RELIGIONI

Michele Ranchetti
Non c'è più religione
Istituzioni e verità nel cattolicesimo italiano del Novecento

"Un esempio recente di definizione della chiesa si è avuto con il progetto di una Lex fundamentalis de Ecclesia da parte di Paolo VI, il solo pontefice di questo secolo per cui la cultura e l'esperienza religiosa avevano un valore e un senso."

Confusione, smarrimento, mancanza di punti di riferimento: questa è la condizione di molti contemporanei, questo il dramma di chi si è sempre ascritto alla sinistra e ai movimenti progressisti. Questo volume nasce quasi a risposta (o meglio elemento di discussione) alle sollecitazioni di un incontro che Michele Ranchetti dichiara di aver avuto con un gruppo di amici disorientati che si confessavano in una fase di stallo e di malessere e che chiedevano a lui, studioso di storia delle religioni, alcune indicazioni di percorso. A questa premessa seguono alcuni saggi volutamente provocatori e accesamente polemici con l'istituzione Chiesa anche attraverso uno sguardo storico alla funzione svolta nella società.
Particolarmente interessante per meglio capire l'attuale situazione e il peso storico del presente papato è l'ampio saggio Il cattolicesimo italiano del Novecento: un profilo, che mi pare una lettura necessaria per chiunque voglia meglio orientarsi in un ambito di discussione complesso e che richiede conoscenze oggi troppo spesso assenti.
L'intervento su Padre David Maria Turoldo, intenso e riconoscente, e Il viaggio a Gerusalemme, un testo di riflessione sulla Bibbia, chiudono il volume.

Non c'è più religione. Istituzioni e verità nel cattolicesimo italiano del Novecento di Michele Ranchetti
117 pag., Euro 14.00 - Edizioni Garzanti Libri (Saggi)
ISBN 88-11-60014-6

Le prime righe

PREFAZIONE

Qualche tempo fa, chiamato da alcuni amici, ho preso parte a una riunione sul "che fare", una delle innumerevoli riunioni fra amici che intendono opporsi alla situazione presente, che risulta à tutti, da tempo ormai, insostenibile e grave. Questa volta, la riunione si teneva a Milano, in una saletta attigua alla redazione di un periodico "di sinistra", naturalmente poco diffuso. I presenti, una trentina, erano di età media, fra i venticinque e i cinquanta, e di provenienza e cultura diverse: operai, sindacalisti, maestri di scuola media, insegnanti di liceo, presidi, accomunati da una necessità, non più differibile, di "fare qualcosa" e, in particolare, persuasi che dovesse far parte di questo "fare" la ripresa di un atteggiamento "etico" prima ancora che religioso. Si erano rivolti a me, conosciuto da alcuni di loro, perché ritenevano che io, essendomi dedicato per molti anni all'insegnamento di storia della chiesa, potessi dare loro qualche indicazione sullo stato presente della riflessione religiosa all'interno della confessione di fede cattolica o almeno qualche spunto da sviluppare insieme. Speravano che le loro incertezze, relative al carattere del comportamento del clero, in particolare nell'ordine politico, potessero essere chiarite se non giustificate. Si chiedevano, insomma, se era mai possibile trovare nella chiesa un'alleanza e una guida per i loro disordinati propositi di rinnovamento civile e religioso. Come, credevano, era stato in altri tempi ormai lontanissimi nella storia d'Italia.

© 2003 Garzani Libri Editore


L'autore

Michele Ranchetti (1925), storico della chiesa e commentatore della recente evoluzione del cattolicesimo (Gli ultimi preti, 1997), studioso di Wittigenstein e Heidegger, insegna all'Università di Firenze. È anche pittore. Ha scritto due raccolte poetiche, La mente musicale (1988) e Verbale (Premio Viareggio 2001). Gli è stato dedicato un volume monografico: Anima e paura. Studi in onore di Michele Ranchetti (1998).


Di Grazia Casagrande


18 aprile 2003