NARRATIVA AL MASCHILE

J.T. Leroy
La fine di Harold

"Non è mica una lumaca qualunque. Guarda che questa lumaca ha una storia, una genealogia. Discende dalle prime lumache portate nella zona di San Francisco dai francesi nel diciannovesimo secolo, lumache da mangiare..."

Com'è possibile trasformare la semplice, antica storia di ragazzo e del suo animaletto domestico in un "romantico" dramma senza via d'uscita? La ricetta è tutto sommato piuttosto semplice ed è quella seguita alla lettera da Leroy: il ragazzo non deve essere un personaggio "normale", ma un eroinomane irrecuperabile e pronto a tutto per una dose di buona qualità; la mamma del ragazzo non sarà una casalinga interamente votata al bene della famiglia, ma una tossicomane all'ultimo stadio che rinfaccia al figlio di non averla portata in tempo all'ospedale per evitarle l'amputazione di alcune dita di un piede, per un forte ascesso da overdose; l'animaletto domestico non sarà un gatto o un cagnolino, ma una lumaca, sebbene una lumaca con pedigree. Del resto tutti gli amici che si ritrovano sui marciapiedi di Polk Street, a San Francisco, hanno un compagno stravagante: c'è chi ha scelto un topolino, chi un pitbull dall'aria decisamente aggressiva, chi un boa. È la nuova incarnazione di un sentimento antichissimo: la ricerca di un po' di affetto e la voglia di donarlo a una creatura indifesa. Accade così anche per il protagonista, che battezza la sua lumaca e si affeziona a lei (anzi a lui, un maschio di nome Harold) come forse a nessun altro prima. E poco importa che a donargliela sia stato un uomo, Larry, che lo ha raccolto per strada e lo ha ospitato nella sua casa per poi abusare in qualche modo di lui. Leroy ha dichiarato che questa è una storia vera, di stampo autobiografico, come le altre che ha scritto del resto, destando scandalo e attirando su di sé al massimo l'attenzione dei media. E sebbene resti un interrogativo sul ruolo effettivo di Dave Eggers nell'elaborazione dei testi (forse più di un semplice editor, come asserisce di essere pubblicando questo racconto sulla sua rivista McSweeney's), le storie sono forti, crude dirette, la sua voce sembra davvero raccontare cose che conosce personalmente, con la forza che solo chi ha vissuto una vita "estrema" riesce ad avere. La fine di Harold sembra aprire un piccolo spiraglio di luce in un buio drammatico, subito richiuso però dall'inesorabile tragicità di un'esistenza borderline. Resta un interrogativo: è verità o menzogna, vita o fantasia?

La fine di Harold di J.T. Leroy
Con testo americano a fronte
Titolo originale: Harold's End
Traduzione di Martina Testa
89 pag., Euro 10.00 - Edizioni Fazi (Lain n. 1)
ISBN 88-8112-387-8

Le prime righe

Tutti hanno pensato che fosse uno della buoncostume quando ha cominciato a farsi vedere dalle nostre parti, su e giù per l'isolato a due all'ora su quella vecchia grossa Pontiac argento. Si sporgeva dal finestrino e ci passava in rassegna con lunghe occhiate sinuose, come se stesse cerchiando i nomi dei cavalli su un foglio per le scommesse. Aveva anche la tipica pettinatura da sbirro, circondata da una corona di riccioli alla Giulio Cesare. E quella faccia impenetrabile da sbirro, l'espressione stanca di un difensore della giustizia scoraggiato. Dopo una decina di giorni, ogni volta che vedevamo quel barcone largo e piatto sbucare da dietro l'angolo ci staccavamo tutti dal muro a cui eravamo appoggiati e ci allontanavamo di corsa.
Verso la terza settimana, dato che Larry non ha arrestato nessuno, la maggior parte di noi ha deciso che lavora per qualche programma di assistenza. Perciò quando svolta nel vicolo, ferma la macchina e scende, viene immediatamente circondato come i bianchi ricchi in uno di quei film sui selvaggi della giungla. Distribuisce roba ai ragazzini che gli si assiepano intorno. Dietro di me il pitbull di Serenity, Daisy, emette un grugnito basso e brontolante. Gotti lo guarda di traverso e mi dà di gomito.

© 2003 Fazi Editore


L'autore

J.T. Leroy è nato nel 1980. In Italia ha pubblicato i due suoi romanzi, entrambi best seller internazionali, Sarah (2001) e Ingannevole è il cuore più di ogni cosa (2002). Di quest'ultimo sta per essere realizzata una versione cinematografica diretta e interpretata da Asia Argento. La fine di Harold, apparso originariamente su "McSweeney's", la rivista di culto diretta da Dave Eggers, viene proposto in volume in prima edizione mondiale.


Di Giulia Mozzato


9 aprile 2003