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Neri Marcoré

Attore dal talento indiscutibile, comico brillante e imitatore che il pubblico televisivo conosce da alcuni anni: Neri Marcoré è tutto questo, ma anche un ottimo conduttore della trasmissione-gioco di Rai Tre dedicata ai libri e intitolata, appunto, Per un pugno di libri. A chi, se non a lui, potevamo chiedere dei consigli di lettura?

Qual è il tuo rapporto con i libri?

Un ottimo rapporto perché mi accompagnano da quando ho cominciato a leggere. È una passione che è sempre aumentata: la ricerca di nuovi autori, di scrittori che rispettino i miei gusti è sempre in corso. Man mano che vado avanti, anche grazie alla trasmissione Per un pugno di libri sono riuscito a trovare novità che mi piacciono molto.

Oggi hai degli autori di riferimento?

Faccio un po' fatica a individuare i nomi perché sono parecchi. Dovendo trovare un genere direi che i sudamericani mi piacciono molto però non mi fermo lì. In generale Marquez, Amado, Scorza sono autori che amo.

Qual è il primo libro che ricordi di aver letto da bambino?

I ragazzi della Via Pal oppure Giamburrasca. Mi ricordo il librone illustrato, un'edizione molto bella con molti disegni.

Cosa leggi ai tuoi figli?

La più grande ha tre anni e mezzo e i piccoli hanno undici mesi. Ancora non posso suggerire nulla da leggere ma alla sera leggiamo i fumetti e le favole. Anch'io ho iniziato con i fumetti, in particolare con Topolino e magari chissà che non seguano anche loro la mia strada...

Fra gli scrittori italiani, prediligi qualcuno?

Mi piace molto Sciascia, Marco Lodoli, Tabucchi e Ammaniti

Puoi suggerirci il titolo di un libro che ti ha piacevolmente sorpreso?

Dipende dal genere. Ultimamente non ho letto nulla di più di quelli proposti dalla trasmissione Per un pugno di libri: dato che la trasmissione verte sui classici parliamo di testi diciamo "scontati". Dopo l'estate sicuramente citerei dei libri diversi perché in quel periodo avrò la possibilità di scegliere le letture in base ai miei gusti: testi che ho accumulato durante l'inverno e ho "messo da parte". Ora, che siamo in dirittura d'arrivo con la trasmissione, ho iniziato a leggere un libro di uno scrittore irlandese. Tratta di tre viaggiatori che si sfidano a suon di racconti e uno dei protagonisti deve giudicare quale sia il migliore. È un libro che mi sta intrigando molto.

Quali pensi siano testi "fondamentali" da leggere?

La fondamentalità varia da persona a persona. Ogni libro in qualche maniera può esserlo a prescindere dal fatto che sia un classico o un libro moderno. Per me sono stati fondamentali alcuni libri legati all'amicizia, all'amore e comunque riferiti ad una persona. Per esempio un libro che mi è piaciuto molto è quello di Andrea De Carlo Due di due. È la storia di una amicizia molto importante e il libro è scritto particolarmente bene. Un altro che mi ha molto divertito è di Nick Hornby, Alta fedeltà: anche questo libro è legato all'amica che me lo ha consigliato. Potrei ricordare ancora Mr Verigo di Paul Auster. Questi sono quelli del momento, ma devo dire che variano col mutare delle mie stagioni. Quello per i libri è per me un innamoramento continuo e la mia classifica è destinata a non essere mai definitiva.

E fra gli stranieri, c'è un autore che hai scoperto ultimamente?

C'è uno scrittore che ho scoperto ultimamente in libreria, il suo nome è Amin Maalouf. È uno scrittore libanese di cui ho letto due libri, Gli scali del Levante e Con il fucile del console d'Inghilterra. Considero questi due testi sorprendenti: sono scritti molto bene e anche le storie sono molto interessanti.

Come scegli i libri da leggere?

Spesso tra amici ci scambiamo i libri, ce li regaliamo a vicenda. Ormai questo continuo scambio è diventato una caratteristica comune con molti dei miei amici. Oltre a quelli che scelgo io ce ne sono altri che mi vengono regalati da persone che li hanno scelti proprio pensando a me. Ovviamente amici che mi sono vicini per indole e generalmente non vengo mai deluso dalle loro scelte, anzi, ne approfitto per ringraziarli per tutti quegli autori che ho conosciuto grazie a loro. Quando invece la scelta dipende da me, per quel margine che mi resta fra quelli che devo leggere e quelli che mi fanno leggere, io scelgo un po' a istinto, sfogliando qua e là, leggendo l'incipit oppure una frase a metà del libro, per cercare di valutare dallo stile se lo scrittore mi intriga o no, se c'è ironia o meno.

E per i libri che non ti piacciono?

Questi non li leggo! Specie se non mi piace la storia o se incontro uno stile troppo ridondante. Una volta, per esempio, ho smesso di leggere un libro alla terza pagina perché l'autore aveva scritto già tre volte "prospiciente": mi era sembrato un termine troppo studiato a tavolino che poteva essere sostituito con un semplice "vicino" o "di fronte" o "di fianco"... Il termine prospiciente proprio non mi dava fiducia, troppo ridondante e ricercato.

Non ti ricordi il titolo del libro di cui parlavi, vero?

Non te lo dico! Me lo ricordo ma essendo uno scrittore italiano, se dovesse leggere questa intervista si potrebbe offendere!

Di Piera Passalacqua


24 aprile 2003