NARRATIVA ITALIANA

Luigi Pintor
I luoghi del delitto

"Anch'io ho guerreggiato a lungo contro le avversità ma adesso che alle spalle ho solo ceneri e macerie anch'io di un soffio di vento e di un suono ho paura e mi arrendo."

Parlare di quest'ultimo libro di Pintor è un omaggio, un ricordo, un ringraziamento. Omaggio alla grandezza semplice di un uomo straordinario, di un maestro; ricordo di un lungo incontro per un'intervista concessami con generosità, senza fretta e senza formalismi; ringraziamento per aver insegnato, a me come moltissimi, ad apprezzare oltre alle idee lo stile, oltre alle lapidarietà bruciante del messaggio la bellezza dei suoni e dei ritmi della frase.
È banale, e forse falso, parlare di una specie di testamento morale per questo libro: eppure l'incipit mette i brividi se si pensa che dopo poco lo stesso responso sarebbe arrivato anche all'autore inconsapevole, nel momento della stesura, dell'analogia tra la sua e la sorte del protagonista.
"Il desiderio di restare nella memoria di una ristretta cerchia di persone o di una sola mi sembra più ragionevole che lasciare un'impronta nella storia", dirà il narratore: certi di conservare memoria di Pintor, ci chiediamo però se a segnare la storia siano solo le imprese criminose dei potenti o possa essere anche la pagina di un libro, una frase rivelatrice, la riflessione acuta di una mente lucida.
Tema centrale del libro è quello del senso di colpa per un delitto non commesso ma non impedito, sepolto nel passato che la mente, grande archeologa, sa far riaffiorare. Nulla di tragico perché "la tragedia appartiene al teatro greco o elisabettiano, è una dimensione estranea al nostro tempo e alle tecnologie sofisticate", ma il delitto che si dovrebbe espiare è quello di essere stati incapaci di impedire il tanto dolore innocente che abbiamo visto crescere intorno, incapaci di difendere il bambino o la donna che questo mondo ha offeso, di salvare dalle macerie le vittime ignare delle guerre... Invece, fuor di metafora, la colpa di essere uomini ribelli ma impotenti, mai complici ma deboli è stata da Pintor non solo pagata nei tanti lutti che lo hanno colpito fin da ragazzo, ma riscattata da quella parola che, titolo del suo primo libro, è il vero testamento che ci ha lasciato: "Scritta sotto il ritratto di un antenato mi colpì, quand'ero piccolissimo, una misteriosa parola latina: servabo. Può voler dire conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o anche servirò, sarò utile".

I luoghi del delitto di Luigi Pintor
78 pag., Euro 9.50 - Edizioni Bollati Boringhieri (Variantine)
ISBN 88-339-1491-7

Le prime righe

IL medico curante mi ha detto che ho pochi mesi di vita. Ha detto proprio così, senza giri di parole, eravamo compagni di banco al ginnasioe siamo rimasti in confidenza. Non è un luminare ma ha molta esperienza che vale più della scienza. Non dubito del suo giudizio e l'ho ringraziato per la sincerità.
Non mi ha detto se morirò placidamente o se entrerò in agonia ma non fa gran differenza. Ho una malattia del sangue a decorso rapido che non
lascia scampo e rifiiuterò inutili terapie. Per me non è stata una sorpresa, mi aspettavo una comunicazione di questo genere e ho provato un senso di sollievo. Già altre volte il dottor basiho mi aveva visitato scuotendo la testa e allargando le braccia ma lasciandomi nell'incertezza.
Adesso so come comportarmi.
Ho poco più di cinquant'anni ma ne dimostro il doppio, peso quarantadue chili, respiro come un pesce fuor d'acqua e perdo facilmente l'equilibrio. Vecchie signore mi cedono il posto in autobus facendomi arrossire. Pochi mesi in queste condizioni mi sembrano anche troppi. Non ho parentele né amicizie, non lascio nessuno in ambasce ed è una ragione in più per accorciare i tempi.
Ma ho un peso sulla coscienza di cui devo assolutamente liberarmi prima di scendere nella tomba. Non posso portarmelo dietro senza una confessione riparatrice. Forse il dottore è stato così esplicito, nella sua diagnosi, per obbligarmi a compiere quest'atto di onestà. In punto di morte si diventa sinceri perché non si ha nulla da perdere e ci si può permettere questo lusso.

© 2003 Bollati Boringhieri Editore


L'autore

Luigi Pintor, nato a Roma nel 1925, ma di origine sarda, sin da giovanissimo milita nel Partito comunista e partecipa alla Resistenza. Nel 1946 entra nella redazione dell'"Unità" e vi lavora fino al 1965 divenendone anche condirettore. Nel 1968 è eletto deputato del Pci e nel 1969 è eletto deputato del Pci e nel 1969 con alcuni compagni fonda "Il manifesto", movimento e rivista mensile fortemente critica nei confronti della dirigenza del partito che lo radia con altri dissidenti. Nel 1971 "il manifesto" diventa un quotidiano e Pintor ne assume la direzione che con alcuni intervalli manterrà fino al 1995. Nel 1987 viene rieletto deputato come indipendente nelle liste comuniste. Continua a collaborare al "manifesto". Ha pubblicato Servabo, La signora Kichgessner, Il nespolo e la raccolta di racconti Politicamente scorretto.
Nell'archivio del Caffè di libriAlice.it proponiamo l'intervista allo scrittore


Di Grazia Casagrande


30 maggio 2003