobile o dell'influenza del figlio. Ogni volta che la conversazione prendeva una piega mondana, Cornelius diventava distante, come se stesse meditando su un argomento molto più profondo, e sorrideva con fredda condiscendenza.
"L'occhio come una perla blu? Che cosa significa?" domandai.
Mi studiò come per verificare se rispondessi a qualche sua valutazione personale. "Non posso spiegartelo, Richard, ma potrei mostrartelo". Insistette perché andassi a casa sua quella sera stessa, cosa assolutamente fuori dall'ordinario. Infatti non l'avevo mai sentito insistere su nulla: avrebbe attirato l'attenzione su di sé. Credo che l'espressione "troppo amore" di Merrilì l'avesse in qualche modo colpito, o forse pensava che quelle parole avessero colpito me. Ribadisco che non so spiegarmi perché scelse me, a meno che non dipendesse dal fatto che ero l'unico artista, o piuttosto insegnante di arte, che conosceva.
Attraverso un corridoio, mi introdusse in uno studio spazioso, pieno zeppo di libri, la porta stranamente chiusa a chiave nonostante vivesse solo. La stanza era gelida, per cui accese il camino. "Di solito non ricevo ospiti", si giustificò, indicandomi l'unica lussuosa poltrona di cuoio, color prugna, dallo schienale alto, posta di fianco al camino, di fronte a un quadro. Un dipinto straordinario in cui una ragazza, che indossava un corto grembiule blu sopra una sottana color ruggine, sedeva di profilo a un tavolo presso una finestra aperta.
"Mio Dio", dissi. Doveva essere quel che desiderava udire, perché la mia esclamazione innescò una valanga di informazioni che mi fornì a voce troppo alta.
"Guarda. Guarda l'occhio. È una perla. Le perle erano elementi ricorrenti in Vermeer. L'espressione colma di desiderio. E osserva la luce di Delft che dalla finestra le cade sulla fronte". Tirò fuori il fazzoletto e, attento a non sfiorare la tela, spolverò la cornice sebbene non si vedesse un granello di polvere. "Vedi, qui, la grazia della mano, abbandonata, il palmo rivolto verso l'alto. La sacralità dell'attimo in quella mano. Ma ancor più..."
"Notevole", dissi. "Indubbiamente nello stile di Vermeer. Un'imitazione sconcertante".
Gornelius appoggiò le mani sul bracciolo della poltrona e sì sporse verso di me finché sentii il suo respiro sulla fronte. "È un Vermeer", sussurrò. Sconcertato dall'assurdità della sua convinzione, farfugliai: "Esistono molti quadri dipinti nello stile di Vermeer e di Rembrandt. La scuola di Rubens e così via. Il mondo dell'arte è pieno di copie". "È un Vermeer", ripeté. La solennità del tono mi costrinse a staccare gli occhi dal quadro per spostarli su di lui. Pareva che si mordesse l'interno delle guance. "Non sei convinto?" domandò sollevando una mano e posandola sul cuore.

© 2003 Neri Pozza Editore

biografia dell'autrice
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Susan Vreeland vive a San Diego in California. La ragazza in blu, grande best seller negli Stati Uniti, è il suo primo romanzo acclamato dalla critica e dal pubblico. Ha anche scritto La passione di Artemisia.


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6 giugno 2003