SAGGI

Vandana Shiva
Le guerre dell'acqua

"Noi riceviamo l'acqua gratuitamente dalla natura. È nostro dovere nei confronti della natura usare questo dono secondo le nostre esigenze di sostentamento, mantenerlo pulito e in quantità adeguata."

Il 2003 è stato proclamato dalle Nazioni Unite l'Anno Internazionale dell'Acqua, in riconoscimento della fondamentale importanza di questa risorsa per la sopravvivenza del pianeta. Il vicepresidente della Banca mondiale ha previsto nel 1995 che "le guerre del Ventunesimo secolo avranno come oggetto del contendere l'acqua". Ed è una previsione che già si sta avverando. Quanti paesi, quante persone oggi vivono la drammatica condizione di una sostanziale scarsezza di risorse idriche? I dati ufficiali parlano di più di un sesto della popolazione mondiale. Non è certamente un problema recente, ma senza dubbio si è acuito negli ultimi decenni a causa di numerosi fattori contingenti, differenti da regione a regione. In India e in altre parti del Terzo mondo la colpa si può parzialmente imputare alla monocoltura dell'eucalipto per l'industria della carta e della pasta di legno. In molte zone sono stati i mutamenti climatici a determinare la progressiva carenza d'acqua, in altre ancora l'incanalamento e il trasporto a valle o l'inquinamento. Insomma, tante le cause, ma uno l'effetto: la necessità di rifornimento idrico urgente porta crisi, tensioni sociali e politiche che Vandana Shiva analizza con particolare attenzione, com'è ovvio, alla sua nazione d'origine, l'India.
Chi meglio dell'autrice, uno dei massimi esperti internazionali di ecologia sociale (ospite al Forum mondiale dell'acqua di Firenze il 21 e 22 marzo 2003), potrebbe definire queste nuove guerre che proliferano nel mondo? "Guerre paradigmatiche sull'acqua sono in corso in ogni società, in Oriente come in Occidente, a Nord come a Sud. In questo senso quelle dell'acqua sono guerre globali, in cui culture ed ecosistemi diversi, accomunati dall'etica universale dell'acqua come necessità ecologica, sono contrapposti a una cultura imprenditoriale fatta di privatizzazione, avidità e appropriazione di quel bene comune".
Il problema è assolutamente mondiale e interessa il Medio Oriente (basti pensare alla questione dell'acqua in Palestina) come la Cina, il Messico come gli Stati Uniti, il Ghana come il Canada. Molti dei conflitti che si sviluppano in alcune di queste o altre regioni, destinati purtroppo a diffondersi e ad allargarsi, sono legati proprio a questo tema; ricordiamo che anche la forza data dalla grande disponibilità di fonti idriche è un'arma in mano al potere politico. Rifondare una "democrazia dell'acqua" che sancisca principi assoluti validi in ogni Paese del mondo è il primo passo verso una nuova visione del problema che allontani gli interessi meramente economici e politici da una risorsa indispensabile per l'esistenza stessa dell'uomo.

Le guerre dell'acqua di Vandana Shiva
Titolo originale: Water Wars
Traduzione di Bruno Amato
158 pag., Euro 13.50 - Edizioni Feltrinelli (Serie bianca)
ISBN 88-07-17076-0

Le prime righe

Prefazione

Le guerre dell'acqua

Nel 1995 Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca mondiale, fece una previsione sulle guerre del futuro che ha avuto grande risonanza: "Se le guerre del Ventesimo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del contendere l'acqua". Molti segnali fanno pensare che Serageldin abbia ragione. Le prime pagine di quotidiani, riviste e pubblicazioni accademiche parlano di insufficienza idrica in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti.' Il 16 aprile 2001 il "New York Times" apriva con un articolo sulla scarsità idrica in Texas. Come Serageldin, il quotidiano annunciava: "Per il Texas, oggi, l'oro liquido è l'acqua, non il petrolio".
Se è vero che il "New York Times" e Serageldin hanno ragione sull'importanza dell'acqua nei conflitti di domani, è anche vero che le guerre dell'acqua non sono un eventualità futura. Ne siamo già circondati, anche se non sempre sono immediatamente riconoscibili come tali. Sono al tempo stesso guerre paradigmatiche — conflitti su come percepiamo e viviamo l'esperienza dell'acqua — e guerre tradizionali, combattute con armi da fuoco e granate. Lo scontro tra diverse culture dell'acqua è un fenomeno comune a tutte le società. Recentemente, mentre ero in viaggio per Jaipur, la capitale del Rajasthan nell'India occidentale, per partecipare a una conferenza pubblica su carestia e siccità, ho assistito in prima persona allo scontro tra queste due culture.

© 2003 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autrice

Vandana Shiva, fisica ed economista indiana, dirige il centro per la scienza, tecnologia e politica delle risorse naturali di Dehra Dun in India. È tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale. Attivista politica radicale e ambientalista, ha vinto il premio Nobel alternativo per la pace nel 1993. Ha scritto numerosi saggi, alcuni dei quali tradotti in italiano. Ha pubblicato Il mondo sotto brevetto (2002).


Di Giulia Mozzato


14 marzo 2003