ITALIA ITALIE


Patrie impure
Italia, autoritratto a più voci

"...va detto che tra Milano e Roma esistono degli sfasamenti di orario mica da poco. Perché quando uno alle nove e mezza, a Roma, entra in ufficio e si ascolta la sua segreteria telefonica, trova subito due o tre messaggi che arrivano da Milano, il primo alle otto, otto e mezzo, il secondo alle otto e tre quarti, il terzo che dà sull'ansioso, verso le nove, mentre quando a Roma inizia il pieno pomeriggio, verso le cinque e mezza, telefoni a Milano e capisci dal tono di voce che tutto l'ufficio è già in atmosfera di smantellamento..."

Ma chi siamo? che razza di patria abbiamo? e poi che significa oggi "patria"? esiste un'identità, una peculiarità? siamo un popolo o un insieme di individui? chi sa, o può, raccontarci? di questo confuso momento in cui vengono inventate identità inesistenti o auspicate patrie piccole come fazzoletti, solo le voci degli scrittori forse possono parlare.
Così, nella tradizione della letteratura civile, 41 racconti e 42 autori, di diverse generazioni, presentano l'Italia attuale e la sua confusa realtà: una "periferia dell'Impero", "un paese mai nato o nato morto" che si vorrebbe poter amare di più ma che, troppo spesso, ci irrita, ci indigna o ci delude. Ed è proprio dalla negazione o dal tradimento della storia, dalla distruzione del paesaggio e dell'ambiente, dall'omologazione a modelli estranei che bisogna sfuggire per raccontare una contemporaneità che è fatta da tutti questi mali messi insieme ma anche da una non del tutto sopita voglia di sfida, da un'indistinta ansia di cambiamento e di autentica modernità che non sia adeguamento a costumi stranieri o rinuncia del proprio passato. L'antologia è divisa in sezioni: "Potere e poteri", "Società", "Istruzione, educazione", "Società civile e politica", "Memoria e presente". I racconti che le formano non necessariamente trattano specifici temi, ma sicuramente creano e suscitano riflessioni su quelli. Così, in una specie di affresco, possiamo riconoscerci e specchiarci, individuare delle peculiarità e dei vizi e, osservando infine questa Italia dalle mille province, il malessere che la pervade, l'ingenuità e la furbizia delle sue maschere tradotta nei comportamenti quotidiani, il coraggio della coerenza di tanti e l'opportunismo di altrettanti, riconciliarci con la nostra patria impura.

Patrie impure. Italia, autoritratto a più voci a cura di Benedetta Centovalli
IX-XIII, 497 pag., Euro 15.00 - Edizioni Rizzoli (Scala. Sintonie)
ISBN 88-17-87107-9

Le prime righe

Raccontare l'Italia

"Un Paese senza memoria. Un Paese senza storia. Un Paese senza passato. Un Paese senza esperienza. Un Paese senza grandezza. Un Paese senza dignità. Un Paese senza realtà. Un Paese senza motivazioni. Un Paese senza programmi. Un Paese senza progetti. Un Paese senza testa. Un Paese senza gambe. Un Paese senza conoscenze. Un Paese senza senso. Un Paese senza sapere. Un Paese senza sapersi vedere. Un Paese senza guardarsi. Un Paese senza capirsi. Un Paese senza avvenire?" È l'epigrafe necessaria rubata a Un Paese senza di Alberto Arbasino.
Forse il titolo di questo "romanzo a più voci" avrebbe dovuto essere Un Paese senza patria, seguendo le riflessioni di Guido Ceronetti. L'Italia non è una patria appunto. "A parte l'indubbia ubicazione peninsulare della maggior parte della gente che parla italiano," annota Ceronetti nel suo Albergo Italia, "l'Italia come idea spirituale non corrisponde a nessun ventre mistico di patria (peculiarità ispanica; neppure la Francia è ventre) e quel poco che s'era messo insieme di sentimento sacrale del suolo, di un suolo orlato da termini da considerare inviolabili, con fatica, con morti, è stato travolto dall'abbiezione mussoliniana, dal vilipendio dell'abbraccio fascista." E prosegue con questa affermazione: "È fondamentale, per tenere, che ci sia un patriottismo degli scrittori". Che non c'è, naturalmente.

© 2003 RCS Libri Edizioni


Di Grazia Casagrande


23 maggio 2003