EMIGRAZIONE

Maria Pace Ottieri
Quando sei nato non puoi più nasconderti
Viaggio nel popolo sommerso

"È una guerra pacifica che il Terzo Mondo sta conducendo contro il mondo sviluppato, l'ingresso clandestino resta non un reato e per loro, dopo la morte, non c'è danno peggiore che quello di rimandarli in patria."

L'Italia è un Paese senza confini: il mare su tre lati e una frontiera che si apre ogni giorno ad est a migliaia di persone in fuga dalla povertà. Il popolo dei migranti vede questo nostro territorio come il primo naturale punto di giunzione tra la disperazione da cui proviene e il benessere, o almeno la possibilità di sopravvivenza. Maria Pace Ottieri, da anni attenta osservatrice e analista del fenomeno delle migrazioni, si è posta proprio nei luoghi strategici in cui approdano o giungono tanti disperati per raccogliere vicende individuali ed elementi di comprensione di un evento irrefrenabile e storico da cui non è più possibile prescindere. Molto interessanti sono anche le considerazioni di chi è preposto a respingere o ad "accogliere" gli stranieri. La "costa siciliana meridionale è disseminata di morti ignoti recuperati nel Canale di Sicilia", ma chi ce la fa ad arrivare vivo trova qui, dove la vicinanza psicologica e la solidarietà con chi giunge dall'Africa è più elevata perché gli egoismi della ricchezza sono forse meno evidenti, una comprensione e una pietà che ad esempio si fa concreto aiuto nell'attività di frate Biagio, bellissima figura umana del tutto fuori dai canoni, che ha costruito una casa che dà qualche speranza a chi è disperato. I centri di accoglienza ufficiali invece sono stati spesso affidati in gestione a privati che non solo non garantiscono nessuna autentica "accoglienza", ma sfruttano piuttosto la situazione trasformandola in fonte di consistenti guadagni. Le brutture del mondo "civile" non vengono nascoste dall'autrice che osserva come l'impiego di lavoratori in nero sia ad esempio nelle zone di confine con la Slovenia una prassi consolidata e mai seriamente contrastata, o come il rifiuto di concessione della condizione di "rifugiato politico" venga emesso senza pietà a persone che provengono da realtà tragiche, che hanno visto la morte di chi li circondava e che rischiano loro stessi una identica sorte se rientrano in patria. Ma, come dichiara il titolo, "quando sei nato non puoi più nasconderti", frase che è l'emblematica traduzione del nome in mindingo di un giovane della Sierra Leone che, come tanti, chiede al ricco mondo occidentale, dopo aver preso consapevolezza delle proprie responsabilità storiche, la restituzione di una possibilità di vita.

Quando sei nato non puoi più nasconderti. Viaggio nel popolo sommerso di Maria Pace Ottieri
171 pag., Euro 12.00 - Edizioni Nottetempo (Cronache. N. 1)
ISBN 88-7452-004-2

Le prime righe

I. Lo sbarco

1. Falchi e colombe

"Lei crede davvero che arrivino qui con lo 'scafista'?" Il comandante del porto di Lampedusa, Michele Niosi, punta i suoi occhi lucidi e neri nei miei, al di là della scrivania. "Li vada a vedere i relitti e capirà che nessuno ha interesse a riportarseli indietro, sono rottami, vuoti a perdere. Il cosiddetto 'scafista' è colui che ha interesse a tornare indietro per un altro viaggio".
"Mi sta forse dicendo che non esistono il traffico di esseri umani, le mafie, le organizzazioni criminali?"
È stato un lampo, ma per un momento si è accesa in me la speranza del cronista di scoprire che, là dove avvengono, i fatti si rivelino diversi, tutt'altri da quello che si crede.
"Sto dicendo che qui arrivano gruppi di persone da sole, hanno capito molto bene che noi abbiamo il dovere di soccorrerli e si fanno segnalare dai pescherecci perché molti di loro non toccherebbero terra senza il nostro aiuto. Ieri, 2 ottobre, ci sono stati quattro sbarchi, in tutto ottanta persone e tutte recuperate da noi, tranne un gommone che è venuto ad ormeggiarsi proprio sotto la vedetta della Finanza
"E l'ipotesi che siano barche seminate da navi che restano nelle acque internazionali?"

© 2003 Nottetempo Editore


L'autrice

Maria Pace Ottieri vive a Milano dove collabora a varie testate tra cui "L'Unità", e "Diario della Settimana". Ha pubblicato nel 1984 Amore nero (Premio Viareggio Opera Prima) e nel 1997 Stranieri. Un atlante di voci. Da molti anni segue le vicende dell'immigrazione in Italia.


Di Grazia Casagrande


18 aprile 2003