I GIALLI

Marco Vichi
Una brutta faccenda
Un'indagine del commissario Bordelli

"La luna era coperta da uno strato spesso di nuvole, e il parco era scuro come il cielo. Il prato saliva ripido e oscuro verso sinistra, e in cima alla collinetta si vedeva il chiarore dei riflettori della polizia affogato in mezzo a una folla di persone. Cominciarono a salire."

Aprile 1964, Firenze, pioggia. È un momento particolare per la città perché ancora i fiorentini non lo sanno, ma due anni dopo si scatenerà il diluvio universale nelle strade e nelle piazze dove l'Arno impazzito farà scempio di persone e cose. La pioggia e il cielo perennemente grigio creano un clima di inspiegabile ansia, come oracoli di disgrazia, come una premonizione inascoltata. E un primo dramma accade: tra i cespugli del Parco del Ventaglio viene trovato il corpo di una bambina strangolata, che presenta anche un brutto morso sulla pancia. Poco dopo, incredibilmente, un'altra bambina è uccisa nel medesimo modo. È evidente il collegamento tra i due fatti delittuosi, ma potrebbero anche in qualche modo riguardare un altro strano evento accaduto prima e legato alla figura di Casimiro, un nano che ha denunciato la presenza del cadavere mai ritrovato di un uomo in un campo nei pressi di Fiesole e che a sua volta scompare improvvisamente, senza lasciare tracce.
Sembra impossibile persino svolgere un'indagine logica, in quasi totale assenza di indizi. Ma il commissario Bordelli, che già ben conosciamo come intelligente e sensibile investigatore al centro di un'indagine intricata nella Firenze dell'estate del 1963 (Il commissario Bordelli), tenterà di arrivare all'assassino seriale che sta angosciando una Firenze sempre più bagnata e tetra.

Una brutta faccenda. Un'indagine del commissario Bordelli di Marco Vichi
245 pag., Euro 13.50 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-330-3

Le prime righe

Firenze, aprile 1964

Alle nove di sera un omuncolo cencioso alto come un bambino entrò col fiato grosso nel portone della questura. Si appiccicò al vetro urlando con educazione che voleva parlare con il commissario. Da dentro Mugnai gli disse di stare calmo e gli domandò di quale commissario parlasse. Il nano schiacciò una mano sporca sul vetro e urlò:
" Il commissario Bordelli! ", come se Bordelli fosse l'unico commissario possibile.
" E se non ci fosse? " disse Mugnai.
" Ho visto il Maggiolino" fece il nano. Alla fine gli aprirono. Mugnai fece un cenno al collega Taddei, un tipo grosso con gli occhi da bue arrivato da poco. Taddei si alzò a fatica dalla sedia e seguito dal nano s'incamminò su per le scale. In fondo al lungo corridoio del primo piano si fermò davanti alla porta del commissario Bordelli.
" Aspetta qui " disse, lanciando un'occhiata alle scarpacce del nano, sporche di fango e ripulite alla meglio. Poi bussò, sparì dietro la porta e tornò dopo qualche secondo.
" Vai pure " disse. L'omuncolo s'infilò dentro di corsa e Taddei senti la voce di Bordelli che diceva:
" Casimiro, che cavolo ci fai qui? " Poi la porta si richiuse di colpo. L'agente non si fidava, si grattò la testa e bussò di nuovo. Si affacciò con rispetto.
" Bisogno di nulla, commissario? "
" Nulla grazie, vai pure."
Casimiro inghiottiva di continuo, e aspettò in silenzio che il bue richiudesse la porta. Rifiutò una sigaretta del commissario e restò in piedi davanti alla scrivania.
" Che c'è Casimiro? Mi sembri agitato. "

© 2003 Ugo Guanda Editore


L'autore

Marco Vichi è nato a Firenze nel 1957 a Firenze. Ha pubblicato racconti su riviste letterarie ed è autore di testi teatrali. Vive nel Chianti. Ha scritto anche: L'inquilino, Donne sole e Il commissario Bordelli.


Di Giulia Mozzato


9 maggio 2003