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Ottavia Piccolo

Un'affermata attrice che ha iniziato a dieci anni la sua carriera interpretando il ruolo della bambina in una memorabile Anna dei miracoli con Anna Proclemer, quindi è stata una delle figlie del principe di Salina nel Gattopardo di Visconti e poi, crescendo, teatro e cinema con i più grandi registi italiani: queste le tappe di una carriera caratterizzata dall'impegno culturale e civile e da straordinarie doti interpretative. Le letture di certo l'hanno accompagnata nella sua crescita umana e professionale: ne abbiamo parlato con lei.

Quali sono stati i suoi primi libri?

Durante l'infanzia, il primo libro che mi hanno letto, e mai fino alla fine perché piangevo troppo, era Il principe e il povero. Quando arrivavano al punto in cui picchiavano il principe (si vede che ero più realista del re), piangevo come una disperata e mia madre non è mai riuscita ad andare avanti nella lettura. Non l'ho mai più ripreso, e non so nemmeno chi sia l'autore! Si è perso nella nebbia dei ricordi d'infanzia.
Da ragazzina, uno dei primi libri che mi ha appassionato è stato Il libro della giungla, oltre a Kim e poi, pian piano, tutti i classici come Piccole donne ... Ben presto però ho spostato l'attenzione sui testi teatrali perché, avendo cominciato a lavorare a dieci anni, ho cominciato da subito ad approfondire quel genere, sentendomi molto ignorante, non avendo frequentato nessuna scuola di teatro. Ho cominciato a leggere testi teatrali anche in modo un po' ridicolo: ho comperato tutte le opere di Shakespeare delle edizioni Sansoni e le ho lette dalla prima pagina fino all'ultima. Però, affrontando i testi in modo così elementare, non capivo quasi nulla... e ho fatto un po' una marmellata.
Era comunque sempre un bel modo per avvicinarsi a questo autore straordinario! In realtà sono onnivora, leggo abbastanza sia letteratura in generale che teatro.

Consiglierebbe a un giovane che si accosta al teatro di fare il suo medesimo percorso di letture?

Consiglierei ai giovani di andare a scuola e di seguire un percorso più lineare, cominciando dai greci e arrivando al teatro moderno, seguendo insomma una evoluzione coerente. Dopo di che, scelgano quello che preferiscono e per cui hanno maggiore interesse o quello che serve per il lavoro che devono interpretare: se mi chiedessero di leggere il teatro della Restaurazione inglese, pur non avendolo mai affrontato certamente me ne occuperei, imparando così qualche cosa di nuovo. C'è sempre qualcuno o qualcosa che ci spinge a scegliere, io per esempio a quindici anni ho cominciato a leggere genericamente tutti i grandi autori russi: Tolstoj, Dostoevskij, Gogol... forse senza capire molto. Lo ho riletti "da grande" perché sentivo il bisogno di capire e di sapere. Provengo da una famiglia piuttosto modesta in cui i libri rappresentavano un accessorio quasi solo ornamentale; non si leggeva molto, non c'era questa tradizione. Mio padre leggeva un giornale e mia madre forse un settimanale, come purtroppo avviene per la maggior parte degli italiani; non eravamo così "anomali" ma io ho vissuto questa situazione come una menomazione, dovendomi arrangiare da sola e avendo la fortuna, facendo questo mestiere, di dover leggere quasi per necessità. Faccio un esempio: ho interpretato per la prima volta Goldoni quando avevo quindici anni, non avendolo mai letto prima. Quando mi hanno dato il copione non sapevo nemmeno chi fosse, ma ho avuto la fortuna di incontrare per quella messa in scena una personalità come Strehler, che quando metteva in scena un testo non solo faceva regia, ma anche storia del teatro. Grazie a lui ho incominciato a leggere anche opere che non avessero a che fare con il testo che stavo interpretando. È un metodo che continuo a usare; anche oggi, soprattutto se recito un classico, leggo quello che è stato scritto a proposito dell'autore, saggi sull'opera e, se posso, altri testi del medesimo drammaturgo.

Ha il tempo di leggere testi che non siano teatrali?

Sì, leggo moltissima letteratura. Ho passato un lunghissimo periodo di innamoramento degli scrittori di tradizione ebreo-americana, per esempio Singer. Ho letto tutto quello che è stato pubblicato in italiano, ovviamente non potendo affrontare i testi in yiddish e nemmeno in inglese. Ho "scoperto" Singer prima che vincesse il Nobel, e di questo mi sento felice e orgogliosa, come se glielo avessi dato io...

Non si è lasciata influenzare, cosa che capita molto spesso.

No, infatti. È stato stupendo perché un mio amico libraio che spesso mi consiglia sulle mie letture, mi aveva fatto leggere prima Roth, e poi un giorno mi consigliò di leggere Il mago di Lublino che mi è piaciuto moltissimo. Ero in tournée e in un grande magazzino ho trovato in svendita tutti i libri di Singer. Erano i primi mesi del '78: evidentemente l'editore (Longanesi) non li aveva venduti, così li ho comprati tutti a metà prezzo.

Una vera e propria scoperta

Si proprio una scoperta: un autore che mi ha fatto conoscere un mondo strettamente legato al passato, ma anche all'essere umano. Quando Singer è morto mi sono sentita come se fosse scomparso un nonno che mi raccontava delle storie; sono andata persino a Miami a vedere la casa dove abitava perché mi sembrava veramente di aver perso qualcuno di fondamentale. C'è un suo romanzo (da cui è stato tratto anche un film) che si intitola Nemici che secondo me è uno dei romanzi più erotici e passionali che siano mai stati scritti.

Le capita di rileggere qualche romanzo?

No, con i romanzi non capita molto spesso, a parte Singer, naturalmente. Posso voler rileggere un classico, però. Ad esempio ho riletto Delitto e castigo perché lo avevo affrontato da ragazzina e proprio non mi ricordavo nulla.

E scrittori italiani?

Leggo un po' tutto. Ho un grandissimo amore per Meneghello. Anche in questo caso l'ho scoperto attraverso un mio amico libraio di Vicenza che è a sua volta scrittore. I piccoli maestri e Pomo pero li ho riletti, anche perché essendo scritti in dialetto (io sono romana) faccio un po' fatica a capirli, anche se sono godibilissimi e danno molta forza.

L'ultimo libro che ha letto?

Io non ho paura di Ammaniti. Bellissimo libro.

Ha ragione, fa venire voglia di vedere il film...

Sì è vero, dalle poche immagini e dalle cose che ha detto Salvatores fa proprio venire voglia di vederlo.

Nella scelta di un libro si lascia consigliare?

Sì mi lascio consigliare anche se adesso ho una mia "linea": quando esce un nuovo libro di Yehoshua, ad esempio, lo compro "a scatola chiusa". Ora sto leggendo La sposa liberata. Essendo in tournée non posso portare molti libri, pesano.

Come si comporta con i libri che non le piacciono?

Ora li lascio. Una volta andavo fino in fondo. Mi comporto così da poco tempo: solo da una decina di anni ho la forza di dire "non mi piace, non lo leggo". Perché devo andare fino in fondo ad una cosa che non mi interessa? perderei solo tempo. Ho una massima che ben si sposa con questo mio atteggiamento e che ho rubato a Massimo Troisi: "Però non vale. Tutti loro a scrivere e io solo a leggere".

C'è un libro che proprio non le è piaciuto, che ha cominciato e ha lasciato a metà?

La versione di Barney. Credo di essere uno dei pochi a non averlo letto. L'anno scorso c'era una specie di gara a chi lo finiva prima: io mi sono annoiata e l'ho richiuso. Forse un giorno deciderò di riprenderlo e scoprirò che ho perso qualcosa di fondamentale, però in quel momento non ne avevo molta voglia.

Per quanto riguarda il suo lavoro, a cosa sta lavorando?

Sto portando in scena il testo di un autore moderno, giovane, che si chiama Roberto Cavosi, Bellissima Maria, con la regia di Sergio Fantoni e con Ivano Marescotti. Saremo in giro per l'Italia e l'anno prossimo a Roma e a Milano, poi vedremo.

Ho letto che ha recentemente portato in scena anche Le irregolari, tratto da un libro di Massimo Carlotto

Sì. In realtà era solo ispirato alle Irregolari: era un testo che è stato scritto da due giovani autori che si chiamano Vito Biolchini e Elio Turno Arthemalle e si intitolava Buenos Aires non finisce mai. Lo riprenderò perché ho visto che mi piace molto farlo e soprattutto interessa e piace molto al pubblico.

Di Piera Passalacqua


9 aprile 2003