I GIALLI

Santo Piazzese
Il soffio della valanga

"Ora la donna guardava fuori, attraverso le finestre. C'era un cielo blu cobalto che invitava a pensieri lievi. Lei non sembrava più abbandonarsi al dolore come ad una anestesia generale. Il dolore si era trasfigurato in una mestizia vigile, controllata, interiore. Persino serena. Qualcosa di costruttivo e vitale."

Biologo, uomo di scienza quindi, eppure attratto dal mistero dell'animo umano e dalle strade imperscrutabili del destino, Santo Piazzese, perfetto esemplare della pensosità palermitana, ci offre un altro romanzo poliziesco, riflessivo e amaro.
Il commissario Vittorio Spotorno, il protagonista, indaga su di un duplice omicidio, ma una delle due vittime (il suo compagno di giochi infantili Rosario) lo riporta a riesaminare non solo ogni indizio e ogni pista per rintracciare le vere cause del delitto e i suoi artefici, ma il suo stesso passato, la sua intera vita, in un gioco di rimandi continuo tra fatti e pensieri, tra ipotesi e prove. Spotorno è diventato tutore dell'ordine, ma la vita avrebbe potuto portarlo altrove, avrebbe potuto vederlo diventare "picciotto" mafioso come forse è successo a Rosario... Eppure, qualcosa non torna al commissario: troppo diverso il ragazzo che ricorda, troppo distante la realtà piccolo borghese in cui è cresciuto dalla qualità mafiosa del delitto. Come la valanga, quando precipita, trascina con sé ogni cosa e lascia tutt'intorno una turbolenza, un soffio violento che può travolgere uomini e cose, così avviene nel mondo, in questa vita: non possiamo mai sentirci lontani, al sicuro dal male e dalla violenza, nessun ambiente può proteggerci o tutelarci. Una misteriosa donna, la Dama Bianca, condurrà il commissario alla verità, una verità tutta privata e interiore che si intreccia con vicende più grandi di chiaro stampo mafioso.

Il soffio della valanga
329 pag., Euro 11.00 - Edizioni Sellerio (La memoria n. 558)
ISBN 88-389-1803-1

Le prime righe

Capitolo I

Divagazioni (con delitto)
Sopra una macchia di catrame

Non c'è niente di meglio dell'olio d'oliva, quando pesti il catrame a piedi nudi. Strofini la macchia con un pezzo di màttola imbevuta d'olio, e la vedi disfarsi fino a scomparire. Suo padre lo avrebbe guardato storto se gli avesse sentito dire màttola. O parli in italiano o parli in dialetto, gli avrebbe intimato. Così era arrivato il compromesso, e nel breve percorso dal cervello alla lingua la màttola usciva nella forma di un irreprensibile batuffolo di cotone idrofilo. Gli sarebbe rimasto per sempre una specie di pudore a usare il dialetto puro; si sarebbe sentito nudo, senza difese. Ma quel pensiero sarebbe arrivato dopo, molto dopo.
In equilibrio sullo scoglio, su un piede solo, il ragazzo studiava la pianta dell'altro piede. La macchia era grande, spessa, vischiosa. Neanche a parlarne di infilarsi le scarpe da tennis di tela bianca, nuove, appena messe, per filare a casa e sistemare tutto. Gettò un'occhiata alle sue spalle, verso la strada. Pezzi di vetro sparpagliati dappertutto, tra la linea degli scogli e il terrapieno che sosteneva i binari. Neanche a parlarne nemmeno di andare a casa a piedi scalzi.

© 2002 Sellerio Editore


L'autore

Santo Piazzese, biologo, è nato a Palermo, dove vive e lavora. Ha pubblicato I delitti di via Medina-Sidonia (1996) e La doppia vita di M.Laurent (1998)


Di Grazia Casagrande


9 maggio 2003