DONNE PROTAGONISTE

Scot D. Ryersson & Michael Orlando Yaccarino
Infinita Varietà
Vita e leggenda della Marchesa Casati

"Do il mio ritratto dipinto da Carrà alla grande futurista marchesa Casati e ai suoi occhi lenti di giaguaro che digerisce al sole la gabbia d'acciaio divorata." (Filippo Marinetti)

"Voglio essere un'opera d'arte vivente" (la marchesa Casati)

Una biografia che presenta uno dei miti assoluti del mondo cultural-mondano della prima metà del Novecento, una figura divenuta leggendaria per il suo fascino e l'esuberante personalità. Alta, magra, non bella ("non era bella, era magnifica" scrive Quentin Crisp nella Prefazione), un po' androgina, e soprattutto decisa a farsi notare ad ogni costo, Luisa Casati ha trascorso un'intera esistenza sul filo dell'eccesso. Esibizionista in ogni sua manifestazione: dalla scelta degli animali "da compagnia" più adatti a darle un tono esotico e ulteriormente elegante come i levrieri o i pitoni (che talvolta portava con sé attorno al corpo) o i ghepardi dai collari tempestati di diamanti, alla scelta degli amici, i più celebri artisti del momento, spesso anche amanti, che l'hanno ritratta e fotografata centinaia di volte. "La marchesa non voleva piacere, voleva stimolare" e lo seppe fare meravigliosamente, come musa e come mecenate, nonché come organizzatrice di eventi indimenticabili. Già a ventidue anni Luisa Amman era stanca del ruolo di moglie cattolica e tradizionalista del marchese Casati e senza troppo resistere cedette alla passione di Gabriele d'Annunzio che svelò ai suoi stessi occhi l'indole anticonformista e esibizionista che si nascondeva in lei. Così "lanciata" non si fermò più, passando alla storia come una delle personalità più estrose del XX secolo. Le sue frequentazioni includevano personaggi dello spettacolo come Diaghilev, Nijinski, Isadora Duncan, uno "spaventato" Arthur Rubinstein, Cocteau; artisti come Marinetti, Man Ray, Cecil Beaton, Boldini, Augustus John. Fu ritratta da Boldini, Alberto Martini, Rodin, Alastair, Fortunato Depero, Man Ray, tra i tanti e fu ispiratrice delle protagoniste di importanti romanzi come l'Isabella Inghirami di Forse che sì, forse che no di D'Annunzio. Vestita da Fortuny, Bakst, Poiret ed Erté comparve come una visione nelle tante costosissime feste organizzate nelle sue case. Insomma, la marchesa Casati rappresentò un ciclone vivente che irrompendo nella vita di tanti uomini lasciò un segno importante, senza mai legarsi a nessuno in modo definitivo. "Essere diversi significa essere soli - pare abbia dichiarato - Non amo ciò che è ordinario. Quindi sono sola".

Infinita varietà. Vita e leggenda della Marchesa Casati di Scot D.Ryersson & Michael Orlando Yaccarino
Titolo originale: Infinite Variety: The Life and Legend of the Marchesa Casati
Prefazione di Quentin Crisp
Traduzione di Elisabetta De Medio
301 pag., ill., Euro 18.00 - Edizioni Corbaccio (Saggi)
ISBN 88-7972-543-2

Le prime righe

Introduzione

Voglio essere un'opera d'arte vivente.
la marchesa Luisa Casati

"Voglio essere un'opera d'arte vivente." Questa è una delle pochissime dichiarazioni documentate della marchesa Luisa Casati. Non è rimasto nessun diario, non si sono trovate lettere che possano aiutarci a conoscere meglio questo spirito inafferrabile. Fortunatamente esistono una grande abbondanza di suoi ritratti e riproduzioni — a olio, inchiostro e matita, in cera, argilla e bronzo — e altrettante testimonianze. Opere e ricordi lasciati dai molti che da lei furono affascinati, stupiti, favoriti e aiutati, prove del potere di questa donna indimenticabile.
Per i primi trent'anni del ventesimo secolo, la marchesa Casati fu la stella più fulgida del bel mondo europeo. Gli artisti la dipingevano e la scolpivano, i poeti ne decantavano la singolare beltà, e i grandi sarti si accapigliavano per averla come cliente. Era diventata persino l'eroina di diversi audaci romanzi a chiave. Viaggiò ovunque i suoi desideri la conducessero — Venezia, Roma, Parigi, Capri — collezionando palazzi e un serraglio di animali esotici, e dilapidò una fortuna in feste sontuose. Sbalordì Gabriele D'Annunzio, affascinò Diaghilev, spaventò Arthur Rubinstein e mise in soggezione T.E. Lawrence. Bakst, Poiret, Fortuny ed Erté la vestirono. Diede feste dove Nijinsky inviava Isadora Duncan a ballare, divenne la musa italiana dei futuristi e aiutò a montare in quattro e quattr'otto un complesso spetta-
colo di marionette con la musica di Ravel. Ovunque andasse dettava mode, ispirava gli artisti di talento, e stupiva persino gli aristocratici più smaliziati.

© 2003 Corbaccio Editrice


Gli autori

Scot D.Ryersson, grafico e illustratore, ha vissuto e lavorato a Londra, Toronto, Sydney e New York. È anche autore di saggi di critica letteraria e cinematografica.
Michael Orlando Yaccarino è un critico cinematografico e giornalista. Oltre che di cinema si occupa di moda, musica e di ricerche storiche su personaggi eccentrici. Le sue interviste e recensioni sono pubblicate da riviste e giornali inglesi e americani.


Di Giulia Mozzato


28 febbraio 2003