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José Saramago
L'uomo duplicato

"Certo, avrebbe potuto farlo dopo, in qualsiasi momento, ma l'ordine, come pure si dice del cane, è il miglior amico dell'uomo, anche se, come il cane, ogni tanto morde. Avere un posto per ogni cosa e avere ogni cosa al suo posto è sempre stata una regola d'oro nella famiglie perbene, come pure si è ampiamente dimostrato che eseguire in buon ordine quel che si deve è sempre stata la più solida polizza assicurativa contro i fantasmi del caos."

Quale sarebbe la vostra reazione se un giorno, guardando distrattamente la videocassetta di un film neppure troppo divertente, vi trovaste di fronte a un attore (o attrice) perfettamente identico a voi? Un'ipotesi piuttosto remota, ma possibile, che Saramago affronta in questo nuovo romanzo, complesso e intenso come abitualmente sono le sue storie. In un crescendo sempre più ossessivo il professore di storia Tertuliano Máximo Alfonso, così si chiama il protagonista, si lancia in una indagine quasi poliziesca alla ricerca del suo "gemello", di quel doppio che non aveva mai immaginato di avere. E noi con lui visioniamo le videocassette della casa di produzione per cui l'attore-sosia lavora. Noi, con lui, speriamo di vederlo di nuovo comparire in una delle parti secondarie, in una breve sequenza; lo accompagniamo nel negozio di vendita e noleggio per prenderne altre in prestito e a mano a mano acquistare quelle dove l'uomo duplicato ha avuto una parte. Cerchiamo di risalire al suo nome tra i tanti elencati nei titoli di coda, spuntando via via quelli che non si ripetono. Ascoltiamo la sua voce, identica a quella di Tertulliano. Siamo infastiditi da Maria da Paz, la fidanzata, che giustamente richiede la sua attenzione ormai (noi lo sappiamo) assorbita da tutt'altro. Così come ci disturba un po' il tono della madre Carolina al telefono, sempre a fare domande... Siamo invece incuriositi dal collega professore di Matematica, il primo ad aver notato quella straordinaria somiglianza, tanto da aver suggerito a Tertulliano di vedere quel modesto film, Chi cerca trova, dal titolo significativo. Esultiamo con lui nel momento in cui raggiunge un primo scopo: conoscere quel nome. Fremiamo quando sull'elenco telefonico non c'è traccia di un numero da chiamare e iniziamo al suo fianco un'indagine telefonica, per poi decidere con lui di scrivere una lettera alla casa di produzione. Abbiamo anche noi la sensazione di una presenza strana, indecifrabile e inquietante al nostro fianco e ci scopriamo a domandarci chi siamo in realtà e quale sia la nostra vera personalità.
In qualche modo ripercorrendo la strada già tracciata dal José di Tutti i nomi nella sua ricerca di una donna sconosciuta incrociata nei documenti burocratici nel dimenticato archivio di un'anagrafe, anche Tertulliano va alla ricerca di qualcosa di sconosciuto ma ossessionante e al tempo stesso non privo di un oscuro fascino.
Ma quell'uomo duplicato sarà un problema di Tertulliano o anche nostro?

L'uomo duplicato di José Saramago
Titolo originale: O Homem Duplicado
Traduzione di Rita Desti
286 pag., Euro 16.50 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-16499-6

Di Giulia Mozzato

le prime pagine
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L'uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d'identità un nome tutt'altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Tertuliano Máximo Afonso. Il Máximo e l'Afonso, di applicazione più corrente, riesce ancora ad ammetterli, a seconda, però, della disposizione di spirito in cui si trovi, ma il Tertuliano gli pesa come un macigno fin dal primo giorno in cui ha capito che l'infausto nome si prestava a essere pronunciato con un ironia che poteva essere offensiva. È professore di Storia in una scuola media, e la videocassetta gli era stata suggerita da un collega di lavoro che tuttavia non si era dimenticato di preavvisare, Non che si tratti di un capolavoro del cinema, ma potrà intrattenerla per un'ora e mezza. In verità, Tertuliano Máiximo Afonso ha un gran bisogno di stimoli che lo distraggano, vive da solo e si annoia, o, per dirla con la precisione clinica che l'attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d'animo comunemente nota come depressione. Per avere un'idea chiara del suo caso, basti dire che è stato sposato e non si ricorda di cosa lo abbia portato al matrimonio, ha divorziato e ora non vuole neanche ricordarsi dei motivi per cui si è separato. In compenso, da questa mal riuscita unione non sono nati figli che ora sarebbero li a pretendere gratis il mondo su un vassoio d'argento, ma la dolce Storia, la seria ed educativa cattedra di Storia al cui insegnamento lo hanno chiamato e che potrebbe essere il suo cullante rifugio, la vede ormai da lungo tempo come una fatica senza senso e un inizio senza fine. Per dei temperamenti nostalgici, generalmente fragili, poco flessibili, vivere da soli è un castigo durissimo, ma una tale situazione, bisogna riconoscerlo, ancorché penosa, solo di tanto in tanto sfocia in un dramma convulso, di quelli che ti fanno accapponare la pelle e rizzare i capelli. Ciò che per lo più si vede, al punto di non suscitare ormai sorpresa, è gente che subisce con pazienza il pignolo scrutinio della solitudine, come è avvenuto in passato recente a esempi pubblici, benché non particolarmente notori, e persino, in due casi, dal felice epilogo, quel pittore di ritratti di cui non siamo mai giunti a conoscere altro che l'iniziale del nome, quel medico generico che tornò dall'esilio per morire fra le braccia dell'amata patria, quel revisore di bozze che esautorò una verità per impiantare al suo posto una menzogna, quell'impiegato subalterno dell'anagrafe che faceva sparire certificati di morte, e che rientravano tutti, per casualità o coincidenza, nel sesso maschile, ma nessuno che avesse la sventura di chiamarsi Tertuliano, e questo avrà certo rappresentato per loro un impagabile vantaggio per quanto riguarda i rapporti con il prossimo. Il commesso del negozio, che aveva già preso dallo scaffale la cassetta richiesta, ha inserito nel registro di uscita il titolo del film e la data in cui ci troviamo, e subito dopo ha indicato al noleggiante la riga dove firmare. Tracciata dopo un attimo di esitazione, la firma ha mostrato solo le ultime due parole, Máximo Afonso, senza il Tertuliano, ma, come chi avesse deciso di chiarire in anticipo un fatto che sarebbe potuto diventare motivo di controversia, il cliente, nel momento stesso in cui le scriveva, ha mormorato, Così è più rapido. Non gli è servito a molto l'aver messo le mani avanti, giacché il commesso, mentre trasferiva in una scheda i dati della carta d'identità, ha pronunciato a voce alta l'infelice e vieto nome, per giunta con un tono che persino una creatura innocente avrebbe riconosciuto come intenzionale. Nessuno, crediamo, per quanto scevra da ostacoli sia stata la sua vita, si arrischierà a dire che non gli è mai capitata una vessazione del genere. Benché prima o poi ci si presenti davanti, e si presenta sempre, uno di quegli spiriti forti a cui le debolezze umane, soprattutto quelle supremamente delicate, suscitano risate di scherno, la verità è che certi suoni inarticolati che a volte, senza volerlo, ci escono di bocca non sono altro che gemiti irreprimibili di un dolore antico, come una cicatrice che all'improvviso si fosse fatta risentire. Mentre infila la cassetta nella sua sciupata cartella d'insegnante, Tertuliano Máximo Afonso, con una briosità degna di nota, si sforza di non lasciar trasparire il dispiacere causatogli dalla denuncia gratuita del commesso, ma non ha potuto impedirsi di dire fra sé e sé, sia pur recriminandosi per la bassa ingiustizia del pensiero, che la colpa era del collega, della mania che ha certa gente di dare consigli senza che nessuno glieli abbia chiesti. Tale è il bisogno di scaricare le colpe su qualcosa di distante quando la verità è che ci è mancato il coraggio di affrontare quel che avevamo davanti. Tertuliano Máximo Afonso non sa, non immagina, non può indovinare che il commesso si è già pentito del maleducato sproposito, un altro orecchio, più fino del suo, capace di frantumare le sottili gradazioni di voce con cui si era dichiarato sempre a disposizione in risposta agli alterati saluti di congedo che gli erano stati rivolti, avrebbe consentito di percepire che si era instaurata li, dietro quel bancone, una grande volontà di pace. In definitiva, è benevolo principio mercantile, radicato nell'antichità e comprovato dall'uso dei secoli, che la ragione ce l'ha sempre il cliente, anche nel caso improbabile, ma possibile, che si chiami Tertuliano.

© 2003 Giulio Einaudi Editore

biografia dell'autore
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José Saramago - Premio Nobel per la Letteratura nel 1998 - ha scritto: La caverna, Oggetto quasi, Il racconto dell'isola sconosciuta, L'anno mille993, L'anno della morte di Ricardo Reis, La zattera di pietra, Cecità, Viaggio in Portogallo, Storia dell'assedio di Lisbona, Tutti i nomi, Poesie, Teatro.


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14 marzo 2003