LETTERATURA E DINTORNI

André Jolles
I travestimenti della letteratura
Saggi critici e teorici (1897-1932)

"La scienza letteraria ha un triplice orientamento. Utilizzando una terminologia fuori uso, possiamo riformulare il concetto dicendo che questa disciplina assolve un compito estetico, storico e morfologico. Volendo esprimerci con maggiore chiarezza, possiamo dire: la scienza letteraria cerca di interpretare un fenomeno letterario in base alla sua bellezza, al suo senso e alla sua forma."

Per la prima volta vengono proposti ai lettori italiani alcuni importanti saggi che coprono trent'anni di lavoro dello studioso tedesco André Jolles. Si tratta di un testo che si presenta come strumento di studio e analisi accademica, ma presenta indubbiamente molte componenti importanti di approfondimento per un pubblico che, genericamente, abbia interesse per le tematiche della critica letteraria del primo Novecento. Nella prima parte del volume sono raggruppati i saggi critici del periodo 1897-1932: Folklore e scienza dell'arte, Il Decameron di Boccaccio, I travestimenti letterari: il cavaliere, il pastore, il picaro, per citare solo tre dei testi raccolti. Nella seconda parte viene riprodotto il carteggio con J. Huizinga. Nella terza, intitolata Forme semplici, forse la più celebre della raccolta, vengono analizzate quelle categorie apparentemente lineari, ma in realtà accompagnate da riflessioni ben più complesse, come il mito, l'enigma, il caso, la fiaba, la leggenda, lo scherzo, la saga.

I travestimenti della letteratura. Saggi critici e teorici (1897-1932) di André Jolles
A cura di Silvia Contarini
Premessa di Ezio Raimondi
LVIII-483 pag., Euro 28.90 - Edizioni Bruno Mondadori (Sintesi)
ISBN 88-424-9718-5

Le prime righe

Folklore e scienza dell'arte

Lasciatemi cominciare, signori membri della Società Jacob van Maerlant, porgendovi un ringraziamento per avere invitato proprio me a parlarvi di etnologia. Non solo perché la vostra richiesta mi offre l'opportunità di esprimermi su un argomento che mi sta molto a cuore, ma anche perché vedo un segno di lealtà nel concedere la parola, nel vostro circolo, anche a chi propone un metodo scientifico diverso da quello che voi seguite o seguirete. La vostra scelta mostra che siete al di sopra di quell'errore un po' borghese ma ancora frequente, per cui tra i filologi e gli studiosi dell'arte sembra quasi esistere una sorta di odio razziale, come se linguisti e storici dell'arte dovessero sempre disprezzare i reciproci lavori, e non solo quando, assorbiti interamente da un unico problema, può capitare di misconoscere tutto quanto si trova al di fuori della nostra prospettiva.
Ma anche se vi sono grato per il vostro senso di equità, non posso negare che pur praticando il principio audi et alteram partem, mi considererete comunque come quell'altera pars, il diverso, colui che non fa parte di voi. Dovrà dunque essere mio compito principale proporvi per quanto possibile una visione completa di che cosa è stato fatto, e vale ancora la pena di fare, fuori dal regno della filologia, nell'ambito dell'etnologia e soprattutto della mitologia comparata.

"Folklore" è un termine piuttosto vago, che si presta a definire meglio il materiale della ricerca scientifica che non la scienza stessa. Colui che annota i nomi delle piante di una particolare regione, così come colui che studia le danze degli indiani Moki, che trascrive i giochi dei bambini o le filastrocche delle balie, che tenta di riportare alla luce i rituali nuziali di popoli scomparsi o indaga le possibili analogie tra i jurons del monello di Parigi e le ingiurie del calzolaio di Berlino, si occupa di folklore.

© 2003 Paravia Bruno Mondadori Editori


L'autore

André Jolles (Den Helder 1874-Lipsia 1946) soggiorna tra il 1894 e il 1900 a Firenze, dove conosce Aby Warburg e frequenta la cerchia del KunstHistorische Institut dedicandosi all'arte italiana del Trecento e del Quattrocento. In particolare, gli studi sui Primitivi gli valgono l'ammirazione e l'amicizia di Huizinga, con il quale avvia un sodalizio intenso e duraturo che avrà fra i suoi frutti l'Autunno del Medioevo. Trasferitosi in Germania nel 1905 ottiene la libera docenza con la dissertazione sull'estetica di Vitruvio e inizia ad occuparsi del confronto tra letteratura e arti figurative. Allo scoppio della guerra si arruola come volontario nell'esercito tedesco. Dal 1919 al 1944 tiene corsi di filologia germanica e di letteratura comparata all'Università di Lipsia: nel 1923 asce ad Haarlem il volume di saggi Bezieling en vorm (Intuizioni e forma), a cui segue nel 1930 Einfache Formen (Forme semplici). Nel 1933 l'adesione al nazismo provoca la rottura con Huizinga e segna l'inizio del periodo più buio, che culmina con il suicidio, un anno dopo l'ingresso dell'esercito sovietico a Lipsia.


Di Giulia Mozzato


18 aprile 2003