AL MASCHILE

Roberto Perrone
Zamora

"E ora veniamo alla domanda fondamentale per l'assunzione: per che squadra tiene?"
Il football per il ragionier Walter Vismara era un pianeta sconosciuto, più inquietante del film di fantascienza che era andato a vedere con l'Elvira in una delle loro tradizionali domeniche: risotto giallo, arrosto, le paste di Marchesi, poi cinema e teatro.

Walter Vismara è un buon capocontabile e suppone che i suoi meriti professionali siano sufficienti a garantirgli posto di lavoro e stima dei superiori. Niente di più sbagliato: nella "deregulation" incombente vi sono ben altri pregi che il lavoratore deve avere e sono qualità del tutto arbitrarie ed estranee alla funzione per cui il dipendente è stato assunto: ad esempio è funzionale accettare che la propria vita privata sparisca, regalando il proprio tempo libero alle passioni del capo. Ad esempio nella ditta del Vismara il prerequisito necessario per far carriera è saper giocare a calcio. Nel colloquio di assunzione il Nostro, a cui il calcio non interessava minimamente, aveva timidamente dichiarato di aver rivestito in un lontano momento della sua vita il ruolo di portiere. Dato che alla quadra aziendale mancava proprio quel ruolo, viene accolto con entusiasmo da capo e colleghi e subito chiamato "Zamora", come il leggendario portiere del Real Madrid. Così Walter, per mantenere il posto, dopo alcune prestazioni assolutamente deludenti, decide di prendere lezioni da un ex portiere professionista, un giovane uomo sentimentale e sfortunato e comincia così la sua iniziazione al calcio. Tutto l'impegno e tutto l'addestramento dovranno essere messi in pratica nella partita fondamentale per la vita dell'azienda: quella del primo maggio. Ma quando giunge il momento cruciale, quando tutti aspettano la sua performance....
La storia intreccia aspetti comici a malinconia e vicende sentimentali a "normali storie d'ufficio", creando un quadretto credibile di vita lavorativa milanese, di quotidiano malessere e aprendo qualche spiraglio di autentica allegria.

Zamora di Roberto Perrone
Pag. 136, Euro 10.00 - Edizioni Garzanti
ISBN 88-11-66533-7

Le prime righe

PRIMA PARTE

"Tel chi el Zamora."
Per molti anni, quando si appoggiava al bancone di un bar o afferrava il corrimano di un tram, nel tono della voce di un avventore che ordinava un caffè o nella raucedine invernale di uno sconosciuto compagno di viaggio gli sembrava di riconoscere la voce dell'ingegner Gusperti e si preparava a subire le sue battute, o, resosi conto che non era (non poteva essere) lui, ritornava, con una pena profonda nei confronti di sé stesso, all'umiliazione di un tempo. È strano come il disagio e la vergogna siano più radicati, come erba grama, nella memoria, delle piccole grandi vittorie strappate alla vita. Il ragionier Walter Vismara il suo momento di gloria l'aveva avuto, eccome, superiore e vendicativo nei confronti delle ingiurie, ma di quella storia gli restava un fondo d'amaro, come un pena lieve, eppure presente.
E non la raccontava mai, anche se, alla fine, poteva apparire, a eventuali ascoltatori, come un trionfo. Non la raccontava agli altri, ma la raccontava a sé stesso, perché, anche dopo anni, gli sembrava assurdo che uomini adulti potessero sconvolgere le proprie esistenze dietro un pallone.
Tutto cominciò quando il suo primo datore di lavoro, un piccolo industriale tessile con fabbrica a Biella, ma con sede amministrativa dell'azienda a Milano, gli chiese di andare nel suo ufficio "che ci ho da parlarci".

© 2003 Garzani Libri Editore


L'autore

Roberto Perrone (Rapallo, 1957) giornalista, vive e lavora a Milano da vent'anni. Dal 1989 è al "Corriere della Sera" per cui ha seguito tutti i più importanti avvenimenti sportivi dell'ultimo decennio: le Olimpiadi, i Mondiali di calcio, i grandi tornei di tennis. Questo è il suo primo romanzo.


Di Grazia Casagrande


14 marzo 2003