LETTERATURA E DINTORNI

Guido Davico Bonino
Alfabeto Einaudi
Scrittori e libri

"Bollati è l'uomo che mi ha insegnato di più per diciassette anni filati, tanti quanti sono rimasto nella sua prima azienda: sul piano del metodo e sul piano del comportamento."

Guido Davico Bonino ha collaborato ("ebbe il privilegio di lavorare") dal 1961 al 1978 con la casa editrice Einaudi, e in quel lungo periodo incontrò, lavorò, strinse amicizia o solo semplicemente entrò in un breve contatto con i più grandi nomi della letteratura del tempo. Il volume raccoglie, in ordine alfabetico d'autore conosciuto (il libro sia apre con Adorno e si chiude con alcune pagine dedicate a Vittorini) e non seguendo la cronologia degli incontri, le riflessioni e i ricordi, le sollecitazioni e le curiosità che personaggi importanti, fondamentali per la cultura del secolo scorso, avevano provocato in Davico Bonino. Uno strano volume di ricordi quindi, ma soprattutto una modalità originale e intrigante per conoscere da vicino figure entrate ormai nell'Olimpo della letteratura o della filosofia che vengono osservate con un occhio particolarmente attento e sensibile e comunicate al lettore con intelligenza, arguzia, raffinatezza e vivacità. Aneddoti divertenti (come il primo incontro con Adorno o la cena con Flaiano) o imbarazzanti (il silenzio indispettito di Lacan a tavola e il suo "vendicativo" intervento alla successiva conferenza), ricordi affettuosi e riconoscenti (a Bollati vengono dedicate parole sinceramente commosse) il tutto proposto con toni confidenziali e con grande semplicità senza nessuna presunzione o snobismo.

Alfabeto Einaudi. Scrittori e libri di Guido Davico Bonino
205 pag., Euro 15.50 - Edizioni Garzanti Libri (Saggi)
ISBN 88-11-74017-7

Le prime righe

Devo il mio primo incontro con Adorno a una benemerita collana pubblicata dall'editore di queste pagine. Si intitolava "Le antologie di "Saper tutto"", e ospitava in volumetti dal blu intenso, a prezzi davvero modici, bellissime scelte di grandi scrittori. Una di queste, I moralisti moderni, apparsa nel 1959 a cura di Alberto Moravia, era divisa in Otto sezioni (il moralismo, l'inconscio, l'io, la società, l'intelligenza, l'amore, l'amicizia, l'arte). Non nasconderò che avevo cominciato col leggere la sezione riservata all'amore, dove tra un Marcel Proust sulla gelosia (una dozzina di pagine dalla Prigioniera) e un Boris Pasternak (dal Dottor Zivago) sui torturanti meccanismi della scelta, c'era un certo (a me ignoto) Theodor Wiesengrund Adorno, che in un'opera a me altrettanto ignota, i Minima Moralia, rivendicava l'esigenza di un'altra fedeltà: non il riflesso (sovrastrutturale) d'una struttura (la proprietà), che la società borghese esige come incrollabile per affermare, anche per questa via, la propria ideologia, ma una forma (meno immediata) di resistenza all'arbitrio del destino, giacché (ricordo a memoria la frase, che era forse suggestiva in quanto ovvia): "Non ama se non chi ha la forza di tener fermo all'amore".

© 2003 Garzanti Libri Editore


L'autore

Guido Davico Bonino è critico letterario e teatrale, docente di storia del teatro alla Facoltà di lettere dell'Università di Torino e collaboratore della "Stampa". Dal settembre 2001 è direttore dell'Istituto di Cultura Italiano a Parigi. Ha ideato e condotto programmi radiofonici e televisivi ed è autore di libri per adulti e ragazzi. Ha lavorato in Einaudi dal 1961 al 1978, restando anche in seguito tra i collaboratori della casa editrice torinese.


Di Grazia Casagrande


18 aprile 2003