LA MONTAGNA

Mauro Corona
Nel legno e nella pietra

"Le vecchie del paese, cui devo anni di terrore e incubi di morti per via dei loro tenebrosi racconti, dicevano che i defunti del Ponte da Messa apparivano sempre in abito scuro, con ai piedi le sole calze rigorosamente bianche."

Nella vita bisogna sempre "togliere": questa è la strada che in una recente intervista Mauro Corona ha indicato. Togliere il superfluo, quello che nasconde l'essenza delle cose, quello che mimetizza la verità e impedisce di scoprire la naturalezza del vivere. Come in una scultura in cui l'artista vede già, nel pezzo di legno intatto, l'opera che andrà a realizzare, come in una pagina scritta, in cui l'autore eliminerà ogni parola di troppo, ogni frase inutile, così nelle nostre giornate, nei mesi e negli anni di una intera vita è possibile rendere essenziali i nostri bisogni e soprattutto esaudire quelli naturali e non quelli, molto più numerosi, indotti dal mercato. Questo libro, che sta riscuotendo un successo straordinario, è una grande (e semplice) rappresentazione del mondo del suo autore, sono 93 storie e un epilogo, in cui ad agire è Erto, il paese di Corona, attraverso la sua voce narrante e le dure esperienze della sua vita. Figure quotidiane e fantasmi immaginati, bracconieri e spaccapietre, vecchiette e ragazzi ingenui. Ma soprattutto la montagna: amica e ostile, fonte di paure e di esaltazioni, capace di rispondere e di negarsi, soprattutto simbolo di quella che l'autore chiama "l'arroganza" umana, ma che noi lettori potremmo definire il bisogno di vittorie di ogni essere umano sulla propria fragilità. In questa essenzialità la vita e la morte entrano con naturalezza nel corso del tempo, sono entrambe amiche quotidiane e ben conosciute; le piante, i boschi, gli animali sono esempi di un ciclo millenario a cui l'uomo non può sottrarsi e che deve imparare ad accettare.
Questo autore che non deve farsi ridurre a personaggio dallo spietato meccanismo del successo, è una delle rare voci autentiche del panorama odierno e forse i lettori, dandogli tanto credito, lo hanno intuito.

Nel legno e nella pietra di Mauro Corona
272 pag., Euro 16.00 - Edizioni Mondadori (Omnibus Italiani)
ISBN 88-04-50464-1

Le prime righe

Miracolo

Ho la certezza di essere stato miracolato più volte nella mia ormai lunga avventura alpinistica. Forse è il fato che decide quanto tempo e quanta fortuna concederci sulla terra. Altrimenti non si spiega perché uno paga con la vita il primo, minimo errore e un altro, che ne commette parecchi e madornali, se la cava sempre. Sono finito dentro una valanga trascinato per duecento metri e la morte non mi ha voluto. Un mio amico, invece, nello stesso punto e nella stessa slavina ha lasciato la vita. Sono volato da una cascata di ghiaccio verticale per cinquanta metri, riportando solo qualche botta. La roccia mi ha buttato giù più volte (sempre per errore mio) e me la sono cavata con danni minimi. Ma il miracolo più incredibile mi capitò, credo, lungo una nuova via di roccia, sulla Pala dei Tassi in Val dei Preti, assieme all'amico Claudio Carratù. Ci trovavamo circa ottanta metri sotto la cima quando una grossa sporgenza ci sbarrò la strada. Piantai un chiodo di sicurezza e superai l'ostacolo. Ma, appena fuori dallo strapiombo, ci fu la sorpresa. La roccia era liscia come marmo. Asperità di pochi millimetri permettevano una progressione difficilissima. Circa quattro metri più in alto, avevo visto una crepa dove pensavo, anzi ero sicuro, di poter piantare un chiodo. Mi lanciai come un gatto verso quella fessurina. Ma, una volta raggiunta, la fenditura risultò cieca, il chiodo non passava. Mi prese il panico ma, forte di anni di esperienza, respirai a fondo e mantenni la calma. Guardai ancora in alto dove mi parve di vedere appigli più grandi. Allora mi lanciai di nuovo "a gatto" verso quel miraggio lontano. È incredibile quanto siano lunghi quindici metri di scalata impossibile. Non potevo interrompere l'azione altrimenti sarei volato giù. Arrampicavo con la morte in tasca. Trenta metri sotto di me c'era la cengia dove mi sarei schiantato. Arrivai affannato a quegli appigli che pensavo grandi. Non esistevano.

© 2003 Arnoldo Mondadori Editore


L'autore

Mauro Corona, nato nel 1950 a Erto (Pordenone), ha seguito fin da bambino il nonno paterno (intagliatore) in giro per i boschi. Nello stesso tempo, il padre cacciatore lo portava a conoscere le montagne della valle. Dal primo ha ereditato la passione per il legno, diventando uno degli scultori lignei più apprezzati d'Europa (di lui ha scritto Claudio Magris: "Un grande scultore, con il quale bisognerà fare i conti a fondo"). Dal padre gli deriva l'amore per la montagna. Alpinista e arrampicatore fortissimo, Mauro Corona ha aperto trecento nuovi itinerari di roccia sulle Dolomiti d'Oltre-Piave, tutti di estrema difficoltà. Autore di Il volo della martora, Le voci del bosco (entrambi tradotti in Germania), Finché il cuculo canta, Gocce di resina e La montagna, vive e lavora a Erto.


Di Grazia Casagrande


6 giugno 2003