VITA VERA

Nazzareno Zambotti
Perché non sono diventato serial killer
Autobiografia di un uomo solo

"Ai miei tempi, la violenza era la base a partire dalla quale si costituivano dei principi, i principi formavano il carattere, il carattere spingeva alla riflessione. Per questo, molti miei amici avevano abbandonato il crimine, cambiato vita. Per me forse era tardi, avevo perduto diverse occasioni, altre non le avevo cercate. Ma fu lì, passeggiando per quella galera che mi proponeva soltanto un senso di estraneità, che decisi di riprovarci di nuovo, questa volta mettendoci tutto me stesso."

Nazzareno Zambotti un Edward Bunker all'italiana? Perché non sono diventato un serial killer? è la versione nazionale dell'Educazione di una canaglia americana? A quando Nazzareno sul grande schermo in un remake casereccio delle Jene? La California di Bunker è la Roma di Zambotti, o meglio, la capitale delle borgate. Il mondo criminale in cui vive l'uno è simile a quello dell'altro. L'eroina americana non è diversa da quella della penisola. Zambotti ripercorre la sua vita, partendo dall'infanzia, tra miseria, collegi, e la Casa di rieducazione di Bologna, "un cocktail esplosivo dove sarebbe potuto accadere di tutto". Tornare a casa vuol dire per il giovane Nazzareno tornare alla baracca della madre. "Poi c'erano i furti. Impossibile mantenere una certa indipendenza senza avere dei soldi in tasca". E, naturalmente, il carcere: inizialmente cinque anni di detenzione per alcune ruote di scorta, "facile accumulare un ergastolo, no?". In mezzo, l'amicizia e l'amore, sentimenti che un ragazzo di borgata prova intensamente come tutti gli altri, ma che tenta di nascondere per orgoglio, per dimostrare la sua virilità. Proprio l'amore è una delle componenti centrali del romanzo. Un amore disperato ma vivo, un'ancora di salvezza, la spiegazione del titolo. Per amore Nazzareno non è diventato serial killer.

Perché non sono diventato serial killer. Autobiografia di un uomo solo di Nazzareno Zambotti
217 pag., Euro 8.80 - Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero n. 1088)
ISBN 88-06-16319-1

Le prime righe

I. Un collegio dopo l'altro

"Ho spinto cosi tanto che ho finito per farti la cacca in testa". Cosi dice mia madre del parto che mi ha fatto nascere.
Era il 10 gennaio del 1948. Mia madre abitava a due passi dall'ospedale dove mi partorì, il San Giovanni. Era stata la donna di servizio in casa del cavaliere Nazzareno Zambotti. Aveva finito con lo sposarsi uno dei tre figli, Alberto. Due anni prima di me, era nata mia sorella Anna Maria. Il cavaliere aveva benedetto l'unione di mia madre con suo figlio, nonostante la moglie fosse contraria. Furono invece tutti d'accordo a darmi il nome del nonno. E quando questi morì, furono altrettanto d'accordo a cacciare di casa me, mia madre e mia sorella. Avevo due anni, neanche il tempo di assaporare le stelle che già finivo nelle stalle. Mia sorella fu spedita in collegio, io in un paesino dell'Abruzzo, da una cugina di mia nonna materna. A Roma, intanto, mia madre aveva bisogno di una casa. Lo stipendio di donna di servizio non le permetteva il più misero degli affitti. Chiese aiuto ai suoi paesani perché l'aiutassero a costruire una baracca. Individuata l'area, iniziarono ad ammassare i mattoni rimediati un po' per volta. Di giorno, un telo nascondeva i mattoni alla vista dei curiosi.

© 2002 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Nazzareno Zambotti è nato il primo gennaio 1948. Questo è il suo primo libro.


Di Giulia Mozzato


16 maggio 2003