NARRATIVA AL FEMMINILE

Rosa Matteucci
Libera la Karenina che è in te

"La donna osserva le mani del ragazzo che aspettava qualcosa, sono le mani elementari, per quanti sforzi faccia le trova sempre brutte e rozze. Prova un po' di pena per lui, ma starà bene attenta a che non se ne accorga. Adesso è preoccupata, si deve concentrare sul pericolo che per lei rappresenta il soldato."

Ironica e riflessiva la scrittura di Rosa Matteucci riesce a far sorridere e ad essere accattivante anche quando propone tematiche psicologiche complesse come in questo suo ultimo romanzo. L'attuale situazione storica è talmente complessa, le vicende che hanno visto le "forze di pace" italiane in azione così contraddittorie, che ogni vicenda privata, calata in questo contesto, può apparire insignificante. Eppure è proprio questa realtà piena di rischi e di misteri che vede l'evoluzione di una donna e dei suoi sentimenti, anche se l'approdo a cui la conduce è tutt'altro che rassicurante.
Ma all'interno della vicenda della protagonista nel romanzo emerge tutta la realtà di un'Africa antica che è ancora ben viva nella difficile modernità che deve affrontare: feste tribali e magia che si sommano all'impatto con un Occidente che si presenta con tutte le sue nevrosi. E così in questa atmosfera in cui le armi e i soldati si intrecciano con le luci e le passioni di un'Africa inquieta, lo spirito borghese, indomito e indomabile, della protagonista emerge nel suo patetico individualismo, nelle frustrazioni e nel continuo gioco dell'autoinganno.
La tragicomica conclusione si fa emblematica di una caduta dalla grandezza letteraria di figure femminili che giganteggiano ricche del loro dolore, al grottesco di un suicidio "impossibile per ragioni tecniche".

Libera la Karenina che è in te di Rosa Matteucci
165 pag., Euro 14.00 - Edizioni Adelphi (Fabula n. 148)
ISBN 88-459-1764-9

Le prime righe

PROLOGO
La cuna del mondo a Barentù

Quando infine giunse nel villaggio di Barentù, il giovane soldato fu investito da una luce torrenziale, la Haghia Sophia, figliata dal paesaggio per celebrare l'eterno ritorno dell'Amore nel Regno della Quantità e nel simulacro dei tempi antichi e moderni. Non più guerra. Rimase così fermo, senza respirare, con il fucile, le due pistole, i due caricatori e la bomba a mano. Solo. Al limitare di un'arida, sconfinata distesa candeggiata dal sole, nei toni del caffellatte e della panna cotta. Al margine di quella che era una lingua ingiallita di terra battuta, la strada verso Kassala, il Sudan, in un polverone catafratto di sbrilluccichii e lampi. Si era perso. Nel pulviscolo intravide il tucul, una capanna circolare con i muri di fango secco, il tetto di frasche incartapecorite e l'atra cavea dell'uscio.
Da molto tempo ormai nel soggiorno pieno di libri vecchi e malconci, di raccolte del National Geographic e della NYRB, di lettere d'amore, di bucce d'arancia e di fazzoletti appallottolati dalla saliva a forza di colpi di tosse, la bambina più bella del mondo giace addormentata in una bara modello base, senza fronzoli, tappezzata di raion color ciclamino.

© 2003 Adelphi Editore


L'autrice

Rosa Matteucci ha scritto nel 1998 Lourdes ottenendo il riconoscimento per l'Opera Prima del Premio Bagutta e del Premio Grinzane-Cavour.


Di Grazia Casagrande


9 aprile 2003