I GIALLI

Giorgio Todde
Paura e carne

"Efisio guarda il cielo e gli sembra che una velenosa nube d'oppio stia arrivando anche a lui. Si sente debole, si appoggia al muro e chiude gli occhi... che capogiro e che dolore."

Efisio Marini è un personaggio già noto ai lettori di Todde ed è un medico realmente vissuto nella seconda 0metà dell'Ottocento. La sua competenza originalissima era di imbalsamare i cadaveri e viceversa di restituire al corpo, rigido nella morte, l'elasticità di un vivente. In questo romanzo, Marini ha l'incarico di imbalsamare tre vittime di una lunga serie di omicidi inspiegabili avvenuti nella sua città sul mare (in cui è facile riconoscere Cagliari). Questa commissione lo stimola a iniziare delle personali indagini sui tragici eventi densi di mistero occorsi in città, indagini che si scontrano con la facile soluzione data dalla polizia e che aprono a un intricato giro di traffici con l'altra sponda del Mediterraneo, quella africana, da cui partono droghe e passioni che hanno come esito la morte e il dolore.
La razionalità positivista del medico s'infrange così contro un universo oscuro e doloroso che, e il salto nell'attualità appare coerente, mostra come l'infelicità e la povertà possano arrivare a produrre anche un'umanità spietata e pronta a tutto.

Paura e carne di Giorgio Todde
248 pag., Euro 14.00 - Edizioni Frassinelli (Narrativa)
ISBN 88-7684-728-6

Le prime righe

La paura salta fuori dalle pietre — più dura delle pietre — per l'avvocato Giovanni Làconi. Lui la riconosce e capisce finalmente come è fatta.
Se lo è sempre chiesto quale sia la forma della paura e da bambino pensava, ogni giorno, che fosse addormentata in fondo al golfo, pronta ad avventarsi addosso a lui in forma di tromba d'aria e acqua. Però la teneva lontana il coraggio della madre.
Tutta la vita l'ha dedicata a proteggersi dalla paura, ma di notte, adesso che ha passato i cinquanta, la sua prudenza si è trasformata in un 'insonnia lucida e costante che gli lascia un 'avvisaglia di terrore sino alla notte successiva quando, senza una parola, beve vino nero e si istupidisce ancora prima di mangiare.

Questa mattina sente lo spavento nel palmo delle mani umide. Perciò ha continuato a sfregarsele durante la messa e anche dopo, sino a quando è arrivato al molo davanti allo spazio così grande che il suo respiro gli sembra piccolo piccolo.
Ha lasciato il calesse all'ombra, ha preso canna ed esca e, col suo passo da corridoio, è arrivato sino alla punta.

Capisce come è fatta la paura quando la vede sbucare dalla casa abbandonata del molo di san Francesco, dove va a pesca ogni sabato. La vede in faccia e lei lo ammazza mettendoci il tempo che deve metterci.
Con la lenza lo strozza e gli incide il collo. Lui sta fermo, la fissa e immagina che si muoia così.
Che dolore in mezzo al petto, che dolore.
Con il terrore sente sottomissione — come chi si rassegna a una pena giusta — e prova persino un sentimento di fiducia infantile. Non si porta nemmeno le mani al collo per difendersi. Reagire continuerebbe il patimento che gli è toccato.
Quanta luce. Il sole gli brucia gli occhi che spingono per venire fuori. Vorrebbe vedere ancora per un momento, ma i momenti sono finiti per Giovanni Làconi.

© 2003 Frassinelli Editore


L'autore

Giorgio Todde vive e lavora a Cagliari. Con Lo stato delle anime (2002), vincitore del Premio Rhegium Julii e i cui diritti sono stati venduti in Freancia, Germania, Olanda e Spagna, ha inaugurato una serie di romanzi imperniati su una singolare figura di investigatore: l'imbalsamatore Efisio Marini, un medico sardo vissuto tra il 1835 e il 1900.


Di Grazia Casagrande


9 maggio 2003