PENSATORI CONTEMPORANEI

George Steiner
Grammatiche della creazione

"Quindi, ipotizzerei che l'ideale classico e giudaico dell'uomo come 'animale linguistico', l'unico a essere definito dalla dignità del discorso - un facsimile del mistero originale e procreatore della creazione - è stato annichilito nell'anti-linguaggio dei campi della morte."

Da dove ha inizio? A questa domanda gli uomini hanno da sempre (con modalità e conoscenze diverse) tentato di dare una risposta. I bambini cercano, non appena inizia nelle loro menti il momento della riflessione, di capire da dove vengano, dove si trovassero prima della loro presenza sulla terra. Un bisogno quindi fondamentale dell'umanità, una domanda a cui le religioni e le filosofie hanno, in ogni epoca e in tutto il mondo, cercato di dare risposte e che oggi vede nella scienza e nella tecnologia un'ulteriore frontiera di ricerca. L'arte però ha cercato proprie strade per trovare delle risposte: musica, poesia, pittura si sono cimentate a cogliere nei meandri della coscienza o dello spirito creativo un barlume di luce chiarificatrice. E tutto ciò perché il futuro possa avere ancora un senso: se manca la certezza delle radici quale proiezione potrà esserci? quale domani esisterà se non c'è stato un ieri conosciuto? Steiner penetra così, con dolorosa consapevolezza, nel mistero della creazione prendendo come base su cui riflettere l'insieme delle culture che l'umanità ha prodotto: la Bibbia e Platone, Dante e Shakespeare, le scoperte scientifiche e la filosofia di Heidegger.
Ugualmente appassionante è l'analisi che l'autore fa dei templi del sapere, le immense biblioteche del mondo occidentale che, "come giocattoli titanici destinati a essere rotti", tentano di tenere sotto controllo, catalogandola, ogni idea, ogni articolo, ogni libro, nella speranza che all'improvviso possa uscire quella risposta mai data in modo esaustivo al perché originario.

Grammatiche della creazione di George Steiner
Titolo originale: Grammars of Creation
Traduzione di Fabrizio Restine
319 pag., Euro 19.70 - Edizioni Garzanti (Saggi)
ISBN 88-11-59714-5

Le prime righe

CAPITOLO PRIMO

I

Non abbiamo più inizi. Incipit, la nobile parola latina che segna l'esordio, sopravvive nell'antiquata parola inglese "inception". Lo scriba medievale segna la prima riga, il nuovo capitolo con una maiuscola miniata. Nel vortice dorato o carminio il miniatore inserisce bestie araldiche, draghi all'alba, cantanti e profeti. L'iniziale, che evoca l'inizio e la priorità gerarchica, è come uno squillo di tromba. La massima — per niente evidente — di Platone proclama che fra tutte le cose naturali e umane, l'origine è la più eccelsa. Nel mondo occidentale di oggi, i nostri riflessi e schemi di percezione sono orientati (osservate la presenza attutita della luce nascente in quel verbo) verso il pomeriggio e il tramonto. (Sto generalizzando. Tutta la mia argomentazione è vulnerabile e aperta a quelle che Kierkegaard chiamava "le ferite della negatività".)
Ci sono stati altri sensi della fine, altre ossessioni crepuscolari nella civiltà occidentale. Le testimonianze fornite dalla filosofia, dalle arti e dagli storici della sensibilità alludono a "ore di chiusura nei giardini dell'Occidente" durante le crisi dell'ordine imperiale romano, nelle paure apocalittiche che precedettero il primo millennio d.C., in seguito alla peste nera e alla guerra dei trent'anni.

© 2003 Garzanti Libri Editore


L'autore

George Steiner (Parigi 1929) è figura di primo piano nella cultura internazionale. È fellow del Churchill College a Cambridge ed è stato docente in numerose università americane ed europee, tra cui Princeton, Stanford, Chicago, Oxford e Ginevra. Tra i suoi libri citiamo Tolstoj o Dostoevskij (1959), Morte della tragedia (1961), Dopo Babele (1975 e 1992), Antigoni (1984), Vere presenze (1986), il romanzo breve Il correttore (1992), Nessuna passione spenta (1996), l'autobiografia Errata (1997), Linguaggio e silenzio (nuova edizione 2001) e Heidegger (2002).


Di Grazia Casagrande


18 aprile 2003