RELIGIONI

Jacques Brosse
Zen e Occidente

"Lo Zen è la versione giapponese del ch'an, nato dall'incontro del buddhismo, più precisamente del dhy_na indiano e del taoismo."

"Se lo Zen si riproponesse di liberare lo spirito occidentale da vani errori e pregiudizi più o meno secolari, di cui oggi si può valutare la dannosità, avrebbe già giocato le sue carte; ma non è quello il suo vero proposito; lo Zen si propone di cambiare l'uomo per cambiare il mondo, necessità che appare vitale a un numero sempre crescente di nostri contemporanei". Basterebbe forse questa frase per stimolare la curiosità del lettore nei confronti di un saggio davvero importante per la comprensione del pensiero Zen. Si potrebbe ribattezzare "lo Zen raccontato a un occidentale", perché pur essendo rigoroso nella ricostruzione del pensiero e nella sua collocazione storico-geografica, l'autore ne sviluppa i temi centrali rendendoli comprensibili proprio a un occidentale pieno di dogmi e quasi digiuno di spiritualità. Brosse viene incluso nel gruppo dei primi europei che hanno avvicinato la nostra civiltà al messaggio Zen originale: ricordiamo che prima degli anni Cinquanta in Occidente lo Zen era quasi sconosciuto ad eccezione di alcuni testi diffusi tra specialisti nei paesi anglosassoni. Discepolo del maestro giapponese Taisen Deshimaru e in seguito maestro zen a sua volta, Brosse ha tentato di valorizzare al massimo quelle caratteristiche del pensiero più utili allo spirito occidentale che, se interiorizzate, potrebbero valorizzare alcune nostre peculiarità, ammorbidendo viceversa gli aspetti più negativi della nostra civiltà.

Zen e Occidente di Jacques Brosse
Titolo originale: Zen et Occident
Traduzione di Marina Marino e Dominique Smersu
238 pag., Euro 16.00 - Edizioni Pisani (Approdi)
ISBN 88-87122-06-7

Le prime righe

I. L'ESPERIENZA

SESSHIN,
LA CONCENTRAZIONE DELLO SPIRITO

Si entra veramente nello Zen partecipando a una sesshin. Nel corso di quelle giornate interamente consacrate alla pratica della meditazione, essa viene approfondita e rivela i suoi effetti. Inoltre, la prima sesshin costituisce per il principiante una prova iniziatica che questi a volte rimanda a lungo, prima di decidersi ad affrontarla.
Sesshin significa "concentrazione dello spirito", ma l'ideogramma cinese sin traccia l'immagine di un cuore, in quanto, se il cuore è la sede della vita, è anche sede della coscienza più intima, e lo spirito in questione non è più lo spirito dell'individuo, ma lo Spirito universale' che trascende ogni dualità. La posizione seduta prolungata raccoglie il corpo, lo rende la propria statua cosciente. Allo spirito liberato può finalmente rivelarsi il suo Essere vero, immutabile e permanente, fondamento dell'esistente e sua realtà ultima. L'acqua della fonte della vita, torbida per il movimento incessante, finalmente si acquieta; depurata, chiarificata fa vedere in profondità la sua forza sorgiva.

© 2003 Pisani Editrice


L'autore

Jacques Brosse, nato a Parigi nel 1922, si interessa di storia, lingue orientali e del mondo della Natura. Mosso da una grande curiosità e dal bisogno di raggiungere un vero contatto con l'ordine cosmico, ha soggiornato in diversi paesi del mondo, entrando in contatto con scrittori e filosofi tra cui Claude Lévi-Strauss, suo caro amico per più di quarant'anni, Aldous Huxley, Ernst Jünger e Alan Watts. Nel 1974 scopre lo Zen e la cultura cinese e diventa discepolo di Taisen Deshimaru, poi a sua volta monaco. Da più di vent'anni insegna lo Zen. Vincitore nel 1987 del Gran Prix de Littérature de l'Academie Française per il complesso delle sue opere e nel 1989 del Premio Internazionale Nonino, in Italia ha già pubblicato: Storie e leggende degli alberi, Satori, La Magia delle piante; Mitologia degli Alberi; I Maestri Spirituali; Orfeo; Divagazioni sul corpo, il sesso e la lingua.


Di Giulia Mozzato


18 aprile 2003