ROMANZI

Jurek Becker
I figli di Bronstein

"Sullo stagno si distinguevano cerchi formati dalle bocche dei pesci sulla superficie dell'acqua. Decisi che non mi sarei più gettato alla cieca in una discussione con mio padre, senza argomenti, senza speranze di riuscita."

Noto al pubblico internazionale per il suo romanzo d'esordio Jakob il bugiardo (del 1969), storia di un uomo che, per tranquillizzare gli abitanti del ghetto, racconta loro una pietosa bugia, Jurek Becker ha catalizzato attorno alla sua opera un crescente interesse anche da parte del pubblico italiano. La casa editrice Le Lettere ha scelto di proporre di quest'opera del 1986, I figli di Bronstein, in una prima traduzione particolare, frutto del lavoro collettivo degli allievi della Scuola Europea di traduzione letteraria coordinati da Alida Daniele. Questo testo rappresenta, come ricorda Roberta Malagoli nella sua Postfazione, il terzo atto di una trilogia sulla Shoah di cui fanno parte anche Jakob il bugiardo e il Pugile (1976). La sua scrittura è inevitabilmente segnata da un'infanzia dalla drammaticità quasi inimmaginabile. Nato nel 1937 in Polonia, Becker fu non solo costretto sin dai primi anni della sua esistenza tra le mura rigide del ghetto di Lodz, ma anche deportato nel 1944 con la madre ad Auschwitz, dove quest'ultima morirà nel 1945, mentre il padre veniva indirizzato al lager di Ravensbrück. La Shoah dunque non potrà che condizionare gli anni della crescita e quelli della maturità. In questa storia il tema viene visto, come sempre accade nell'opera di Becker, in modo tangenziale, senza affrontare direttamente la persecuzione e la prigionia, che comunque pervadono tutta la storia, e sottolineando invece l'incomunicabilità fra generazioni, fra padri e figli. Hans, il protagonista, si accorge con dolore che il padre, con due amici sopravvissuti come lui al campo di sterminio, tiene prigioniero il suo ex carceriere. Con la morte del genitore Hans potrà liberarlo, ma non riuscirà a riappacificarsi con la propria vita "normale" e dovrà fare i conti anche con la difficoltà nel proseguire il proprio rapporto di coppia con Martha.

I figli di Bronstein di Jurek Becker
Titolo originale: Bronsteins Kinder
Postfazione di Roberta Malagoli
265 pag., Euro 15.00 - Edizioni Le Lettere (Pannarrativa)
ISBN 88-7166-683-6

Le prime righe

Un anno fa mio padre ha subito un danno definitivo, è morto. Il fatto, o diciamo pure, l'incidente ha avuto luogo il 4 agosto '73, una domenica sera. L'ho visto avvicinarsi. Da quel momento abito con Hugo e Rahel Lepschitz, e con la loro figlia Martha. Non sanno niente del corso degli eventi culminato nella scomparsa di mio padre, per loro è semplicemente morto di un attacco cardiaco. Hugo Lepschitz aveva detto allora che il figlio del suo migliore amico non gli era meno caro di un figlio proprio, e mi hanno preso con loro. E dire che si erano visti appena dieci volte in tutta la vita e, se nutrivano il benché minimo sentimento reciproco, lo nascondevano come un tesoro. A quel tempo si sarebbe potuto fare di me qualsiasi cosa, prendermi in casa, mandarmi via, mettermi a letto, purché non mi si facessero domande. Quando in qualche modo cominciai a ritornare in me, l'appartamento mio e di mio padre era stato liquidato, me ne stavo disteso sul divano della famiglia Lepschitz, Martha mi accarezzava e la tv andava. Da giorni imperversa il cattivo tempo, che razza di maggio! Sento la vita tornare in me; la testa mi brulica, la materia grigia si risveglia, tra non molto sarò di nuovo in grado di pensare. L'anno di lutto sta finendo. Se mi chiamassero davanti al Trono Aureo e mi chiedessero qual è il mio più grande desiderio, non avrei bisogno di riflettere a lungo: datemi un cuore di pietra.

© 2003 Le Lettere Editrice


L'autore

Jurek Becker nasce nel 1937 a Lodz in Polonia e muore a Sieseby in Germania nel 1997. Trascorsi i primi anni nel ghetto della sua città natale e in campi di concentramento nazisti, nel dopoguerra si trasferisce insieme al padre a Berlino Est che lascerà volontariamente nel 1977 emigrando a Ovest. Fra le opere vanno ricordati il romanzo d'esordio Jakob il bugiardo (1969) che impose Becker all'attenzione della critica internazionale, Il pugile (1976) e Amanda senza cuore (1992). È inoltre autore di numerose e apprezzate sceneggiature per il cinema e per la televisione.


Di Giulia Mozzato


21 marzo 2003