I GIALLI

Jonathan Latimer
La dama della Morgue

"La dama della Morgue è una esercitazione virtuosistica in margine ai cadaveri, ai sepolcri e ad altri simili luoghi ed oggetti. Gli amatori di carne fredda sono avvertiti: in questo libro troveranno di che soddisfare i loro gusti più esigenti."

Alberto Moravia


La necrofilia è sicuramente una delle componenti centrali della letteratura gialla, soprattutto quando questa sfiora il genere horror. Ha una storia antica e letterariamente "prestigiosa" ed è una componente importante anche della storia dell'umanità. Dunque un giallo come La dama della Morgue, incentrato proprio su questo aspetto di una vicenda di omicidi e sparizioni, ha un suo ruolo importante nella storia letteraria del Novecento. Il cadavere di una giovane donna molto bella (suicidio o omicidio?) scompare misteriosamente dall'obitorio in cui è conservato e al suo posto si ritrova quello di un impiegato dello stesso obitorio, di nome Augie. Molti sono i misteri che il detective Bill Crane dovrà risolvere: la ragazza, ancora senza nome, è stata uccisa? Chi ha sottratto il cadavere? E chi ha assassinato Augie?
Da Edgar Allan Poe ai nostri Tarchetti o Camillo Boito (ricordate Il corpo, in racconto in cui Boito narra proprio la morbosa vicenda legata al cadavere di una fanciulla che un medico brama poter sezionare?) gli esempi di necrofilia letteraria che potrebbero avvicinarsi idealmente a questo romanzo sono innumerevoli. L'attrazione particolare, spesso morbosa, nei confronti della morte e dei cadaveri è stata più volte sviluppata nel corso del tempo, talvolta con un'enfasi particolare, altre volte con orrore e distacco. Latimer parte da un'altra chiave interpretativa: l'ironia.

La dama della Morgue di Jonathan Latimer
Con uno scritto di Alberto Moravia
Titolo originale: The Lady in the Morgue
Traduzione di Camillo Pellizzi
290 pag., Euro 9,30 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Stile libero n. 1051)
ISBN 88-06-16064-8

Le prime righe

Capitolo primo

L'impiegato della morgue alzò di scatto il ricevitore e cercò di soffocare la suoneria che faceva un chiasso fastidioso.
— Pronto? — disse. Poi, impaziente: — Pronto! Pronto! Pronto! — Una luce elettrica estenuata, che sfuggiva, come panna, da una lampada da scrivania con il paralume verde, faceva scintillare il sudore sulla sua faccia gialla come un limone. Le sue labbra si contorcevano davanti al microfono. — Vuole Daisy? Daisy! Daisy chi?
Due inviati dei giornali, con i gomiti appoggiati pesantemente alla balaustra di quercia dorata che divideva l'ufficio della morgue dalla sala d'aspetto, guardavano fisso il camice bianco dell'impiegato. Erano entrambi in camicia, con il colletto aperto e le braccia nude. Le cravatte, con il nodo allentato, pendevano flosce dal collo; i volti erano madidi per la calura. Sul muro, accanto a loro, una pendola con il vetro rotto indicava che mancavano diciassette minuti alle tre.
— Ah, la signorina Daisy Stiff, — disse l'impiegato della morgue. — Davvero? Le ha detto di telefonarle qui? — Fece l'occhiqlino agli altri due. — Bene, non può venire al telefono. E giù con le altre ragazze.
Rigonfiando le grandi tende sudice, l'aria calda della notte entrava a ondate dalle finestre a occidente, graffiando il viso dei giornalisti. Faceva male ai polmoni, quell'aria.

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Jonathan Latimer è nato a Chicago nel 1906. Giornalista di cronaca, impara a conoscere gli ambienti criminali dell'epoca. Nel 1935 lascia la professione per inventarsi scrittore. Sceneggiatore di una ventina di film e di numerosi episodi di serie televisive, Latimer è morto nel 1983. Il suo nome è associato a quelli di Hammet e Chandler come i più genuini interpreti della "Hard-boiled school", la scuola dei duri.


Di Giulia Mozzato


9 maggio 2003