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Yann Martel
Vita di Pi
Life of Pi

"Il pandit parlò per primo: 'La devozione di Piscine è ammirevole e in un'epoca travagliata come la nostra è bello incontrare un ragazzo così. Su questo siamo tutti d'accordo'. Il prete e l'imam fecero segno di sì con la testa. 'Ma non può essere indù, cristiano e musulmano. È semplicemente impossibile. Deve scegliere'".

È bello incontrare un libro così, che parla di religiosità in modo serio ma non serioso: Piscine, il ragazzo protagonista di "Vita di Pi" di Yann Martel ricorda il Piccolo Principe di Saint Exupéry nella tenerezza che riserva a tutte le forme di vita di un mondo che gli sembra espressione di un amore universale. E come il Piccolo Principe con la volpe, dovrà addomesticare un animale selvatico: ma nel suo caso si tratta di una tigre del Bengala adulta e affamata, scampata insieme a lui da un naufragio e ospite della stessa scialuppa di salvataggio, in balia dell'oceano Pacifico.
Pi - il cui nome viene da una piscina di Parigi, Piscine Molitor, per far subito capire che si tratta di un personaggio inconsueto - è un sedicenne indiano, figlio del direttore dello zoo di Pondicherry. Nella prima parte del romanzo, Pi incontra le diverse religioni e le abbraccia tutte, perché vuole semplicemente "amare Dio". Nella seconda parte il padre di Pi per incompatibilità politica con Indira Gandhi decide di emigrare in Canada con la famiglia e alcuni animali, ma la nave fa naufragio e Pi, unico superstite, si trova a dividere una scialuppa di salvataggio con una zebra, una scimmia, una iena e una tigre; quest'ultima sbrana gli altri animali, ma sarà domata da Pi, che conosce la tecnica dei riflessi condizionati; nella terza parte, dopo sette mesi Pi viene salvato, ma la tigre è scappata e non ha prove per dimostrare la veridicità del suo racconto, che non viene creduto; allora fornisce un'altra versione della sua straordinaria sopravvivenza, sostituendo agli animali dei più plausibili personaggi umani. Alla fine chiede agli investigatori che lo interrogano quale delle due versioni fornite è la storia migliore. Se preferiscono quella con gli animali, più aperta alla creatività e all'immaginazione, vuol dire che hanno la speranza di incontrare Dio. Il racconto fantastico di Martel rivela così il suo significato metaforico: è quasi un "conte philosophique" dei nostri giorni, un invito a riflettere sui tesori del cuore con la forza del pensiero.

Vita di Pi. Life of Pi di Yann Martel
Traduzione di Clara Nubile
379 pag., Euro 15.90 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-7213-0

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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PARTE PRIMA

Toronto e Pondicherry


CAPITOLO 1

La mia dolorosa esperienza mi lasciò triste e depresso. Furono gli studi universitari e le pratiche religiose a riportarmi lentamente alla vita. Ancora oggi conservo quelle che alcuni considerano le mie strane inclinazioni in fatto di culto. Dopo un anno di scuola superiore, mi iscrissi all'Università di Toronto e presi due lauree. In teologia e in zoologia. La mia tesi di teologia esplorava alcuni aspetti della cosmogonia di Isaac Luna, il grande cabalista del sedicesimo secolo originario di Safed. Quella di zoologia era un'analisi funzionale della ghiandola tiroidea del bradipo tridattilo. Scelsi il bradipo perché la sua indole calma, pacifica e introspettiva era un balsamo per la mia anima a pezzi.
I bradipi possono essere didattili o tridattili; la classificazione è determinata sulla base delle zampe anteriori, visto che su quelle posteriori tutti i bradipi hanno tre artigli. Un'estate ebbi il privilegio di osservare il bradipo tridattilo nel suo habitat, le giungle equatoriali del Brasile. E un animale davvero curioso. La sua unica abitudine è l'indolenza. In media dorme o riposa venti ore al giorno.
Il mio gruppo studiava i ritmi del sonno di cinque esemplari: una sera, dopo che i bradipi si furono addormentati, mettemmo in equilibrio sulle loro teste dei piatti di plastica pieni d'acqua. Il mattino seguente, a sole ormai alto, i piatti erano al loro posto e l'acqua pullulava di insetti.
Il bradipo è particolarmente attivo al tramonto. Appeso a un ramo nella caratteristica posizione a testa in giù, si muove alla velocità di quattrocento metri all'ora, mentre a terra scivola da un albero all'altro a duecentocinquanta, sempre che ne abbia motivo, in altre parole, è quattrocentoquaranta volte più lento di un ghepardo motivato. In assenza di stimoli, in un'ora il bradipo percorre appena quattro o cinque metri.
Il bradipo tridattilo ha un'idea piuttosto vaga del mondo che lo circonda. In una scala da due a dieci, dove il due rappresenta un'insolita opacità sensoriale e il dieci un'estrema lucidità, Beebe (1926) assegna al gusto, al tatto, alla vista e all'udito di questo animale un bel due, e all'olfatto un tre stiracchiato. Se vi imbattete in un bradipo tridattilo che dorme nella foresta, due o tre spinte leggere basteranno a svegliarlo; ma non appena sveglio guarderà in tutte le direzioni eccetto la vostra. Perché si guardi intorno è di per sé un mistero, considerato che la sua vista è paragonabile a quella di Mister Magoo. Quanto all'udito, il problema non è la sordità del bradipo, ma la sua indifferenza ai suoni. Beebe riferisce che un colpo di arma da fuoco non gli provoca particolari reazioni se sta dormendo o mangiando. Anche l'olfatto, leggermente più sviluppato degli altri sensi, non va sopravvalutato. Teoricamente i bradipi sono in grado di fiutare i rami marcescenti, ma Bullock (1968) nota che "non di rado" essi precipitano a terra per essersi aggrappati al ramo sbagliato. Come fa un bradipo a sopravvivere? vi chiederete.
Proprio grazie alla sua estrema lentezza. Il torpore e l'indolenza lo tengono lontano dai pericoli, al riparo dalle brame di giaguari, gattopardi, arpie e anaconde. Nel suo pelo si annida un'alga, marrone nei mesi asciutti e verde nella stagione umida, che lo aiuta a mimetizzarsi con muschio e fogliame, facendolo sembrare un nido di formiche, una tana di scoiattolo, o un semplice pezzo di corteccia.
Il bradipo tridattilo è vegetariano e conduce una vita pacifica e in perfetta armonia con l'ambiente. "Sulla sua bocca c'è sempre un sorriso benevolo" commenta Tirler (1966). Quel sorriso io l'ho visto con i miei occhi. Non sono il tipo da proiettare emozioni umane sugli animali, ma più di una volta, durante quel mese in Brasile, mentre osservavo un bradipo a riposo, ebbi l'impressione di fissare uno yogi in meditazione, o un eremita immerso nella preghiera, creature sagge la cui ricca vita interiore sfuggiva ai miei criteri scientifici.
A volte confondevo le mie due aree di studio. I compagni del corso di teologia — agnostici meditabondi e confusi — mi ricordavano i bradipi tridattili; e i bradipi tridattili, stupendo esempio del miracolo della vita, mi ricordavano Dio. Non ho mai avuto problemi con i miei colleghi scienziati. Gli scienziati sono tipi cordiali, atei, gran lavoratori e bevitori di birra, che quando non sono impegnati a studiare pensano al sesso, agli scacchi e al baseball.

© 2003 Piemme Editore

biografia dell'autore
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Yann Martel è figlio di diplomatici canadesi. È nato in Spagna nel 1963 e ha abitato un po' dovunque: Alaska, Columbia Britannica, Costarica, Francia, Ontario, Messico e India. Attualmente vive a Berlino. In corso di pubblicazione in ventotto paesi, Vita di Pi, vincitore del Man Booker Prize 2002, è un caso letterario internazionale. Dall'Inghilterra all'India, dal Canada agli Stati Uniti ha scalato le classifiche di vendita, conquistando milioni di lettori. La Fox 2000 ha acquistato i diritti cinematografici del romanzo per trarne un film.


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23 maggio 2003