AL FEMMINILE

Paulina Chiziane
Il settimo giuramento

"L'uomo marito e l'uomo figlio le danno un gran da fare, ma anche un grande piacere. La donna bantu è fatta così. Ha il cuore troppo grande per tutti gli affetti e tutti i dolori, del marito, dei figli e di tutte le cose che ci sono al mondo."

In questo romanzo viene presentata una interessante commistione fra le tradizioni più antiche dell'Africa etnologicamente "pura" e quelle importate dai colonialisti e diventate parte integrante (ma non integrata) della cultura locale. La storia scritta da Paulina Chiziane, la prima donna mozambicana ad aver pubblicato un romanzo, ha per protagonista una famiglia bantu che apparentemente sembra formata in una società di stampo occidentale, ma che nasconde in potenza una forza di reazione a regole e abitudini che non sente sue, assolutamente dirompente. A dare l'avvio alla trasformazione è il padre, David, un dirigente piuttosto incapace che, avvilito da una situazione economica e personale insoddisfacente, si rivolge alla magia tradizionale per tentare di risollevare le sue sorti. Il potere magico lo coinvolge in modo tale da mutare la sua personalità di uomo tranquillo in quella di marito e padre violento, dedito a riti a base di sangue e stupri da cui attingere coraggio e potenza. La moglie Vera non si adatta remissivamente alla nuova personalità di David e decide a sua volta di fare riferimento alla magia per combattere l'incantesimo che probabilmente ha stregato il marito. Ma la situazione si complica e la donna non riesce a raggiungere il suo scopo. Nel frattempo il figlio Clemente, che l'ha sin dal primo momento appoggiata, percorre una sua strada alla ricerca della forza della saggezza e diventa un grande esperto di magia bianca, al punto da poter fare ritorno a casa per sconfiggere il padre. Ma la morale della complicata vicenda, come sottolinea molto bene Dacia Maraini nella sua interessante Introduzione, sarà amara soprattutto per le donne, non solo relegate in un ruolo marginale, ma destinate a subire senza potersi realmente difendere le violenze di uomini "giustificati" dalla cultura tradizionale e non ritenuti direttamente responsabili degli atti commessi, per gravi che essi siano.

Il settimo giuramento di Paulina Chiziane
Titolo originale: O sétimo juramento
Traduzione di Silvia Cavalieri e Giorgio de Marchis
XVI-262 pag., Euro 16.00 - Edizioni La Nuova Frontiera (Liberamente)
ISBN 88-8373-022-4

Le prime righe

1

L'illusione di un domani migliore è appassita da tanto tempo, per questo lo msabo si è chiuso a Zavala. Ovunque regna la forza delle armi e lo scempio delle armi. È evaporata l'acqua che rinfresca i destini dell'umanità, tutto è fuoco.
Donna e uomo, forte e debole, fuoco e acqua, sfilano in cerchio come le stagioni dell'anno. Muore uno e arriva l'altro, senza che mai camminino uniti verso l'armonia della natura. Le parole fame, guerra, sciopero, fuga, massacro, rapina, disgrazia, costituiscono oggi i discorsi della maggior parte della gente. I passi degli uomini non sono più cortei sereni, ma marce di protesta. Le parole potere, rivoluzione, suonano come una maledizione alle orecchie assordate dalla violenza delle esplosioni in nome della democrazia. Lo spargimento di sangue è premeditato, pianificato, con un'intenzione benefica e un nobile progetto. Le vite sono capelli, dicono i guerrieri. Se ne tagliano pochi e ne nascono molti, più forti e più sani. Ci sono ogni giorno meno scuole, meno lavoro, meno pioggia, più fuoco, più sole, più armi. Ci sono più morti che vivi, ma ancora non è arrivata la fine del mondo, la vita trionferà, per la gloria del vincitore. Il campione di questa guerra costruirà il maestoso palazzo imperiale con ossa umane come se ne vanno in giro a tonnellate nei boschi. Piove. In tutti i rifugi gli esseri viventi riposano e si rinvigoriscono. Là fuori, il freddo taglia e congela come una lama aguzza. È inverno, è giugno.

© 2003 La Nuova Frontiera


L'autrice

Paulina Chiziane (Manjacaze, Mozambico 1955) nasce in un piccolo villaggio del sud del paese, in una famiglia ostile al regime coloniale dove anche l'uso della lingua portoghese viene rifiutato. Solo sui banchi di scuola cominciano i suoi contatti con quella che sarà la sua lingua letteraria. Dopo l'indipendenza, collabora con la Croce Rossa Internazionale in una delle regioni maggiormente colpite dalla guerra civile. In seguito riprende gli studi iscrivendosi alla facoltà di linguistica dell'università di Maputo. Solo nel 1990 vedrà realizzato il suo sogno di diventare scrittrice e sarà la prima donna mozambicana a pubblicare un romanzo Balada de Amor ao Vento. La sua seconda opera Ventos so Apocalipse, ritenuta dalla critica uno dei migliori romanzi africani contemporanei, viene pubblicata in Portogallo nel 1999 e immediatamente tradotta in tedesco. Il settimo giuramento, uscito nel 2000, la consacra come una delle voci più originali della nuova narrativa mozambicana.


Di Giulia Mozzato


14 marzo 2003