NARRATIVA STRANIERA

Jeffrej Eugenides
Middlesex

"Calliope emerge, ogni tanto, come farebbe un piccolo difetto di pronuncia non abbandonato del tutto nell'infanzia. Eccola all'improvviso nel gesto di ravviare i capelli o di controllare le unghie, un po' come un fenomeno di possessione."

Questa è la storia di un ermafrodito, Calliope/Callie/Cal, che, dopo aver passato i primi anni della sua esistenza come una bambina, viene a conoscere la sua vera natura e si trasforma in uomo. Questa straordinarietà biologica dipende da un gene che, dopo aver attraversato tre generazioni della sua famiglia, diventa evidente solo nel suo corpo. Su questo inizio spiazzante Eugenides costruisce un'epopea familiare, raccontando con tono ora picaresco, ora drammatico, ora comico, le vicende della famiglia Stephanides da cui Cal è disceso/a. I nonni e il loro epico viaggio dalla Turchia a New York, zii e cugini greci, un mondo di truffatori e di ingenui personaggi dalle forti emozioni e dal colore acceso di un mondo arcaico che impatta con il sogno americano. Ma il sogno è anche fatica, disillusione, rifiuto, c'è la fabbrica e il fordismo, funerali e nascite e l'accettazione della propria sorte.
Si passa dal passato al presente e viceversa in un continuo gioco temporale, e con dei brevi flash si illumina un particolare, una situazione, un'emozione di trent'anni fa o di ieri con uguale naturalezza e vivacità. È il narratore/narratrice a tenere i fili di tutto il discorso e i ritmi della narrazione che culminano nella scelta decisiva: a quale sesso appartenere.
Le trasformazioni non erano una novità per la famiglia Stephanides, ma solo Cal compie una scelta consapevole e motivata. Forte è il significato simbolico del tema: si parla insomma di identità che è anche libertà di essere, di scegliere, di evolversi.

Middlesex di Jeffrej Eugenides
Traduzione di Katia Bagnoli
606 pag., Euro 19.00 - Edizioni Mondadori (Scrittori Italiani e Stranieri)
ISBN 88-04-51179-6

Le prime righe

Libro primo

Il cucchiaio d'argento

Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell'agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan,. Non è impossibile che un lettore specializzato abbia letto notizie sul mio conto nello studio del dottor Peter Luce, Genderldentity in 5-Alpha-Reductase Pseudohermaphrodites pubblicato nel 1975 dal "Journal of Pediatric Endocrinology". Oppure potreste aver visto la mia fotografia pubblicata nel capitolo sedici di Genetics and Heredity, un testo ormai tristemente obsoleto. Sono io la ragazza nuda in piedi accanto a un'asta graduata per misurare l'altezza a pagina 578, gli occhi nascosti da una striscia nera.
All'anagrafe sono registrata come Calliope Helen Stephanides. Nella mia patente di guida più recente (rilasciata dalla Repubblica Federale Tedesca) il mio nome è Cal. Sono un'ex giocatrice di hockey su prato, da sempre membro della Fondazione per la protezione dei trichechi, sporadico frequentatore delle messe officiate secondo la liturgia greco-ortodossa e, per gran parte della mia vita adulta, dipendente del Dipartimento di Stato americano. Sono stato, come Tiresia, prima una cosa e poi l'altra. Schernita dalle compagne di classe, trattata come una cavia dai medici, palpata dagli specialisti e studiata dagli esperti della March of Dimes. Una ragazza con i capelli rossi di Grosse Pointe si innamorò di me, non sapendo cosa fossi. (Piacevo anche a suo fratello.)

© 2003 Arnoldo Mondadori Editore


L'autore

Jeffrej Eugenides è nato a Detroit nel 1960 da una famiglia di origine greca. Laureato alla Stanford University, nel 1986 si è trasformato a New York, dove ha iniziato a pubblicare racconti sulle più importanti riviste letterarie ("The New Yorker", "The Paris Review", "The Yale Review", "Granta"). Dopo il successo di Le vergini suicide (da cui la figlia di Francis Ford Coppola, Sophie, ha tratto un fortunato film), si è trasferito a Berlino, dove vive attualmente.


Di Grazia Casagrande


30 maggio 2003