PENSATORI CONTEMPORANEI

Edgar Morin
Il metodo
Vol. 5: L'identità umana

"L'uomo rimane 'questo sconosciuto' oggi più per cattiva scienza che non per ignoranza. Da qui il paradosso: più conosciamo, mano comprendiamo l'essere umano."

Prosegue l'impegno della casa editrice Raffaello Cortina nella traduzione e pubblicazione dell'opera del sociologo Edgar Morin, un lavoro complesso e strutturato, di grande importanza culturale. In questo volume, traduzione dell'opera che Morin ha pubblicato per la prima volta in versione originale nel 2001, è riassunto il suo pensiero globale sull'essere umano e, appunto, sull'identità umana, frutto di decenni di analisi e studi. "La mia impresa - scrive nel Prologo lo stesso Morin - è concepita come integrazione riflessiva dei diversi saperi concernenti l'essere umano. Si tratta, non di sommarli, ma di legarli, di articolarli e di interpretarli". Seguendo la logica che pervade anche gli altri testi di Morin, l'autore cerca di rappresentare l'uomo nella sua complessità e di sottolineare proprio l'importanza di una analisi totale, globale della sua identità, senza tralasciarne alcun risvolto fondamentale. "La mia impresa non ha l'intenzione di limitare la conoscenza dell'umano alle sole scienze. Considera la letteratura, la poesia e l'arte non solo come mezzi di espressione estetica, ma anche come mezzi di conoscenza", senza neppure dimenticare la parte introspettiva: l'uomo deve essere "incoraggiato a cercare in se stesso verità di valore universalmente umano" per poter anche comprendere il destino comune che tutti lega.

Il metodo. Vol. 5: L'identità umana di Edgar Morin
Titolo originale: La Méthode 5. L'Humanité de l'Humanité. Tome 1: L'identité humaine
Traduzione di Susanna Lazzari
XXII-291 pag., Euro 24.00 - Edizioni Raffaello Cortina (Saggi)
ISBN 88-7078-761-3

Le prime righe

1
DAL RADICAMENTO COSMICO
ALL'EMERGENZA UMANA

I. IL RADICAMENTO COSMICO

"Chi siamo?" è inseparabile da un "dove siamo, da dove veniamo, dove andiamo?". Conoscere l'umano significa non astrarlo dall'universo ma situarvelo. Già Pascal ci aveva correttamente situato tra due infiniti, il che è stato ampiamente confermato dal duplice sviluppo, nel ventesimo secolo, della microfisica e dell'astrofisica. Scrivendo: "Possiamo ben espandere le nostre concezioni oltre gli spazi immaginabili, non generiamo che atomi al prezzo della realtà delle cose", poteva anche presumere la nostra vertiginosa piccolezza, più che microscopica, in seno a un liuipuziano sistema solare e a una galassia nana, in un cosmo che si estende per miliardi di anni luce. Scrivendo che un acaro poteva contenere "un'infinità di universi ciascuno dei quali ha il proprio firmamento, i propri pianeti, la propria terra", poteva già supporre il nostro estremo gigantismo in rapporto al mondo subatomico, senza ancora sospettare che noi siamo costituiti da miliardi di miliardi di particelle e attraversati incessantemente da miliardi di neutrini senza che ce ne rendiamo conto. Scrivendo che l'uomo è come "smarrito in questo angolo nascosto della natura", poteva quasi immaginare la marginalità della nostra Terra, terzo satellite di un Sole detronizzato dal suo seggio centrale, divenuto astro perduto in una galassia periferica, tra miliardi di galassie di un universo in espansione...
Oggi abbiamo appreso il nostro doppio radicamento nel cosmo fisico e nella sfera vivente. Siamo nello stesso tempo dentro e fuori la natura.

© 2002 Raffaello Cortina Editore


L'autore

Edgar Morin, sociologo, è tra le figure più prestigiose della cultura contemporanea. Ha già pubblicato: Terra-Patria (1994), La testa ben fatta (2000), I sette saperi necessari all'educazione del futuro (2001) e il primo volume del Metodo. La natura della natura (2001).


Di Giulia Mozzato


18 aprile 2003