La biografia


Catherine Barry
Mai più sola

"Rileggendo il vecchio diario, compresi con crescente allarme cosa avevo fatto a me stessa. Per l'ennesima volta avevo interiorizzato il comportamento altrui trasformandolo in una mia colpa. Questo filo rosso mi perseguitò per tutta l'infanzia".

Le scelte sbagliate di vita spesso non sono consapevoli: si imbocca una direzione piuttosto che un'altra con superficialità, per una ripicca, un malinteso, un'insicurezza. E' quello che accade a Jacqueline, la protagonista di "Mai più sola", romanzo d'esordio della quarantenne irlandese Catherine Barry, che comincia a bere alcolici a dodici anni, a fare sesso a quindici, per evadere da un'atmosfera familiare resa pesante dai litigi dei genitori e dal ricordo, sottaciuto ma ineliminabile, di un bambino morto.
L'ambiente è quello della modesta borghesia dublinese, che Jacqueline lascia a vent'anni per tentare nuove strade a Londra, dove trova però solo un lavoro di commessa nei sobborghi, e rimane incinta dopo un rapporto senza futuro.
Il ritorno a Dublino la porta alla consapevolezza di voler tenere il bambino allevandolo da sola e lavorando per non pesare sulla sua famiglia, che pure le si stringe attorno solidale. L'attende una vita dura, in uno squallido quartiere popolare, con un lavoro noioso e malpagato. L'unico conforto è rappresentato dal bere, che però rovina anche i precari rapporti sociali che riesce a coltivare, con le amiche d'infanzia, con una vicina impicciona ma provvidenziale, e soprattutto con i due uomini che contano per lei: Joe, amico da sempre, ma forse troppo amico per vederlo sotto una luce diversa, e Matt, il primo amore ritrovato, che invitandola a partecipare a un seminario di psicologia la costringe a iniziare un cammino di revisione esistenziale, alla fine del quale si ritroverà finalmente cresciuta, riuscendo a scrollarsi di dosso le difese e i sensi di colpa che si erano sedimentati soffocando la sua personalità.
Come tutti i romanzi irlandesi, anche "Mai più sola" si presta a una lettura in chiave metaforica, che lascia intravedere, nelle traversie dei protagonisti, i problemi di un intero paese. La mancanza di prospettive economiche, che disorienta i giovani e incattivisce gli adulti, il rapporto di dipendenza dalla malvolente Inghilterra, meta di emigrazione dove fermenta il revanscismo nazionalista, l'orgoglio e l'aggressività come scudo di paure e debolezze: attraverso i suoi giovani scrittori, l'Irlanda si stende sul lettino dello psicanalista, senza però dimenticare l'autoironia.

Mai più sola di Catherine Barry
Titolo originale: The House That Jack Built
Traduzione di Sonia Pendola
331 pag., Euro 15.50 - Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-282-X

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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1


C'è nessuno tra voi con un po' d'Irlanda dentro?
C'è nessuna fra le ragazze che ne vorrebbe anco
ra un po'?
PHIL LYNOTT, stadio di Dalymount, 1978

Il 31 dicembre del 1978 persi la verginità. Persi anche le mutande. Quando misi i piedi giù dal furgoncino Fiat blu, come un hula hoop rotolarono fino alle ginocchia e continuarono imperterrite lungo i polpacci atterrando di schianto sulla spiaggia illuminata dal chiaro di luna. Quella tragica esperienza si era svolta nel giro di tre minuti esatti. Io, Jacqueline Joyce, di Clontarf, sobborgo di Dublino, avevo atteso la memorabile occasione per quindici anni, durante i quali mi ero mantenuta intatta per l'uomo giusto. Il mio compagno di sventura era Matt, un amico di mio fratello. Dato che aveva un anno più di me, lo credevo esperto nell'arte di fare l'amore. Errato.
In seguito, durante l'infausto viaggio di ritorno verso casa, nel disperato tentativo di salvaguardare un ultimo briciolo di virilità, Matt inflisse un colpo violento al mio amor proprio.
" Per tutti i cazzi! " sbraitò. " Ma non li conosci i preliminari? "
Quella domanda servì solo a farmi sentire peggio. Pensai che la colpa del tremendo fiasco fosse mia. Azzardai un po' di umorismo.
" Altro che, siamo vicini di casa. " Il tentativo fallì miseramente. Il mio bello si era già messo di buona lena a rollare una canna grande abbastanza da annientare un esercito.
La notte in questione precedeva di due settimane esatte il mio sedicesimo compleanno. Tutto sembrava perfetto. Tanto più che era la vigilia di Capodanno, e Matt (diminutivo di Matthew) si era presentato con il regalo in anticipo: un paio di orecchini in argento con ciondolo di vistosissime piume
variopinte, più una boccetta di Tramp — il massimo che una hippy rampante e alle prime armi come me potesse desiderare.
La serata era cominciata alla grande, tolte le due ore di prevedibile ritardo con cui Matt era arrivato. Un'amica mi aveva gentilmente prestato un vestito di mussolina lungo fino alla caviglia. Lo aveva comprato in un tipico negozio indiano di Grafton Street. Il fatto che lei fosse alta un metro e uno sputo, più larga che lunga e simile a un carro del giorno di San Patrizio non l'aveva distolta dall'intento. Su una tipina sottile come me, il vestito era perfetto. Era l'accessorio erotico per eccellenza stile anni Settanta. Sul davanti, una sfilza di bottoni, strategicamente piazzati per incoraggiare qualunque corteggiatore a maneggiarli a suo vantaggio. Dita abili e dal tocco delicato sarebbero riuscite a farsi strada in meno di un minuto. Di questo ero certa, avendo io stessa ripetuto la prova per due volte su un manichino, con tanto di cronometro. Il mio look quella sera era di vitale importanza. Con un tocco di Tramp nei luoghi giusti e i due amici pennuti appesi alle orecchie, mi sentivo una donna, di certo non la quindicenne che ero in realtà. Ero innamorata di Matt Howard e quella era la sera giusta. Non avevo dubbi.
Qualche ora prima, nel pub, avevo lo stomaco sottosopra. Un po' per via dell'eccitazione all'idea di quanto stava per succedere, ma in special modo per colpa dei sei Bacardi e Coca che avevo ingollato, giusto per dimostrare quanto fossi in gamba. Matt e io ci tenevamo i mignoli sotto il tavolo. Trovavo la cosa carina e mi sentivo davvero felice.
Il fatto che lui si eclissasse in bagno ogni cinque minuti non scalfiva il mio entusiasmo. Il Sea View era uno squallido pub rivestito di un'orripilante tappezzeria cremisi a fantasmagorie tridimensionali. Suo unico pregio, la convenientissima postazione a cento metri dal mare. Il fragoroso baccano di bicchieri e le grasse risate riempivano il locale, dove le barzellette grossolane erano di casa e vomitare era la prassi. Mentre con lo stile di un perfetto sommelier facevo roteare il mio Bacardi e Coca nel bicchiere, osservavo il curioso viavai.
Matt si era eclissato di nuovo.
" Ma cos'ha? " chiesi alla mia amica Karen. " Sarà mica stitico? "
"Eh, si direbbe di sì" ridacchiò. "Ehi, Mick." Fece un cenno al barista. " Li servite i lassativi? "
" Come no, qui dentro serviamo chiunque " fece quello, mordace.
Matt riapparve, lo sguardo lesso e impacciato. Si sedette accanto a me.
" Dov'eri? " chiesi, già intuendo la risposta.
" Cavolo, quel furgone ne ha sempre una. "
Niente male, pensai. Ne avevo sentite di peggiori. La verità, naturalmente, era che Matt e la sua banda erano andati a fare il giro di rito delle farmacie per racimolare flaconi di sciroppo. Ovvio che nessuno di loro aveva la tosse, e che le ricette erano falsificate. All'epoca, quella era droga efficace e a buon mercato, in mancanza della quale sarebbe bastato attraversare la strada in direzione del lungomare, dove quasi sempre compravamo il fumo. Di notte i verdi capanni scrostati si animavano. Dentro si rintanavano le coppiette, sotto montgomery dalle taglie esagerate che servivano a camuffare i primi approcci adolescenziali. Gli zoccoli all'olandese rossi e gialli strusciavano febbrili sulla passerella, mentre segretamente si trattava sulle dosi da cinque o da dieci. Le bande si radunavano in Clontarf Road e lungo tutta la Causeway. Era la notte di Capodanno: essere ubriachi era d'obbligo, o al limite fumati — meglio se entrambe le cose. La mia cotta per Matt durava da quando avevo nove anni e mezzo. Con lui avevo condiviso una storia tanto mutevole quanto turbolenta. Naturalmente, Matt non aveva la minima idea di una simile relazione immaginaria, la maggior parte della quale si era svolta nella mia testa. Mi ero fissata su di lui a tal punto da perdere di vista questo piccolo dettaglio. Ci eravamo lasciati e ripresi, avevamo fatto l'amore, ci eravamo sposati e avevamo divorziato. Tutto frutto della mia mente microscopica e immatura. Mia madre aveva già provato ad aprirmi gli occhi su Matt.

© 2003 Guanda Editore

biografia dell'autrice
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Catherine Barry è nata nel 1963 a Dublino, dove vive. Mai più sola è il suo romanzo d'esordio.


24 febbraio 2003