La biografia


Alessandro Banda
La verità sul caso Caffa

"Se devo essere sincero... se devo proprio, allora, guardi, quello che colpiva di più, in Caffa, quello che davvero spiccava, che saltava subito agli occhi con evidenza, che notavano tutti, del resto - era il lamento, il suo lamentarsi, le sue lagne generalizzate su tutto e su tutti..."

Uno dei lati piacevoli della lettura è il rapporto quasi transferale che si instaura con l'autore di un libro che amiamo. Se poi il lettore è a sua volta scrittore, diventa irresistibile la tentazione di creare un'opera che appartenga in un certo modo a entrambi, in cui l'autore amato assume il ruolo del protagonista, e l'omaggio colto e raffinato innesca un processo di approfondimento psicologico dai contorni inevitabilmente proiettivi. Franz Kafka è tra gli autori che maggiormente hanno acceso fantasie letterarie: citiamo almeno Pietro Citati e David Grossmann fra coloro che hanno preceduto Alessandro Banda nella ricerca di un "loro" Kafka, attraverso il quale poter illuminare anche parti ignote e difese di sé.
Quarantenne altoatesino con all'attivo, finora, un libro di racconti, Alessandro Banda in "La verità sul caso Caffa" con un balzo di un secolo ha fatto reincarnare lo scrittore praghese in un misconosciuto Franz Caffa, diventato autore di culto soltanto dopo morto, a metà del secolo XXI, al quale viene dedicato un libro contenente interviste con i suoi parenti, amici, colleghi ed ex fidanzate superstiti, per "ricostruire con esattezza la vita, il carattere, non osando affrontarne compiutamente l'opera da un punto di vista critico".
Ne nasce un ritratto impietoso: tutti affermano di ammirarlo, ma poi quello che ricordano sono soprattutto le debolezze caratteriali, da disadattato.
Ma Banda non si ferma qui. Domandandosi su quali argomenti il "suo" Kafka avrebbe scritto, se fosse vissuto nel terzo millennio, inserisce qualche breve racconto inedito: uno, ad esempio, sui micidiali effetti di dentifrici tanto abbaglianti da causare incidenti automobilistici a catena. Un divertissement un po' crudele ma nello stesso tempo affettuoso, che lascia baluginare il genio kafkiano tra le fessure delle sue nevrosi.

La verità sul caso Caffa di Alessandro Banda
156 pag., Euro 11.00 - Edizioni Guanda (Prosa contemporanea)
ISBN 88-8246-474-1

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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I


Ho sentito parlare di Franz Caffa la prima volta da bambino. I miei nonni, quando ci venivano a trovare, l'estate, andavano sempre nella stessa modesta pensioncina (modesta ma pulita) in cui aveva alloggiato Caffa — il famoso scrittore Franz Caffa, che aveva onorato Merano con un suo soggiorno trimestrale nella primavera dell'anno 2020.
I miei nonni (soprattutto mia nonna) volevano sempre la stessa stanza a piano terra, proprio quella ch'era stata di Caffa, ma non perché, a loro, importasse alcunché di Caffa medesimo, bensì solo perché, a loro, quella bella stanzetta linda con ampio balcone piaceva davvero tanto.
Ho cominciato a leggerlo, Caffa, a sedici anni. Ne sono stato affascinato subito.
Ho cercato, con queste pagine, di ricostruirne con esattezza la vita, il carattere — non osando affrontarne compiutamente l'opera, da un punto di vista critico, intendo, dato che essa è una delle opere più studiate dell'intero ventunesimo secolo, una delle più minuziosamente, più febbrilmente, più tenacemente studiate, indagate, interrogate dell'intero secolo ventunesimo. Ho girato paesi e città, ho incontrato chi aveva incontrato Caffa fuggevolmente e chi lo aveva conosciuto a fondo; mi sono intrattenuto con alcune delle sue fidanzate, con i suoi amici, i suoi colleghi d'ufficio (questo grande scrittore viveva una vita esemplare di modesto impiegato), il padre, vecchissimo e lucidissimo, tutti (quasi tutti) quelli insomma che hanno avuto la ventura d'imbattersi in lui e di sopravvivergli (Caffa, notoriamente, è stato stroncato nel fiore degli anni da un male che non perdona; come se ce ne fossero, mali che perdonano).
Questo è, appena appena rielaborato, quanto ho raccolto dalla viva voce degli intervistati in lunghi anni di ricerche e peregrinazioni.
E cosa ho raccolto, in conclusione? Dati contraddittori. La memoria di chi lo ha conosciuto è incerta perfino sul suo nome e cognome. Sulla sua vera città. Eppure, su questo solitario dalle numerosissime frequentazioni, tutta questa gente così diversa parla sempre allo stesso modo, mi sembra, pur dicendo, di lui, cose sempre diverse.
Era la stessa persona, lui? Erano tutti uguali, gli altri?
Si vede che il mondo (il Mondo), se interrogato su Caffa, diventa di colpo unanime in modo sorprendente.

II

Fosse morto lo scrittore Gustalatte, fosse morto lo scrittore Luger, fosse morto Jimmy Seven o Nick Phalloydes o altro similare narratore inconsistente, i cui romanzi gonfiati a ormoni facevano bella mostra di sé nelle librerie alla moda delle case alla moda; fosse morto uno solo di questi scrittorelli, e non tutti questi scrittorelli insieme, i giornali ne avrebbero parlato per giorni, i settimanali per settimane, i mensili per mesi e mesi — invece era morto lui, Franz Caffa, uno che... ma non mi faccia dire niente, no, non posso dire niente... per me, è come se fosse morto oggi, se lo stessimo seppellendo oggi, adesso, in questo stesso momento, tra i salici e i cipressi...

Per uno strano scherzo del destino, o per la misteriosa decisione di Chi governa il mondo, Caffa morì oltretutto lo stesso giorno in cui morì, in un banale incidente d'auto, la principessa Oyttersprutt, l'amatissima e celeberrima Erede al Trono cimmeria, e così anche quei due o tre che gli avrebbero dedicato volentieri almeno un magro trafiletto, anche quei due o tre dovettero soprassedere, perché tutti gli spazi erano per la dolce Oyttersprutt e la sua tragica e sciocca fine...
Forse a Caffa, nella sua sconfinata discrezione non sarebbe neppure dispiaciuto questo silenzio per lui coperto dal clamore per lei. A Franz Oyttersprutt era piuttosto simpatica, con quelle sue mises trionfalmente pacchiane; e va anche sottolineato che, oggi, della dolce Oyttersprutt non si ricorda nessuno, mentre Caffa giganteggia nella memoria di tutti, di tutti quelli che amano la prosa asciutta e il dono della chiaroveggenza... Giganteggia (?)... Chiaroveggenza (?)...

Eravamo in pochissimi al funerale. Il cimitero era un cimitero qualunque, con i salici e i cipressi, come ce ne sono tanti, tanti cimiteri, in una delle tante periferie di una delle tante città, e, benché io possa dire, come pur ho detto, che mi ricordo tutto perfettamente di quel giorno, al contempo, posso dire, che faccio quasi fatica a ricordare dove effettivamente fu sepolto, Caffa, caro Caffa...

© 2003 Ugo Guanda Editore

biografia dell'autore
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Alessandro Banda è nato a Bolzano nel 1963 e vive a Merano. Nel 2001 ha pubblicato la raccolta di racconti dal titolo Dolcezze del rancore.





7 marzo 2003