PIU' O MENO GIALLI

Elizabeth George
La miglior vendetta

"La donna giaceva sul fianco destro come se fosse congelata, la bocca una smorfia nel sangue rosso vivo che le ristagnava in testa e sulle spalle."

Avete mai visto una fotografia di Elizabeth George? Un viso dolce circondato da una corona di riccioli rossi, dall'espressione sorridente, che non sembra nascondere la personalità di un "maestro del thriller" (potete trovare un suo ritratto stampato sulla quarta di copertina o alcune altre immagini nel sito ufficiale all'indirizzo www.elizabethgeorgeonline.com/). E invece la sua creatività dà vita a storie intricate e "terrificanti" che non hanno nulla da invidiare ai romanzi di Patricia Cornwell o Jeffery Deaver. La miglior vendetta rientra nei canoni del giallo tradizionale, con molti di quegli elementi che contribuiscono a costruire una storia "classica": il castello scozzese in cui è ambientata, per esempio, a Westerbrae; la compagnia teatrale che in questo luogo è ospitata, al cui interno per invidie e gelosie si crea subito una situazione di forte tensione; il cadavere della bella Joy Sinclair, uccisa nel suo letto durante la notte con il più classico dei pugnali; l'arrivo di un ispettore di Scotland Yard, Thomas Lynley (protagonista di altri romanzi della George), affiancato dal sergente Barbara Havers (una donna poco attraente che "sembra anche che faccia di tutto per essere tale"), a dar manforte all'inefficiente polizia locale. A rendere ancor più intricata la vicenda si aggiunge un tassello sentimentale legato proprio all'ispettore Lynley (che già conosciamo come tombeur de femmes), follemente innamorato di una delle ospiti del maniero, Helen Clyde, tra le prime sospettate dell'atroce omicidio. Inutile dire che il finale è a sorpresa.

La miglior vendetta di Elizabeth George
Titolo originale: Payment in Blood
Traduzione di Linda De Angelis
429 pag., Euro 17.50 - Edizioni Longanesi & C. (La Gaja Scienza)
ISBN 88-304-1921-4

Le prime righe

1

Il sedicenne Gowan Kilbride non era mai stato granché mattiniero. Quando viveva ancora alla fattoria dei suoi, ogni mattina si trascinava brontolando giù dal letto, facendo sapere a chi si trovava nei paraggi, con una vasta gamma di gemiti e di lamenti in cui esprimeva tutta la sua creatività, quanto poco apprezzasse la vita dei campi. Così, quando Francesca Gerrard — proprietaria della più vasta tenuta della zona, rimasta vedova da poco — aveva deciso, per far fronte alle tasse di successione, di trasformare la sua grande casa scozzese in un albergo di campagna, Gowan si era presentato a lei come l'uomo giusto per servire al bar e ai tavoli, e per sorvegliare la grande quantità di signorine che senza dubbio sarebbero state assunte come cameriere.
Ma si trattava solo di una fantasia, come doveva scoprire ben presto. Aveva assunto l'impiego a Westerbrae da meno di una settimana quando si era reso conto che le attività da svolgere nell'enorme casa di granito dovevano essere distribuite soltanto fra quattro persone: la signora Gerrard, una cuoca di mezza età con parecchi peli di troppo sul labbro superiore, lui stesso e una ragazza di diciassette anni da poco giunta da Inverness, Mary Agnes Campbell.
Il fascino del suo lavoro era direttamente proporzionale alla posizione che Gowan occupava nella scala gerarchica dell'albergo, in pratica nessuno. Il ragazzo era un factotum, un uomo per tutte le stagioni che si occupava dei lavori pesanti: curare il parco della vasta tenuta, spazzare i pavimenti, imbiancare le pareti, riparare l'antiquato scaldabagno più o meno ogni due settimane e applicare una nuova carta da parati perché le camere fossero pronte ad accogliere i primi avventori paganti. Un'esperienza umiliante per un ragazzo che si era sempre considerato il futuro James Bond.

© 2003 Longanesi Editore


L'autrice

Elizabeth George, nata a Warren (Ohio) nel 1949, è diventata una delle scrittrici contemporanee di thriller psicologici più amate dalla critica e dai lettori. Perché i suoi romanzi sono molto più di un caso che deve essere risolto. Anche se lo spunto è sempre un omicidio, ogni suo libro penetra sempre più profondamente nei paesaggi dell'animo, quelli che, dietro un'apparenza rispettabile, fanno rabbrividire. Ha scritto: Un pugno di cenere (1995), In presenza del nemico (1997), Il prezzo dell'inganno (1998), Il morso del serpente (2000), E liberaci dal padre (2001) e Cercando nel buio (2002).


Di Giulia Mozzato


21 marzo 2003