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Tran-Nhut
La polvere nera di Maestro Hu

"Emergendo da una nuvola di polvere, stranamente aureolata da una luce verdognola, una sagoma si stagliò nella penombra come uno spirito vomitato dalla notte."

Se il giallo è sempre stato un colore molto femminile, in letteratura, perché le donne si sono dimostrate particolarmente inclini alla criminologia, si può dire che oggi le scrittrici tengano banco in tutti i settori del genere poliziesco, anche in quelli più grandguignoleschi per lettori dagli stomaci forti: l'anatomopatologa Kay Scarpetta ad esempio, creata da Patricia Cornwell, rovista nei cadaveri con la disinvoltura di Jack lo Squartatore. Eppure continuiamo a credere che sia più consono all'analitica mente femminile il giallo "scientifico" di cui Agatha Christie è stata insuperabile maestra, creando figure di investigatori che identificano i colpevoli concentrandosi su indizi apparentemente insignificanti e meccanismi psicologici.
Una new entry in questo settore, pur affollato, riserva una gradita sorpresa: sono due sorelle vietnamite, Kim Tran-Nhut e Tranh Van Tran-Nhut (e a proposito di mente analitica, è interessante precisare che sono rispettivamente insegnante di Fisica e ingegnere) fin da giovanissime trasferite in Francia dove hanno riscosso grande successo con una serie di romanzi polizieschi incentrati su una particolarissima figura di detective, un mandarino del XVII secolo, ispirato a un loro antenato. È appena stato tradotto in italiano quello che in Francia è il terzo romanzo della serie, La polvere nera di Maestro Hu.
Per ricreare l'atmosfera degli antichi mistery orientali si sono dichiaratamente ispirate al grande modello del sinologo Robert Van Gulik, che negli anni '50 pubblicò una lunga serie di romanzi gialli dedicata al giudice Dee, un magistrato imperiale dalla fama leggendaria, una sorta di Sherlock Holmes dell'antica Cina.
Anche il mandarino Tan è un magistrato inquirente, che deve amministrare la giustizia in una cittadina vietnamita al tempo della dominazione cinese; come tutti i grandi investigatori della letteratura ha al suo fianco un collaboratore che gli fa da spalla, in questo caso l'amico letterato Dinh, e si avvale della consulenza di uno stravagante medico legale, il dottor Porco, un nome non scelto a caso. Tan si trova alle prese con misteri raccapriccianti, come quello di un esercito di morti viventi che terrorizzano la popolazione rubando pietre tombali, e non manca il classico enigma della camera chiusa, dove viene trovato sgozzato un dissoluto aristocratico. Anche il clima intellettuale dell'epoca è ricostruito con credibilità, tra il razionalismo confuciano, di cui Tan è un convinto assertore, l'immaginario magico popolare, e la penetrazione cristiana, rappresentata da un gesuita con cui il mandarino Tan allaccia un rapporto incuriosito e rispettoso. Una cornice suggestiva e insolita che dà un tocco esotico al classico schema del giallo.

La polvere nera di Maestro Hu di Tran-Nhut
Titolo originale: La poudre noire de Maître Hou
Traduzione di Francesco Bruno
294 pag., Euro 13.50 - Edizioni Ponte alle Grazie
ISBN 88-7928-623-4

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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Appoggiato al bastingaggio, Lam guardava sfilare le ombre della foresta: cime zigrinate di palme acquatiche, massa compatta di arboscelli le cui radici tessevano inestricabili intrecci neri. Le sponde del fiume risonavano di melodie brevi su un sottofondo di brontoli senza leggiadria e palpitavano di una miriade di lucine, altrettante pupille che, indolenti, seguivano il passaggio della giunca.
Erano partiti a buio fatto, lasciandosi portare dalla corrente che, infallibilmente, li avrebbe spinti nell'immensa Baia del Drago. Villaggi, festoni di luci sgranate a fil d'acqua, si erano materializzati in un'ansa del fiume e poi sciolti nel buio, lasciando in gola al battelliere soltanto l'odore acre di un fumo di legna. Dato che quel tratto fluviale era ben noto, gli uomini dell'equipaggio si erano ritirati sottocoperta, buttandosi anima e corpo in partite a carte che di sicuro li avrebbero consunti più del fuoco dell'alcol. Lam fece il broncio: l'equipaggio si riduceva in realtà a dei ragazzetti attratti dall'avventura di un'uscita in mare, pagati con una polpetta di riso in quell'epoca di espansione commerciale. Purché si mostrassero all'altezza della loro ambizione, quei ribaldi cresciuti troppo in fretta!
La giunca sboccò nel golfo nel momento in cui la luna scendeva rosseggiando dietro l'orizzonte. Dopo i gridi della foresta, calò il silenzio, glaciale. Lam alzò la testa. I suoi occhi, una volta abituatisi all'oscurità incipiente, videro accendersi i sette fuochi del Moggio, chiamato anche il Cucchiaio del Nord. Istintivamente si orientò con la Polare,
che pareva di poter toccare nel cielo ora trapunto di stelle. Voltandosi, scorse una sagoma intenta ad annodarsi il codino.
"Prua sull'Isola delle Tombe! " urlò a Huy, che si affrettò a obbedire.
Le vele incannicciate, aperte come ali di farfalla, sbatterono al vento, ed essi fecero rotta verso una protuberanza rocciosa a forma di teschio umano in mezzo a un campo d'ossa.
"È pura follia avvicinarsi a quel posto schifoso, e di notte poi!" borbottò Huy, imbronciato. " Si direbbe un gigante morto in mare! "
Lam agitò un indice riprovatore verso quel giovincello ricalcitrante i cui pregi erano da cercarsi più nel bel volto e nelle labbra sensuali che nell'obbedienza al suo superiore.
" Gli ordini del vecchio Phung non si discutono! Preferiresti passare la notte con l'immondo carico che ci hanno accollato? "
L'altro sputò in coperta e scosse il ciuffo ribelle.
" Scherzate! Tanto varrebbe baciare sulla bocca una donnaccia che ha appena sventrato il suo uomo prima di staccargli la testa! "
"Voglio crederti sulla parola, tu che hai avuto esperienze di ogni sorta " replicò Lam. "Non scordare che il signor Phung ha sganciato un compenso consistente per questa missione ".
" Quel vecchio taccagno deve aver visto le stelle nel cacare tutti quei sapechi! " disse il giovane scoppiando a ridere e mettendosi coccoloni per mimare la dolorosa espulsione.
" Bah! Ciò che ha mollato qui, lo ricupererà sicuramente altrove, non temere. Con quello che c'è nella stiva potrebbe mettersi a fare elemosine ai signorotti, se volesse ".
Ora che si erano avvicinati agli isolotti, Lam distingueva le anfrattuosità che scavavano negli scogli orbite vuote e bocche senza fondo. Più subdoli della rogna, filamenti di muschio nerastro rodevano la faccia dell'Isola delle Tom-. be. Sparsi attorno all'isolotto centrale, scogli sbilenchi ne impedivano l'accesso, e il battelliere abbozzò mentalmente una possibile traiettoria: tra due blocchi, poi al largo di quella sporgenza... D'un tratto, strinse le palpebre. Strano. La sua vista di vecchio battelliere gli giocava dei brutti tiri. Eppure, quelle forme sballottate dalle onde...
" Huy, cosa vedi là, all'altezza di quella lingua rocciosa? "
Il gesto sospeso, il giovane si teneva la serica capigliatura attorta sul polso. Rispose semplicemente:
" Ci sono sei barche, ciascuna con cinque uomini a bordo. Sono tutti seduti, salvo il più alto che è in piedi e sta accendendo un braciere ".
Lam lo rimbrottò rudemente.
" Scimunito! Non vedi che sono pirati? E sai cosa fanno i pirati ai bei ragazzi come te?"
Sgomento, il giovane era diventato una maschera di cera su un corpo tremebondo. Scostandolo con il gomito, Lam corse verso la stiva, da cui uscivano imprecazioni di ogni sorta.
" Tu bari, figlio di mala femmina che non sei altro! "
" Specie di bastardo castrato! Se continui così, ti rompo... "
" Fatela finita, banda di fannulloni! " urlò Lam, esasperato. " Tutti in coperta! Pirati in vista! "

© 2003 Ponte alle Grazie Editore

biografia dell'autore
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Kium Tran-Nhut e Tranh-Van Tran-Nhut, nate in Vietnam ma trasferitesi giovanissime in Franci, in onore delle loro origini e dei loro antenati hanno dato vita al personaggio del Mandarino Tan. La maggiore, Tranh-Van, è ingegnere e Kim insegna Fisica. Questa è un'avventura del Mandarino Tan scritta è un'avventura del Mandarino Tan scritta da Tranh-Van a partire da una trama elaborata insieme alla sorella. Sono già usciti in Francia: L'ombre du prince, Le temple de la grue écarlate, scritti a quattro mani.


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9 maggio 2003