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Cristina Comencini

Regista (Il più bel giorno della mia vita e Va' dove ti porta il cuore) e scrittrice di successo Cristina Comencini ha una forte passione per la lettura, "sedimentata" negli anni. Scopriamo insieme quali sono stati i suoi libri di formazione e lasciamoci anche consigliare da lei qualche titolo da "scoprire" negli scaffali della libreria.

Che cos'è la lettura per lei?

Innanzitutto è una delle principali attività della mia vita, sia perché leggo, sia perché scrivo. È una delle fonti della mia felicità perché in entrambi i casi riesco a perdere di vista la mia vita ed entrare in quella di un altro. Rappresenta una delle più grandi possibilità che ha l'essere umano. Certo il libro in certi casi si può "sostituire" alla vita ed essere anche fonte di isolamento o di solitudine, ma spesso è più interessante l'incontro nelle pagine scritte che quello reale...

Ha avuto dei libri di formazione?

Non sono stata una lettrice precoce perché da piccola ho giocato molto. Leggevo molto le favole, ma posso dire di aver cominciato a leggere davvero nell'adolescenza. Ricordo che i primi libri, quelli che mi hanno formata, sono stati quelli della biblioteca di casa, di mio padre e mia madre. Dopo la fase delle favole e quella di argomento molto, molto fantastico e infantile, ho cominciato a leggere i libri di casa e a condividere le passioni delle mie sorelle e dei miei genitori. Frequentando scuole francesi mi sono formata sul romanzo francese e russo. Devo dire che i libri che si leggono nell'età adolescenziale e nella giovinezza sono fondamentali: la lettura è senza filtri, ci si identifica moltissimo con i personaggi e con le situazioni che, anche se sembrano anni luce lontani, in realtà sono molto vicini. Sono i libri più "folgoranti" della vita.

Qualche titolo?

Sicuramente la Alla ricerca del tempo perduto di Proust: quando si è letto un libro così è molto difficile trovarne un altro che trasmetta uguali sensazioni ed emozioni. Nel libro di Proust l'intreccio tra vita e letteratura è talmente forte che rimane quasi un punto conclusivo. Pur avendolo affrontato in età adulta, mi ha formata veramente in profondità. Nell'età più adulta oltre la letteratura americana e inglese ho amato quella ebraica. Fra i colpi di fulmine che ho avuto citerei Singer e Cent'anni di solitudine di García Márquez, ossia libri che oltre ad avere una grande potenza narrativa fanno anche riflettere sulla letteratura.

Ha quindi un rapporto molto intimo con i libri...

Sì, ma devo dire che, per mia fortuna, l'ho raggiunto tardi. Da bambini penso sia importante mantenere i pensieri e le emozioni personali, senza farsi influenzare da ciò che è già stato scritto. Oggi è quasi impossibile perché i bambini hanno troppi stimoli visivi. Sono contenta di essere arrivata alla lettura nell'età giusta, perché l'adolescenza è veramente l'epoca in cui la letteratura aiuta a vivere, perché dà nome a quello che ognuno di noi ha dentro, ai pensieri negativi, al male, al bene, all'aggressività ecc. e quando si legge si ha la sensazione di non essere soli al mondo.

Di quali scrittori ha letto più di un libro?

Essendo anche scrittrice sento il desiderio di entrare nel mondo di un altro autore approfondendo i vari riferimenti della sua produzione libraria. Ma non faccio ricerche sistematiche e non leggo necessariamente tutto ciò che uno scrittore ha pubblicato. Leggo i giornali che parlano di libri... e li compro.

Ha scoperto recentemente qualche scrittore che le è piaciuto particolarmente?

Un libro curioso, anche un po' "polpettone", è Un uomo vero di Tom Wolfe. Si tratta di un libro uscito un paio di anni fa e che noi avevamo in casa. Un altro libro che mi ha molto stupito per la capacità di "creare" attraverso la letteratura e di essere ponte con la realtà è stato Ogni cosa è illuminata di Jonathan Foer. Si tratta di un curiosissimo e stranissimo libro, anche un po' eccezionale. Anche Le correzioni di Franzen è da segnalare: si tratta di un libro molto freddo e acuto.

E per quanto riguarda gli scrittori italiani?

Ho letto Non ti muovere di Margaret Mazzantini e mi è sembrato abbastanza forte; ultimamente, Io non ho paura di Ammaniti. In questo momento sto leggendo libri per il premio Strega, come Vita di Melania Mazzucco e quello di Sandra Petrignani, La scrittrice abita qui. Ho letto molto di Elsa Morante e Natalia Ginzburg e moltissimo Calvino. Sono tutti autori che si leggono e si rileggono.

Cosa significa la trasposizione cinematografica di un libro? Quali difficoltà nasconde?

In genere è da evitare. Io cerco di evitarlo, specie con i miei libri. Qualche volta può capitare però di trovare un buon testo, adatto per un film. Ma si tratta di una relazione abbastanza complicata e di questo parlerò nell'incontro di sabato allo spazio Oberdan. In breve il cinema si è un po' "evoluto" rispetto alla letteratura, prima ne era molto dipendente. Libro e film "si parlano di più". Gli americani ricorrono spesso ai romanzi nel cinema, senza rendere la cosa molto evidente. Per me un libro finisce con la parola, anche se mi rendo conto che è un criterio un po' purista. In realtà se si trova un bel libro e si pensa di fare un film non c'è nulla di male, però non è sempre facile. Con mio padre ho trasposto La storia della Morante e Cuore di De Amicis, ma è stato un lavoro difficile. Certo nei libri l'elemento "allettante" è la trama e il regista può essere facilitato da personaggi generalmente molto ben costruiti dallo scrittore. Alla fine il film può risultare arricchito rispetto a un altro realizzato con un semplice soggetto cinematografico. Però qualche volte può essere anche un tranello.

C'è un libro da cui vorrebbe realizzare un film?

Sì, Voci umane di Penelope Fitzgerald, una scrittrice non molto conosciuta. Si tratta di un libro molto bello ambientato negli anni della II Guerra Mondiale a Londra. Mi ha colpito molto questa storia d'amore e la descrizione degli anni della guerra.

Di Piera Passalacqua


9 maggio 2003