I BESTSELLER

Isabel Allende
Il mio paese inventato

"Cominciamo dal principio, dal Cile, quella terra remota che pochi sono in grado di localizzare sull'atlante, perché è il posto più lontano dove si possa andare senza cadere giù dal pianeta."

La vita di Isabel Allende è stata segnata due volte da una fatidica data: 11 settembre. La prima fu nell'ormai lontano 1973, con i carri armati a circondare il Palacio della Moneda nel suo amato Cile, la seconda nel più recente passato degli Stati Uniti, la sua ultima patria d'adozione. Ed è stato proprio questo secondo momento a risvegliare i ricordi del primo e a portarla a scrivere un libro di memorie che raccoglie momenti pubblici e privati di una vita particolarmente intensa e interessante. Al centro del suo fluido narrare c'è il Cile, con la sua gente e i suoi luoghi descritti con la passione e l'amore che la nostalgia ingigantisce: "mi sono creata un'immagine romantica di un Cile congelato all'inizio degli anni settanta - scrive verso il termine del libro - per anni ho pensato che con la democrazia tutto sarebbe tornato come prima, ma anche quell'immagine congelata era illusoria. Forse il luogo che rimpiango non è mai esistito". Poi c'è il suo perenne migrare, tra La Paz e il Libano, tra la Turchia e il ritorno in patria seguito da una nuova fuga, inevitabile dopo il colpo di stato, verso il Venezuela e infine gli Stati Uniti. Conosciamo attraverso le sue parole la gente cilena, "superba e seria" e lo spirito di una nazione, ma partecipiamo anche alle tragedie di quel popolo e a quelle private della famiglia di Isabel, divisa in due rami molto diversi tra loro: quello del padre, ovviamente legato alle sorti di Allende, e quello della madre, formato da nemici del governo di Unitad Popular. La famiglia di Isabel è la medesima che ha ispirato i suoi più celebri romanzi, con leggende e racconti tramandati da molte generazioni. Su tutti i personaggi che la popolano spicca la figura del nonno materno, un punto di riferimento importante per la sua difficile giovinezza, forse anch'egli idealizzato nel ricordo. Chiudiamo il libro con la sensazione di non sapere bene classificare i capitoli che abbiamo letto: un appassionante romanzo autobiografico o una inchiesta sul recente passato cileno? Forse entrambe le cose, così abilmente mescolate da non permetterci di comprendere il limite di entrambe.

Il mio paese inventato di Isabel Allende
Titolo originale: Mi país inventado
Traduzione di Tiziana Gibilisco
187 pag., Euro 13.00 - Edizioni Feltrinelli
ISBN 88-07-49023-4

Le prime righe

1.

QUALCHE PAROLA PER COMINCIARE

Sono nata tra le nuvole di fumo e la carneficina della Seconda guerra mondiale e ho trascorso la maggior parte della mia giovinezza in attesa che qualcuno, premendo distrattamente un bottone, facesse esplodere le bombe atomiche e saltare in aria il pianeta. Nessuno sperava di vivere a lungo; andavamo di fretta, divorando ogni istante prima che ci sorprendesse l'apocalisse, perciò non c'era tempo di stare a guardarsi l'ombelico e prendere appunti, come si usa adesso. E per di più sono cresciuta a Santiago del Cile, dove qualunque naturale inclinazione autocontemplativa è stroncata sul nascere. Il motto per definire lo stile di vita di quella città è: "Chi dorme non piglia pesci". In altre società più raffinate, come quella di Buenos Aires o New York, andare dallo psicologo era una cosa normale; non andarci era considerato un segno di ignoranza o semplicioneria. In Cile, invece, ci andavano solo i pazzi pericolosi con la camicia di forza; ma questo cambiò negli anni settanta, con la rivoluzione sessuale. Chissà che le due cose non siano collegate... Nessuno della mia famiglia è mai stato in terapia, nonostante qualcuno di noi fosse un vero caso clinico, perché l'idea di fare le proprie confidenze a uno sconosciuto — e per giunta pagarlo perché ascoltasse — era considerata assurda; per questo c erano i preti e le zie. Non indulgo spesso alla riflessione, ma nelle ultime settimane mi sono sorpresa a ripensare al passato con una frequenza che può spiegarsi solo come un segno di senilità precoce.

© 2003 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autrice

Isabel Allende è nata a Lima nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1975 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti (1982) si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea. Ha anche scritto: D'amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Per Paula. Lettere dal mondo (1997), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999) e Ritratto in seppia (2001); nel 2002 è uscito il suo primo romanzo per ragazzi La città delle Bestie, che inaugura una trilogia.


Di Giulia Mozzato


30 aprile 2003