PENSATORI CONTEMPORANEI

Marc Augé
Il dio oggetto

"Simbolizzare è insieme costituire un oggetto (all'occorrenza con la materia di un corpo) e stabilire operativamente una relazione: senza il corpo sovrano, la relazione sociale non esiste; non ha senso dunque dire che esso la rappresenta, dato che la rappresenta solo in quanto la fa esistere. Ciò che è stato chiamato un feticcio non è una cosa diversa: è ciò che genera la relazione per diventare oggetto di pensiero."

Che questo autore sia da noi molto amato è evidente dall'aver segnalato quasi tutte le opere tradotte in Italia negli ultimi anni (Diario di guerra, Disneyland e altri non luoghi, Finzioni di fine secolo). L'attenzione è giustificata dall'essere Augé uno dei più attenti antropologi della contemporaneità che sa analizzare sia le apparenti "normalità" che le contraddizioni più clamorose della società altamente tecnologica e violentemente omologante in cui ci troviamo a vivere. Ecco il dio oggetto: figlio del feticismo praticato da civiltà lontanissime dalla nostra, come quella africana in cui non vi era discontinuità tra materia e vita, tra uomini e divinità, tra vivi e morti, tra un individuo e un altro, nella società del consumo diventa interprete della crisi del soggetto, e del relativismo imperante. Il corpo come oggetto (se mai è possibile) che, ad esempio, i cartelloni pubblicitari ci propongono, è simbolo e feticcio, è cioè certamente confrontabile con i messaggi che ci giungonodalle religioni animiste africane.

Il dio oggetto di Marc Augé
Titolo originale: Le dieu objet
Postfazione, traduzione e cura di Nicola Gasbarro
191 pag., Euro 15.50 - Edizioni Meltemi (Gli Argonauti n. 81)
ISBN 88-8353-154-X

Le prime righe

Introduzione

Tra il 1965 e il 1970 ho fatto ricerca nel sud della Costa d'Avorio: ho sentito parlare di antichi culti e nominare "feticci" che ufficialmente erano scomparsi. Degli dei di questo posto ho conosciuto solo il nome, a volte il luogo che identificavano (un isolotto, una roccia), raramente frammenti di miti, più spesso — come se la funzione si imprimesse meglio nella memoria — il ruolo che l'uno o l'altro giocava nell'economia interna del lignaggio, dei villaggi o dei gruppi etnici. Le figure un po' sbiadite del pantheon lagunare favorivano così un'interpretazione funzionale o simbolista della religione: da un lato la logica di lignaggio, sempre inscritta nell'ordine territoriale e nelle relazioni tra gli uomini, sembrava essersi adattata alla morte degli dei, dall'altro questo relativo cambiamento non riguardava alcuni culti personali né la corrispondente visione dell'uomo. Si aveva anzi l'impressione di un incremento del ricorso alla stregoneria per la spiegazione della disgrazia e delle tensioni tra lignaggi e generazioni, e in complesso che varie modalità sincretiche messe in moto da "profeti", con gradi diversi di consenso, servissero più o meno a sostituire un sistema mutato più nella lettera che nello spirito.

© 2003 Meltemi Editore


L'autore

Marc Augé è uno degli antropologi francesi più noti al pubblico internazionale. Directeur d'Études presso l'École des Hautes Études di Parigi, ha pubblicato alcuni dei maggiori successi della letteratura antropologica, tra cui: Un etnologo nel metrò (1992), Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità (1996), Storie del presente. Per un'antropologia dei mondi contemporanei (1997).


Di Grazia Casagrande


18 aprile 2003