SENTIMENTI

Antonio Soler
Il nome che ora dico

"I capelli di Serena, ancora più rossi per il riflesso del tramonto, si muovevano in un fremito, cadendo sulle tempie e arricciandosi sulle guance e sul collo. Sintora dice che sentì la guerra attraversargli con tutti i suoi eserciti il ventre, con tutte le sue bombe, con tutta la sua devastazione, il petto."

Spagna: siamo in piena guerra civile, durante le terribili giornate della battaglia di Madrid. Stiamo leggendo, insieme al narratore, il diario di un giovane combattente repubblicano, Gustavo Samora: è poco più di un ragazzo, ma la sua iniziazione alla vita è davvero totale. Questo diario, le cui pagine poste all'interno del racconto sono riportate in corsivo, è stato dato al narratore dal padre Solé Vera compagno e amico di Gustavo durante e dopo quegli anni cruciali.
I due stanno vivendo una guerra disperata che semina morte, che mette alla prova il coraggio di chi si ritrova a combattere in condizioni difficilissime. Per alleviare le pene proprie e della popolazione civile, il piccolo distaccamento di soldati organizza spettacoli circensi, così passano sotto i nostri occhi personaggi picareschi e divertenti, patetici e malinconici, spesso stridenti con l'atmosfera che li circonda. Ma a dominare il romanzo è la bellissima storia d'amore tra il giovane Samara e Serena Vergara, una donna che ha molti più anni di lui, infelicemente sposata a un uomo violento, madre tenerissima di una bambina. L'amore del ragazzo è totale, senza dubbi o esitazioni, la donna ricambia quel sentimento come se per lei fosse una boccata d'ossigeno, un brandello di felicità a cui aggrapparsi in una vita dolorosa. La storia d'amore è difficile, troppo da vivere in quelle drammatiche giornate e in una situazione di clandestinità. Il marito, violento e ferito nella sua dignità, riporterà "l'ordine" familiare con una brutalità inaudita. La guerra dividerà i due amanti e quando, per l'ultima volta, Serena vedrà di lontano Gustavo non potrà fargli un cenno, dirgli una parola, ma il suo sguardo, che solo i lettori conosceranno, sarà un atto d'amore definitivo. Così come per sempre il nome di quella donna, la vera "patria" del suo giovane innamorato, rimarrà scolpito nella mente e nel diario.

Il nome che ora dico di Antonio Soler
Titolo originale: El nombre que ahora digo
Traduzione di Paola Tomasinelli
221 pag., Euro 14.00 - Edizioni Marco Tropea (Le gagge)
ISBN 88-438-0417-0

Le prime righe

Ho perduto la mia patria, lasciò scritto Gustavo Sintora all'inizio di uno dei suoi quaderni. Ma quando scrisse quelle parole, Sintora non parlava di nessun paese, di nessun esercito né territorio, di nessuna bandiera. La sua patria era una donna, una donna che aveva nome e occhi di tramonti. Lo lasciò detto Sintora, scritto su quei quaderni dalla grafia minuta e nei frammenti senz'ordine che consegnò a mio padre e che mi capitarono tra le mani. Ora li sto leggendo adagio, per ricompone quella storia accaduta diversi anni prima che io nascessi, e grazie a loro inizio a conoscere i personaggi che tante volte vidi durante l'infanzia. Allora non erano altro che nomi, volti. Ora so chi furono veramente quegli uomini che combatterono una guerra lontana.
Mio padre si trovava tra loro, faceva parte di quello strano distaccamento che era passato attraverso la guerra portando in giro artisti e saltimbanchi. Ora so quali furono i desideri e i timori di quella gente, ma soprattutto conosco cosa si nascondeva dietro lo sguardo di Gustavo Sintora, quel tipo insignificante con gli occhiali sgangherati che attraversò la mia infanzia senza che quasi mi accorgessi di lui. Forse ai tempi in cui lo vedevo, silenzioso e sereno, stava ancora scrivendo alcuni frammenti di questi quaderni che ora inizio a riordinare con la mia scrittura, forse quando aveva lo sguardo perso sulle aiole del cortile ricordava Serena Vergara, e guardando i petali delle margherite vedeva gli alberi di altri tempi sotto ai quali si rifugiava con Serena, gli steli dei fiori, l'oscurità della terra e Corrons, il suo petto sotto la mira del fucile, l'auto del Tessile che volava nel cielo, Montoya ferito sulla scalinata del Marchese.

© 2003 il Saggiatore Editore


L'autore

Antonio Soler è nato a Málaga nel 1956. Giornalista e sceneggiatore televisivo, ha scritto i racconti Extranjeros en la noche, i romanzi Modelo de pásion (Premio Andalucía de la Critica 1995 e Premio Arzobispo Juan de san Clemente 1996). Gli angeli caduti ha vinto il Premio Herralde de Novela e il Premio Nacional de la Crítica. Il nome che ora dico ha vinto invece il Premio Primavera de Novela.


Di Grazia Casagrande


16 maggio 2003