SENTIMENTI

Bo Carpelan
Il libro di Benjamin

"Essere un recipiente vuoto e aver imparato i propri contorni, la propria capacità. Così che quando arriva il giorno, quando si viene riempiti, niente trabocchi, tutto si raccolga: l'acqua limpidissima, il fondo che si vede, come se si fosse una sorgente."

Bo Carpelan è un autore sconosciuto per il pubblico italiano dei lettori. In realtà si tratta di uno dei più tradotti scrittori finlandesi, ma sinora la sua produzione ha sempre preso strade esterne all'Italia. Nella bella Postfazione di Massimo Ciaravolo, si sottolinea la peculiarità di questo finlandese di origine svedese, esponente di una minoranza linguistica che nel paese conta il 6% degli abitanti. È proprio in questa lingua "di frontiera" che Benjamin, il protagonista del suo libro, pronuncia un'imprecazione che inconsciamente gli segnerà l'esistenza con un senso di colpa ineliminabile. È rivolta, in un pomeriggio di divertimento, al piccolo compagno di giochi della prima infanzia, Olli. Benjamin ha solo sette anni e le sue parole non sono importanti: un "va' a quel paese" come tanti che i ragazzini si scambiano senza pensarci troppo. Ma Olli per un caso del destino poco dopo rischia di affogare nel vicino lago e, dopo essere rimasto troppo tempo sott'acqua, riporta danni irreversibili al cervello. Molti anni dopo, Benjamin, ormai in pensione, decide di riaffrontare quei momenti e quel senso di colpa irrisolto, facendo un profondo lavoro sul suo passato e riavvicinandosi a Olli tentando di ricucire un rapporto basato su sensazioni e immagini più che sulle parole che comunque li dividerebbero, lui svedese e l'amico finlandese, lui uomo dall'intelligenza normale e l'amico handicappato segnato per sempre dall'incidente. Il romanzo, intenso e complesso, è formulato come un diario. Raccogliendo le impressioni via via scritte da Benjamin in questo suo percorso interiore, Carpelan scrive intense pagine sulla memoria, sul senso dell'amicizia, sulla solidarietà e sulla diversità, con toni poetici di altissimo livello.

Il libro di Benjamin di Bo Carpelan
Titolo originale: Benjamins bok
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima
284 pag., Euro 15.00 - Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-110-1

Le prime righe

I

NEL CAMPO DELLE POSSIBILITÀ

Tardo inverno, primavera

1

Prima di morire, mio nonno mi regalò il suo vecchio e consunto cipollone d'argento. Aveva i numeri romani e pesava come un cuore. Ne ascoltavo i fragili ticchettii, come minuscoli insetti chiusi in un'enorme stanza che trovava posto nella mia mano. Il cipollone era protetto da una cassa e doveva essere caricato regolarmente; la catena la tolsi. Dopo la morte del nonno l'orologio diventò ancora più importante, ancora più solido, e raccoglieva il calore della mano: era come una pietra viva che mi proteggeva dalla malvagità della guerra. Lo portavo con me dappertutto. Al sicuro nella mia tasca, sopravvisse a tutte le avversità, e anche quando ebbi un orologio da polso, continuò a vivere la sua vita, ora più chiusa e più silenziosa, nel cassetto della mia scrivania. Quando lo vedevo li, mi tornavano in mente tutti i miei morti, il nonno e la nonna e mamma e papà e la zia e Gusten, che adesso non ci sono più. Il cipollone del nonno racchiude molti segreti. Ricordo una sera tardi, papà non è in casa, probabilmente è all'osteria, io sono sveglio, la mamma è sveglia in camera sua, io me ne sto coricato con il cipollone premuto contro l'orecchio, in ascolto, è come la più meravigliosa e tenace musica della vita suddivisa in scintille o fiocchi di neve, il buio è rotto dalla luce parsimoniosa di un lampione di strada.

© 2003 Iperborea Editore


L'autore

Bo Carpelan (Helsinki, 1926) è una delle voci più significative della letteratura finlandese in lingua svedese. È poeta, traduttore, critico, scrittore di libri per ragazzi e radiodrammi. Come romanziere, caratterizzato da una forte vena lirica e tensione etica ed esistenziale, è noto soprattutto per Axel, storia delle vite intrecciate di un suo prozio musicista e Sibelius. Ha ricevuto tra i vari il Premio del Consiglio Nordico e ilPremio dell'Accadiemia di Svezia nel 1997.


Di Giulia Mozzato


16 maggio 2003