NARRATIVA AL FEMMINILE

Pia Fontana
Nessun Dio a separarci

"Quante illusioni si porta dietro l'europeo nel suo viaggiare in Africa e soprattutto si porta dietro l'illusione di diventare in Africa un po' meno europeo, mentre è soprattutto questa illusione la più illusoria perché là in Africa l'europeo scopre di essere europeo a trecentosessanta gradi, mai come in Africa l'europeo si sente a tutti gli effetti europeo e, quel che più è grave, proprio là in Africa comincia a piacergli di essere europeo..."

Se il titolo sembra aprire a una visione conciliante tra civiltà e culture differenti, il libro invece sembra essere la dolorosa rivelazione di una incomunicabilità profondo tra mondi abissalmente distanti anche se separati da un piccolo tratto di mare.
Una donna, una quarantenne attraente e intelligente, è la protagonista di questo romanzo d'amore che ha nella sofferenza e nella solitudine la nota dominante. Uscita da una storia sentimentale intensa, conclusasi tragicamente con il suicidio, senza apparente spiegazione razionale, del suo compagno, la narratrice racconta il successivo lungo periodo di sbandamento e di confusione che l'aveva condotta a rifuggire ogni rapporto significativo e a accogliere unicamente fugaci incontri sessuali in cui considerava garantita l'impossibilità di coinvolgimenti emotivi. Un casuale incontro in treno con un giovane marocchino sembra precludere ad uno di questi approcci puramente fisici a cui la donna si stava abituando, ma le vicende nella vita non si possono mai davvero precostituire, soprattutto non si possono imbrigliare le emozioni e i sentimenti entro schemi tutti intellettuali. I due iniziano a frequentarsi: forte è l'attrazione sessuale e l'intesa fisica si trasforma quasi senza ci si accorga del passaggio in relazione affettiva, forse in amore, almeno in bisogno della presenza dell'altro. Un lungo viaggio in Africa però rivelerà (dopo un'iniziale ubriacatura di emozioni) quanto l'essere lei europea e lui marocchino sia elemento di lontananza e in breve di frattura.
Sono due mondi, due universi emotivi, due modalità di concepire il rapporto amoroso e, soprattutto, il peso di tutte le nevrosi occidentali che davanti alla naturalezza di quella cultura più fresca e istintiva diventa elemento di distanza. Un romanzo amaro che sembra condannare alla solitudine e dichiarare inconciliabili non certo le diverse religioni (non c'è appunto nessun dio a separare) quanto le visioni della vita tra lo stanco occidente e un Africa povera, ma vitale.

Nessun Dio a separarci di Pia Fontana
177 pag., Euro 14.60 - Edizioni Mondadori (Omnibus Italiani)
ISBN 88-04-51619-4

Le prime righe

PARTE PRIMA

Al terzo giorno che mangiavo harira e soprattutto al terzo giorno che mentre la mangiavo le lacrime mi gocciavano dal naso una dietro l'altra come nei più feroci raffreddori, ho allontanato con fastidio la scodella e ho pensato — e forse detto — "Basta". Questa zuppa era tutta l'eredità che lui mi aveva lasciato — sei porzioni di harira surgelata — e da tre giorni, cioè da quando questo arabo nordafricano o anche solo africano era sparito dalla mia vita e dalla mia casa senza lasciare dietro a sé nient'altro che quelle sei vaschette di harira surgelata nel freezer se si esclude la mia disperazione, da tre giorni io mangiavo una dopo l'altra queste porzioni di harira scongelata nel microonde, e quindi mezza ghiacciata e mezza bollente e mentre la ingoiavo — a fatica perché tutto avevo tranne fame — spietatamente gli occhi mi si bagnavano e una dopo l'altra le lacrime scivolavano giù attraverso le varie convessità e avvallamenti del viso o per la via più veloce del promontorio del naso fino a dissolversi dentro la zuppa. Una minestra complicata — io che l'avevo vista fare e avevo anche collaborato — ceci cipolle sedano prezzemolo pasta pomodoro zafferano paprica e non so cos'altro, ah sì pollo, pezzetti di pollo e forse anche dell'altro che non ricordo, ogni ingrediente messo al suo momento, non tutti insieme — questo il segreto di una harira ben fatta: i tempi, non come si fa da noi che è regola universale soffriggi la cipolla e poi giù tutto il resto d'un fiato.

© 2003 Arnoldo Mondadori Editore


L'autrice

Pia Fontana è nata a Sacile (Pordenone) e vive a Venezia. Scrittrice e drammaturga, vince il premio Calvino nel 1987 con il romanzo Spokane. Successivamente ha scritto: Sera o mattina (1989), Il corpo degli angeli (1991), Bersagli (1993), Le ali di legno (1995), Andante spianato (1997) e Il pesce arabo (1999). Tra le sue pièces teatrali: Il grido, Devozione, Luna carminia, Bambole.


Di Grazia Casagrande


9 aprile 2003