LA MONTAGNA

Reinhold Messner
La montagna nuda
Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine

"Intorno alla metà del secolo scorso, fu scoperto dall'Europa il Nanga Parbat, il pilastro angolare occidentale dell'Himalaya, alto 8125 metri. L'esploratore dell'Asia Schlagintweit, di Monaco, si era spinto fino ai piedi dell'Himalaya e vide il Nanga Parbat da sud. Poco dopo fu ucciso a Kaschgar. Comincia il destino avverso del Nanga Parbat..."

Come parlare di montagna senza parlare di Messner? Figura di scalatore ed esploratore ormai entrata nella leggenda, Reinhold Messner è da qualche tempo anche autore affermato di saggi dedicati all'alpinismo e libri di stampo più introspettivo sul significato della sua straordinaria esperienza umana. La montagna nuda è un testo dedicato al fratello Günther, scomparso nel 1970 proprio durante l'ascensione al Nanga Parbat e rappresenta un compendio dei due generi letterari già percorsi da Messner.
Come quasi tutte le storie sulla conquista umana delle montagne, anche questa è costellata di drammi e tragedie, di vite sacrificate e delle sofferenze dei sopravvissuti. Primo fra tutti proprio Messner, che racconta il suo rientro dopo la perdita del fratello come un viaggio doloroso nel freddo e nell'isolamento: uno dei peggiori incubi immaginabili. Ma prima di loro molti altri avevano affrontato questa difficile sfida senza portarla a termine o sacrificando al Nanga Parbat la propria vita. Dopo il riassunto storico e tecnico di quelle spedizioni, arriva il lungo racconto della tragica scalata del 1970. La scrittura di Messner è rapida, semplice, diretta. Ma con poche frasi e una descrizione essenziale dei luoghi e dei fatti (ma quanto dettagliata e viva nel ricordo!) anche il lettore si trova catapultato su quei ghiacci nella spasmodica attesa dell'ombra di Günther che sembra dover apparire da un momento all'altro dietro un seracco e che invece è sparita per sempre.
Altrettanto toccante è il racconto dei giorni successivi, del disperato tentativo di raggiungere gli altri partecipanti alla spedizione nel campo base, impresa impossibile per vari motivi, nella solitudine assoluta, in preda alla disperazione, alle allucinazioni e ai problemi legati a un inizio di congelamento. Come un miraggio appaiono alcuni indigeni, ma si è spezzato in lui per sempre qualcosa, non è solamente a causa della morte del fratello, ma per le reazioni di alcuni compagni, per l'ingiustizia e la falsità di molte affermazioni successive, per la ferita indelebile che la Montagna nuda (il Nanga Parbat, appunto) ha lasciato nel suo animo e nel fisico.

La montagna nuda. Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine di Reinhold Messner
Titolo originale: Der Nackte Berg. Nanga Parbat - Bruder, Tod und Einsamkeit
Traduzione di Sergio Vicini
317 pag., Euro 18.50 - Edizioni Corbaccio (Exploits)
ISBN 88-7972-579-3

Le prime righe

IL FILM NELLA TESTA

L'esperienza chiave della mia vita risale a molto tempo fa. Tutto accadde molto lontano: nell'Himalaya, sul Nanga Parbat. Allo stesso tempo sperimentai quell'esistenza allargata che scorre su due piani della coscienza. Come se qualche cosa nel cervello fosse impazzito. Sperimentai, coscientemente, come in un primo momento ci fossero la morte e la vita, per poi diventare — quasi contemporaneamente — parte della mia biografia. E questo avvenimento sdoppiato mi è rimasto nella memoria come esperienza della mia morte e allo stesso tempo come l'impossibile storia della mia sopravvivenza.
La traversata del Nanga Parbat nel 1970, da sud a nord-ovest, è stato per me molto più che un passaggio in senso geografico. È stato come il superamento del confine, dall'al di qua all'al di là, dalla vita alla morte, dalla morte alla vita.
Racconto tutto questo ancora una volta, partendo da lontano, per presentare anche quanti fanno parte di ciò che avvenne; come pure l'antefatto che fin dall'inizio fu, seppur inconsapevolmente, parte dell'esperienza.

Rimasi solo per una settimana. Senza consolazione, senza speranza, senza storia scendevo a valle.
Ho sofferto, mi sono congelato, sono morto; affamato fino all'anima nuda sono tornato fra gli uomini. Finalmente, quando rividi tutti gli altri, quelli che avevo atteso come salvatori, il Nanga Parbat era lontanissimo, una cima intatta sopra le nuvole: la Montagna nuda. Anche mio fratello era lontanissimo. Ma io dov'ero? Mi guardavo intorno nella valle dell'Indo, sentivo nostalgia, paura e dolore. Dunque ero ancora vivo.

© 2003 Corbaccio Editrice


L'autore

Reinhold Messner è l'alpinista più famoso della nostra era. Nato in Tirolo nel 1944 ha cominciato a scalare a cinque anni. A vent'anni era già salito lungo tutte le più difficili vie delle Dolomiti e delle Alpi insieme al fratello Günter e aveva già elaborato la sua filosofia di ascensione in stile alpino. Dopo aver salito in solitaria senza ossigeno l'Everest e il Nanga Parbat, è stato il primo a salire tutti e 14 gli 800 e il terzo a completare la salita delle sette cime più alte al mondo. È una leggenda vivente del mondo alpinistico. Nel 1900 è stato il primo ad attraversare il continente Antartico a piedi. Ha tentato anche l'Artico. Nell'estate del 2000 è tornato, dopo 30 anni dalla morte del fratello, al Nanga Parbat per tentare una nuova via insieme al fratello Hubert e altri due alpinisti, ma dopo essere arrivati molto in alto, hanno giudicato la parete troppo rischiosa e sono tornati indietro. È autore di numerosissimi libri.


Di Giulia Mozzato


6 giugno 2003